C’è sempre una prima volta ma, si sa, un po’ per timidezza, un po’ per inesperienza, in certi ambiti raramente è memorabile. Questo giro, invece, a cinquant’anni suonati e su ben altri argomenti, è andata diversamente. Si, perché l’atmosfera del Travellers Camp, giunto quest’anno alla quinta edizione, ha qualcosa di unico, così come la passione di chi viene fin qui per incontrare i suoi simili e per condividere esperienze di vita motociclisticamente vissuta.

di Massimo Adami


In realtà non ha senso distinguere tra protagonisti (che parolone!) e partecipanti: tutti sono infatti portatori di bagagli individuali di viaggio, di qualunque caratura essi siano. L’unica differenza sta nella modalità di comunicazione: per i primi collettiva e pubblica, per i secondi attraverso scambi di opinioni, chiacchiere da bar, suggerimenti e informazioni reciproche. Sempre e comunque c’è qualcosa da imparare, qualcuno da ascoltare o che ti ascolta, persone insomma che hanno le tue medesime pulsioni e che sono animate dalla tua stessa voglia di viaggiare in moto. Il tutto, poi, senza slanci di egocentrismo da supereroi motorizzati, qui banditi come la peste.

Il messaggio è semplice: puoi aver fatto dieci volte il giro del mondo tutto in impennata in sella a un Ciao, oppure una sola volta il giro in tangenziale su una supersportiva; non fa alcuna differenza se è ciò che desideravi e se per te è stato comunque un viaggio. Il limite non esiste. Ognuno pone l’asticella dove ritiene di poter saltare e, bassa o alta che sia, è sempre un’esperienza e sicuramente ci sarà qualcuno che non l’ha ancora fatta, che magari vorrebbe farla, o che forse l’ha fatta con spirito diverso.

Ognuno pone l’asticella dove ritiene di poter saltare

Il Travellers Camp è un’idea vincente perché, in un contesto davvero unico, consente a tutti di incontrare chi l’asticella l’ha posizionata bella in alto e di fare il pieno di racconti di esperienze che ora possono sembrare oltre la nostra portata, ma che magari un giorno potrebbero diventare realizzabili anche per noi.

Quando mai avrei pensato di poter incontrare Pietro Porro – reincarnazione del celebre Bettinelli – oppure conoscere Maurizio Zanni, mito vivente dei viaggi low cost e concentrato di semplicità e ottimismo fatto persona? Poi ci sono decine viaggiatori silenziosi e riservati. Non sai nulla di loro, se non chiedi. Così scopri che Sergio a ottant’anni precisi è andato in Pamir e tu, che ti accingi a ripetere l’impresa, sai già che, quando sarai inguaiato in qualche guado da quelle parti, non potrai lamentarti di nulla e con nessuno, nemmeno con te stesso, perché prima di te è passato lui.

Intravedi il grande Diego “Fagot” che di sabbia ne ha macinata davvero tanta. Oppure Cristiano, vero esperto dell’Asia centrale e di tutto ciò che finisce in “Stan”, ammirevole esempio di viaggiatore con equipaggiamento ridotto al minimo. Incontri anche giovani ragazze alle loro prime esperienze in moto: cariche di entusiasmo, vorrebbero andare dappertutto e sono alla ricerca di ogni informazione possibile. Insomma al Travellers c’è il più vasto ed eterogeneo scenario che si possa immaginare: personaggi e persone, viaggiatori o aspiranti tali, aperti al confronto a tutto tondo.

La location, benedetta dai partner CabergCloverPanasonic, è di quelle difficili da dimenticare: una radura circondata dal bosco, sopraelevata sulla Val di Taro in quel di Parma: un grappolo di casolari di pietra che ospitano i bagni e accolgono chi preferisce un letto al sacco a pelo, un tendone da circo per gli eventi in programma e una radura più piccola e defilata nel bosco, dove i partecipanti affamati e assetati trovano ogni genere di sollazzo. Tutto è praticamente perfetto, sotto l’anfitrionica e rodata regia di Donato Nicoletti, esploratore di lungo corso e attento conoscitore del mondo dei viaggi, oltre che ospite carismatico e barbuto.

