Abbiamo la fortuna di essere invitati dalle case motociclistiche a provare i nuovi modelli per raccontarvi le nostre sensazioni di guida. Avendovi già parlato approfonditamente della Yamaha Ténéré 700 sul numero 12 di RoadBook, questa volta vogliamo portarvi con noi alla scoperta della Rally Edition Experience.

di Marco Manzoni


Mercoledì mattina preparo i bagagli subito dopo aver sbrigato le pratiche burocratiche legate alle restrizioni sanitarie. L’aereo parte alle 15.15 da Milano Linate diretto a Olbia. All’arrivo un transfer ci porta in pochi minuti all’albergo, sistemazione in camera e appuntamento alle 19.30 per un aperitivo prima della cena.

Sono su di giri: non vedo l’ora di guidare in mezzo agli splendidi paesaggi sardi una moto che in questo contesto è praticamente perfetta. Accuso però del timore reverenziale (leggi: ansia da prestazione) nei confronti dei tratti off road che ci aspettano: le nostre guide saranno Alessandro Botturi, pilota ufficiale Yamaha (un manico esagerato) e Maurizio Sanna, pluricampione sardo. Io, invece, ho all’attivo del fuoristrada praticato da motoviaggiatore curioso, ma mai alla ricerca di prestazioni o tempi sul giro.

Mi ritrovo nel mezzo di una conversazione già avviata tra un altro ospite e Botturi. Le prime parole che sento dal collega sono: «è successo anche a me, ricordo che era la mia prima gara del mondiale… ». Iniziamo bene! Faccio dietrofront senza nemmeno sedermi e vado a ordinare una birra sarda per ridurre lo stress.

Intuisco subito che la mia strategia dev’essere quella di abbassare le aspettative riguardanti le mie abilità fuoristradistiche con qualche battuta, in modo da fare bella figura l’indomani, anche solo evitando di ribaltarmi goffamente.

Ci presentano quindi la moto con il nuovo allestimento, Fabrizio Corsi, Product Communications Manager Yamaha, ci illustra le caratteristiche principali. La nuova Ténéré 700 Rally Edition offre di serie: la colorazione, che dal vivo trovo subito molto più bella che in foto grazie anche all’agrodolce effetto nostalgia che provoca, il paramotore e la cover radiatore in alluminio, le frecce a led, manubrio e leve nere, manopole specifiche per aumentare l’aderenza, una sella rialzata, i tamponi adesivi laterali sul serbatoio per aumentare il grip durante la guida in piedi, il terminale Akrapovič e il copricatena in alluminio, il tutto per un prezzo di listino complessivo di 11.399 euro.

Finalmente si accendono i motori

La mattina fuori dall’albergo mi si nota subito: in mezzo a colleghi super kittati da enduro professionistico ce n’è uno che, da buon viaggiatore, indossa un completo touring e il casco modulare con l’interfono.

Percorriamo i primi 50 chilometri sulla statale, che comunque in Sardegna è sinonimo di una strada eccezionale, che da Olbia ci porta sull’isola privata di Culuccia. La Ténéré si conferma un mezzo estremamente divertente anche nel misto asfaltato, il motore ha sempre un ottimo tiro e la ciclistica regala grande piacere di guida tra le curve.

Culuccia è un vero paradiso: un’isoletta che guarda l’arcipelago della Maddalena, collegata alla terraferma da un piccolo ponticello e che al suo interno presenta una strada perimetrale a fondo naturale della circonferenza di circa 8 km.

Iniziamo quindi le sessioni fotografiche e dopo la prima impennata spettacolare sul ponticello di pietra, un traverso con moto a bandiera lungo diverse decine di metri e un’inversione a U di potenza, fermo il pilota del mondiale e gli propongo di indossare la mia giacca e il mio casco per fare anche le mie foto!

Niente da fare, avrà pensato che scherzassi. Fortunatamente questa Ténéré Rally Edition è in grado di metterti subito a tuo agio e nonostante il timore, ne esco con qualche scatto dignitoso.

Ma non finisce qui, ci attende un passaggio nella sabbia!
«Ragazzi, io sulla sabbia ho guidato giusto una ruspa di plastica all’età di 5 anni, è un problema?»
«No no, tranquillo, basta che tieni il peso indietro e il gas o puntato o aperto. Non mollarlo né frenare mai»

Parte il primo collega, anche lui mediamente esperto, e si stende due volte in cinque metri. Seguono il pilota e altri due tester veterani che passano tranquillamente in seconda piena come fosse un gioco da ragazzi.

