MV Agusta e Pierer Mobility: il futuro promette bene

Una giornata allo stabilimento MV Agusta di Schiranna (VA) per visitare lo storico impianto e conoscere i piani per l’azienda direttamente dall’AD Luca Martin.

di Antonio Femia


La notizia dell’acquisizione prematura da parte di Pierer Mobility della maggioranza di MV Agusta ha sollevato un vespaio di congetture e illazioni.

La gestione della crisi è una disciplina precisa della comunicazione, atta a contenere lo strabordare di informazioni negative (se non addirittura false) fuori controllo, soprattutto nei tempi rapidi della comunicazione social.

Detto fatto: a pochi giorni dall’annuncio, siamo stati invitati, insieme ai colleghi della stampa specializzata, a passare una giornata nello stabilimento MV Agusta di Schiranna, sul Lago di Varese.

Scopo della visita era duplice: mostrare alla stampa lo stato dell’arte dello stabilimento, della sua capacità produttiva e della rete di distribuzione da un lato, dall’altro illustrare i piani per il futuro dell’azienda.

MV Agusta, lo stabilimento

È sempre piacevole visitare i luoghi dove le cose prendono forma, a maggior ragione quando si tratta di oggetti della passione. Lo stabilimento di Schiranna non è solo un luogo storico del motorismo italiano, è anche l’unica fabbrica di MV Agusta a realizzare quanto disegnato nel centro stile CRC di San Marino.

Nelle linee di produzione si respira l’aria del laboratorio artigianale, con postazioni di lavoro realizzate con particolare riguardo alla sicurezza e all’ergonomia.

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La linea più recente è quella dedicata all’assemblaggio della LXP Orioli. È una catena di montaggio circolare: alla fine del giro la moto è pronta a salire sul banco prova dove farà una simulazione di 4 o 5 chilometri.

Prima dell’installazione nel telaio, però, ogni motore è già stato testato nelle apposite sale. L’ultimo passaggio di questo continuo controllo qualità, che va di pari passo all’assemblaggio dei pezzi, avviene in quello che qui chiamano “tunnel della luce”.

Il nome alquanto esoterico definisce un corpo illuminante ad arco capace di riprodurre tutte le condizioni di luce da quella chirurgica – per individuare anche le più minuscole imperfezioni e verificare i serraggi – fino alla luce diurna e del cielo annuvolato per verificare la bontà della verniciatura.

Una visita interessante che si rivela propedeutica per comprendere meglio, casomai ce ne fosse ancora bisogno, il posizionamento del marchio e quanto apprendiamo nella chiacchierata coi vertici dell’azienda.

MV Agusta e Pierer Mobility: cosa cambia

Il rapporto tra gruppo Pierer e MV Agusta inizia alla fine del 2022 con un accordo per la distribuzione del marchio italiano, che ben presto si trasforma in un’acquisizione del 25,1% delle quote azionarie.

Oltre che capitali, dall’Austria arriva supporto per la logistica di produzione ma soprattutto la gestione diretta dei fornitori e la distribuzione estesa tramite la rete mondiale di KTM.

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È quindi normale che la notizia della scorsa settimana abbia destato scalpore e preoccupazioni: Pierer Mobility acquisisce un ulteriore 25%, lasciando all’ex amministratore delegato Timur Sardarov il ruolo di vice-presidente.

Presidente del CdA diventa Hubert Trunkenpolz, già membro del direttivo di Pierer Mobility AG; amministratore delegato di MV Agusta diventa Luca Martin, ex-Ducati e da quasi sei anni nel board di KTM Asia, dal 2022 in quello della Casa varesina.

Scalpore per una mossa fatta in anticipo di due anni rispetto a quanto previsto dagli accordi, preoccupazione per una possibile dispersione del patrimonio storico nazionale che diventa angoscia per le conseguenze occupazionali di una possibile chiusura dell’impianto produttivo.

È un collega della stampa locale a ricordare in conferenza stampa le vicende dello stabilimento Husqvarna di Cassino di Biandronno (VA) chiuso nel 2013 in seguito all’acquisizione da parte del gruppo Pierer, con conseguente spostamento della produzione a Mattighofen e 200 lavoratori in cassa integrazione.