Gli ospiti della quinta edizione

Il primo a calcare il palco di questo circo equestre di sognatori è Giulio Romito, giovane e talentuoso fotografo che è andato a farsi un giro in moto partecipando al celebre Mongol Rally. Visibilmente emozionato, ci racconta, con l’accompagnamento di suggestive immagini, di quello che gli è capitato lungo la strada per la Mongolia, a dispetto dei suoi intenti; e l’Asia, si sa, ha l’incredibile capacità di calamitare l’attenzione.

Ancora storditi dalle suggestioni di queste terre lontane, i partecipanti si dedicano poi con impegno all’ultima bevuta della serata attorno al tradizionale falò nel bosco. Quindi, a notte fonda, le luci si spengono lasciando soltanto la luna a illuminare le tende silenziose della radura di Granara.

Come sempre il sabato mattina del Travellers Camp è animato da una sana e contagiosa pigrizia. Chi proprio non riesce a stare fermo, inforca la moto per andare a scoprire i dintorni: si va dall’aperitivo al passo della Cisa, alla visita culturale al castello di Bardi, alle strade imbucate verso il levante ligure. Ma a tavola ci sono tutti, pronti a far roteare forchette e a tenere in esercizio le mandibole. Lo staff, ormai avvezzo alle abitudini del motociclista affamato, sa quanto sia impegnativo far alzare da tavola decine di persone dopo un apprezzatissimo pranzo. Quindi, saggiamente, i workshop previsti nel primo pomeriggio si svolgono tra le fronde ombrose dell’Obelix, consentendo ai commensali di godersi lo spettacolo senza alzarsi dalle panche.

Primo Montagna, di nome e di numero, è appunto il primo a tenere banco con un seguitissimo intervento sull’importanza del soccorso stradale. Viaggiatore con un passato di volontario nella pubblica assistenza, ci fornisce i suoi preziosi consigli su cosa fare e non fare in caso di necessità.

A seguire, Giulio Romito torna sul palco per illuminarci sui concetti base della fotografia, spiegando al pubblico quali accorgimenti adottare per ottenere immagini soddisfacenti che possano gratificare e testimoniare con qualità le proprie esperienze di viaggio. Luce, esposizione, inquadratura, tempi di posa, alla fine sono concetti meno astrusi anche per coloro che sono abituati a premere semplicemente il pulsante di scatto.

Il pomeriggio del sabato è tutto un susseguirsi di arrivi e il parcheggio si riempie di oltre cento motociclette di ogni fatta e specie: dalle grosse enduro stradali, che vanno per la maggiore, a quelle più specialistiche, alle tourer e gran turismo, alle monocilindriche dual sport, per finire addirittura con qualche Harley e, ciliegina sulla torta, una Ducati 999 portata fino a Granara dalla baldanzosa Valentina. Dai 125 ai 1.600 centimetri cubici, al Travellers Camp si trova di tutto perché, come si sa, non è il mezzo che fa il viaggiatore, ma il viaggio stesso.

Dai 125 ai 1.600 centimetri cubici, al Travellers Camp si trova di tutto

Nel tardo pomeriggio proseguono gli interventi nel tendone. Sale sul palco Matteo Nanni, che, con garbo e un pizzico di timidezza, ci racconta delle sue recenti esperienze balcaniche, dei luoghi, e soprattutto delle persone incontrate, dei suoi iniziali timori, ma anche dei suoi crescenti entusiasmi. Il suo racconto ha il merito di sfatare i falsi miti su queste terre vicine e poco conosciute che, a dispetto del dire comune, sono popolate da gente ospitale e generosa. Un buon suggerimento per le prossime scorribande motociclistiche.

È poi il turno di Fabrizio Cedrati ed Elisa Montagnini, reduci dal loro straordinario viaggio nell’insolito Botswana. Malati d’Africa ed esploratori navigati, hanno percorso in lungo e in largo questo habitat rigoglioso tra animali selvatici, valli alluvionali e savane ondulate. Un’esperienza faticosa e lontana, decisamente fuori dalle mete classiche per i motoviaggiatori. Eppure vedere le loro moto all’inseguimento delle giraffe solletica il desiderio di avventura di molti. Bravi davvero.