Tocca a me, mi sento come Calimero ma voglio provarci, sudo ancora prima di partire, ma via, metto la seconda, un filo di gas, peso indietro ma… prendo un avvallamento e l’anteriore mi scarta fuori controllo verso sinistra. Con due colpi di reni riesco a tenerla in piedi grazie al peso e alle dimensioni contenute, ma mi infilo in modo piuttosto ridicolo tra i cespugli della macchia. Indenne.

Zampettando faticosamente torno sulla traccia, ma ora mi tocca il passaggio di ritorno per le foto frontali. Riesco, probabilmente solo grazie alle doti eccezionali della Ténéré che fa tutto da sola, a passare senza cadere, ma quella di seguito è l’espressione che immortala il fotografo. Appunti per la prossima volta: procurarsi una visiera scura.

Yamaha ha portato al campo base anche un side by side sul quale, a turno, Botturi accompagna gli ospiti a fare un giro. È un veicolo mostruoso, che raggiunge velocità inconcepibili sulle stradine sterrate e sconnesse di Culuccia. Già per me era un onore poter parlare con un campione come Alessandro, figuriamoci essere scarrozzato in giro!

Fuori programma

Dopo pranzo è il momento del tour vero e proprio, circa 150 km in prevalenza a fondo naturale nell’entroterra sardo. Guidiamo su strada fino a Tempio Pausania su una statale stupenda, un serpentone infinito di curve su asfalto perfetto. Da qui prendiamo la traccia di una vecchia ferrovia abbandonata da cui è stata ricavata una sterrata magnifica che attraversa rocce, boschi e montagne per decine di chilometri.

Fatico a tenere il passo dei collegi più veloci, ma grazie alla semplicità della “piccola” Yamaha riesco a non rimanere indietro. La moto è molto intuitiva anche per i meno esperti come me e aiuta a divertirsi. Arrivo alla fine della sterrata sudato e affaticato, mentre gli altri sembra siano appena usciti dalle terme, freschi e rilassati. Ovviamente devo ancora farmi notare in qualche modo: indovinate chi ha preso una vite nella gomma? 

Si è formato un bel gruppetto affiatato e le nostre facce soddisfatte e divertite parlano da sole, quindi Alessandro ci propone di improvvisare: «Ragazzi, qui dovremmo fare ancora un chilometro in off, e poi tornare verso Olbia, ma mi ricordo che poco più avanti parte una bella sterrata di una ventina di chilometri, che ne dite, andiamo?»

E quando un campione di rally ti propone una cosa del genere cosa fai, dici di no?

Iniziamo così questo stupendo tratto che ci porta in quota ad altezza nuvole in mezzo a paesaggi caratteristici su una sterrata deserta tutta per noi. Fatico in modo abbastanza vergognoso per mantenere un ritmo degno dei miei compagni – la mancanza di tecnica probabilmente mi richiede uno sforzo superiore – ma dopo un’intera giornata in compagnia di gente che sa guidare veramente bene, anche solo imitando i movimenti e le traiettorie, mi sento molto più sicuro ed efficace nella guida.

La sterrata sembra non finire mai, solitamente sarebbe una cosa positiva, ma inizio ad accusare stanchezza. A ogni sosta annaspo sempre più, sudato sotto l’abbigliamento tecnico. Mi sento come una di quelle ragazze che nelle televendite anni ’90 promuovevano strani indumenti in materiali sintetici per sudare a zone.

Finalmente dopo una lunga serie di tornanti in discesa, un guado e qualche salto, arriviamo alla fine della sterrata e imbocchiamo la statale. Sui tornanti in discesa con l’asfalto bagnato, la Ténéré torna a stupire: nonostante non sia ricca di elettronica come le ultime top di gamma, risulta estremamente comunicativa anche in condizioni critiche.

In una ventina di minuti arriviamo all’albergo. Sono sfinito, sudato e senza energie. Lo scarso allenamento abbinato alla ridotta preparazione tecnica mi ha stremato, ma mentre stiamo parcheggiando le moto nel garage sotterraneo, Alessandro si avvicina e mi dice: «Stanco?», «Sono distrutto Bottu, non sono abituato a fare queste cose a questi ritmi»; al che lui, con una pacca sulla spalla: «Però dai, hai un ottimo passo!»

E questa affermazione è stata il miglior trofeo che potessi portarmi a casa da questa “Experience”.