È lo stesso Luca Martin a fugare ogni dubbio: «Pierer Mobility vuole investire in MV Agusta e su questo territorio. Abbiamo un piano industriale serio e i tre pilastri su cui poggia il nostro intervento sono trasparenza, coraggio e buon senso.

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Su queste basi cercheremo di far rinascere la storia. I miei collaboratori erano in KTM, sono italiani e sono tornati in Italia proprio per questo progetto.

Uno dei punti di forza del marchio è il Made in Italy: avere gente che respira questo territorio e sa di cosa parliamo è un plus non da poco».

È un periodo di grandi cambiamenti, iniziato con lo spostamento dell’intera logistica dei ricambi in Austria che ha causato non pochi problemi, ormai risolti, e continua con l’adozione del nuovo software di gestione dell’intero processo produttivo.

I nostri tre pilastri sono trasparenza, coraggio e buon senso

Lo scopo è un aumento di produzione, mantenendosi ben al di sotto delle capacità della fabbrica: 15.000 unità a fronte delle 20.000 di cui è capace lo stabilimento. Meglio ancora: “una in meno di quanto richiede il mercato”, come si addice a un bene di lusso.

Non avrebbe senso uniformare la produzione montando telai e motori KTM sulle moto di Schiranna, né tantomeno affidarne il design a Kiska: il marchio è amato nel mondo per la sua italianità e perché le sue moto sono prodotti artigianali, montati a mano da meccanici di cui puoi conoscere il nome.

I progetti sono ambiziosi: si punta alla valorizzazione del sito produttivo anche attraverso la creazione di un museo, sulla falsariga di quanto previsto a Mandello del Lario da Moto Guzzi. Il tutto però dev’essere autofinanziato: «MV Agusta deve camminare sulle sue gambe, altrimenti tra due o tre anni siamo punto e a capo».

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Il piano a medio termine prevede un aumento delle vendite del 40% anche grazie una nuova rete di distribuzione globale che punta sulla qualità dei rivenditori, selezionando solo quelli davvero in grado di garantire il servizio previsto dagli standard MV.

MV Agusta: questione di identità

Più volte Martin ha detto che MV Agusta sarà la ciliegina sulla torta del gruppo Pierer: «Come gruppo abbiamo sempre guardato con interesse al gruppo Volkswagen che possiede molti marchi tra cui Lamborghini che è vista come il fiore all’occhiello del gruppo.

La stessa cosa vale per MV Agusta: la sua unicità è anche un modo per dimostrare al mondo che Pierer Mobility va oltre KTM, Husqvarna e GasGas ma ha anche prodotti di lusso».

Naturalmente ci saranno dei travasi di tecnologie e competenze che a detta di Martin non saranno unidirezionali: tra i vari dipartimenti c’è dialogo continuo e anche MV Agusta ha qualcosa da trasmettere agli altri marchi.

Alla domanda del sottoscritto su quale possa essere il contributo di MV Agusta, a sorpresa Martin porta come esempio la connettività: quella sviluppata a Schiranna è nettamente superiore e un passo avanti, perciò verrà inevitabilmente trasferita agli altri prodotti del gruppo. Esclude però categoricamente contaminazioni di stile: ogni marchio manterrà la sua identità e il suo centro design.

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Alla domanda sul perché gli appassionati amino così tanto il marchio, al punto da superare i problemi che ci sono stati con il reperimento dei ricambi negli ultimi tempi, Martin ha una risposta lucida.

Chi abbraccia MV Agusta entra in una storia d’amore

«I nostri prodotti richiedono passione per essere costruiti, perciò chi abbraccia MV Agusta non fa un acquisto ma entra in una storia d’amore. Come in tutte le storie d’amore bisogna amarsi ma anche ogni tanto litigare ed è questa la base della passione dei nostri clienti».

Chi teme un saccheggio del patrimonio industriale nazionale può quindi tirare un sospiro di sollievo: le intenzioni del gruppo sono chiare e rassicuranti, come chiara è l’identità di un marchio del lusso che sarebbe controproducente annacquare in nome del contenimento dei costi.

Alla squadra di Schiranna ora tocca lavorare per confermare la bontà di quanto detto finora. I risultati sono già arrivati ma potremo raccontarveli solo tra qualche giorno.