Vedere le moto all’inseguimento delle giraffe solletica il desiderio di avventura

Dopo l’energetica cena nella radura dell’Obelix (durante la quale ho bevuto rigorosamente acqua) tocca a me, che non sono certo un viaggiatore navigato, intrattenere il pubblico con un viaggio verso il cielo, quello del Ladakh nell’Himalaya indiano. Un girovagare quasi metafisico, sui passi più alti del pianeta, non tanto per cercare il record, quanto per fare indigestione di emozioni, paesaggi e incontri potenti, in grado di travolgere anche le menti più smaliziate. Ma è soprattutto un viaggio alla portata di chiunque. Sì, perché queste montagne lontane e altissime, se affrontate con la dovuta preparazione, magari in gruppo, risultano meno ostiche di quel che può apparire.

Un girovagare quasi metafisico non tanto per cercare il record

Giunge poi la parentesi delle premiazioni a opera degli sponsor dell’evento. Come l’anno scorso, Clover ha selezionato un progetto di viaggio per affidare al pilota un completo tecnico per un test sul campo; quest’anno è stata scelta Valentina Bertelli, che ha nel mirino la penisola iberica a bordo della sua Ducati 999. Caberg, dal canto suo, ha individuato Francesco Furoncoli, a cui fornire un casco per il suo prossimo viaggio in Iran.

Anche RoadBook ha voluto fare la sua parte, regalando tre abbonamenti annuali ad altrettanti partecipanti: Mattia Carrer per essere il più giovane fra i presenti, Anna Venturoli per essersi presentata con la moto di minor cilindrata e la coppia formata da Ivano Catullo e Sabina RIzzo per essere quelli che sono arrivati da più lontano, addirittura dal Salento!

A chiudere la serata arriva Pietro Porro, che entra in scena direttamente in sella alla sua LML Star. Non uno scooter qualsiasi, ma quello che lo ha accompagnato per quattordici mesi, tra mille difficoltà e incertezze, in un viaggio davvero straordinario fino a Saigon. Sulle orme del grande Giorgio Bettinelli, che con lo stesso mezzo, 25 anni fa, per primo ha compiuto questa intrepida cavalcata, il nostro Pietro è la dimostrazione vivente che ci sono imprese senza tempo che restano tali anche se ripetute all’infinito. Al di là delle disavventure meccaniche o delle difficoltà di guida, è la sua predisposizione e determinazione mentale a colpire maggiormente: il viaggio, dopotutto, è sempre e soprattutto una questione di testa, più che di mezzi.

Il viaggio è una questione di testa, più che di mezzi

I tempi programmati si dilatano e la serata si conclude a mezzanotte inoltrata. Ancora inebriati dall’entusiasmo, i partecipanti si precipitano, come è ormai consuetudine, a prendere d’assalto il bar sotto le stelle e le sue alcoliche prelibatezze, fino a quando, poco prima dell’alba, anche gli irriducibili abbandonano l’ultimo bicchiere vuoto, sfiniti dalla faticosa e ricca giornata.

Storie di viaggi e viaggiatori

La domenica mattina sono tutti di nuovo nel tendone per il tradizionale “sermone della domenica”, che quest’anno però è un film, anzi un vero cult del genere: Mondo Enduro, la storia di un leggendario giro del mondo compiuto da Austin Vince e compagni a metà degli anni Novanta in sella a piccole Suzuki monocilindriche. Sottotitolato per la prima volta in italiano grazie al lavoro della Rodaggio Film, il lungometraggio racconta, con il tipico e sottile humor britannico, delle avventure, ma soprattutto delle disavventure, di sette impavidi ragazzi a zonzo nei quattro continenti. Non tutti i giri del mondo in moto sono uguali: puoi affrontarli in ottanta giorni correndo come un disperato per rispettare la tabella di marcia, oppure puoi partire e cercare di arrivare come puoi, meglio che puoi, se puoi, mettendo in conto di restare anche impantanato fino al collo per giorni nell’estremo oriente russo.

Dopo la divertente proiezione, segue il classico pranzo della domenica che chiude alla grande questa quinta edizione del Travellers Camp. Sono arrivato con l’aspettativa di passare due giorni tra persone speciali e torno a casa con molto di più. La mia prima volta, dicevo: ora posso dire che non sarà di certo l’ultima…

Nell’attesa del prossimo appuntamento, ripercorriamo l’evento con il simpatico video disponibile premendo il pulsante play in alto, mentre la galleria con le foto dell’arrivo di tutti i partecipanti è disponibile a questa pagina.

La location è di quelle difficili da dimenticare