43° edizione della Dakar dal 3 al 15-gennaio-2021 in Arabia Saudita

Dakar 2024, al via dal 5 al 19 gennaio in Arabia Saudita

È stata presentata all’Industrial Village di Torino l’edizione 2024 della Dakar che si terrà dal 5 al 19 gennaio prossimi sempre in Arabia Saudita.

di Francesco Veneziani – foto Tommaso Zane


Per quanto lo spirito prettamente competitivo sia lontano da RoadBook, la Dakar non si può certo ignorare, è la mamma di tutte le avventure in moto, quella che più ha ispirato generazioni di motociclisti e li ha spinti verso i viaggi adventure.

È grazie a lei se oggi abbiamo moto per viaggiare ovunque e se Dakar, la città, rimane una delle mete più ambite per i viaggiatori che cercano l’avventura; ha stregato anche noi durante la Rust2Dakar.

Edo Mossi, ex pilota e ambasciatore della Dakar in Italia, sottolinea che il bello di questi eventi è ritrovarsi: vecchi amici con cui hai condiviso gioie e dolori, gloria e disavventure durante il rally più bello del mondo, almeno per i malati d’Africa e deserti.

In effetti alla Dakar ci sono una cinquantina di piloti che corrono per la classifica, e poi tutti gli altri che alla competizione antepongono il sogno. Piloti che sono lì per arrivare al traguardo indipendentemente dalla posizione, vivere l’avventura della vita e poter dire «ce l’ho fatta, l’ho finita», e soprattutto condividere questa esperienza con altri piloti, amici prima che temibili concorrenti.

Tutti i piloti italiani parlando della Dakar antepongono l’amicizia e la condivisione dell’esperienza alla classifica.

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Jader Giraldi la definisce un furto all’ordinario: rubi del tempo alla tua vita “normale” per regalarti un sogno; e come in tutti i furti hai bisogno di complici. Secondo lui la Dakar la finisci creando delle complicità, aiutando gli altri e acquisendo un credito morale che poi magari non userai, ma che serve sempre perché sai che se avrai bisogno qualcuno ti aiuterà. O quantomeno ti crei un karma positivo, sia mai che funzioni. Jader, che si definisce un amatore, è riuscito nell’impresa arrivando al traguardo alla sua prima partecipazione.

Una delle persone più solari di tutta la carovana, Cesare Zacchetti, la vive soprattutto come divertimento: «Sei lì, ti è costato un botto, tanto che potevi viverci a Bali per un anno e più, fatichi, soffri, sputi lacrime e sangue, ma prima di tutto ti devi divertire, se no non ha senso». Durante tutto il rally nulla ha mai scalfitto il suo sorriso guascone e smagliante.

Ottavio Missoni ci racconta che fare la Dakar come piloti privati senza ambire a un posizionamento in classifica è di fatto un’avventura totale, di cui ti gusti ogni singolo momento nel bene e nel male, tutto diventa un bel ricordo nonostante le avversità e le fatiche. Ma appena finisce la gara pensi già alla prossima edizione.

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Gli italiani poi son bravissimi a fare gruppo, meglio di tutti gli altri. Si andava a cena tutti insieme, ci si andava a trovare la sera di tenda in tenda e si sono creati rapporti che ancora oggi vanno ben oltre la gara.

Aldo e Andy Winkler, padre e figlio, hanno corso la Dakar e come ci racconta Andy è stata un’occasione per stare insieme per un anno e mezzo. Tutto il percorso della preparazione è stato un’occasione di condivisione con Aldo che, invece, ricorda col sorriso quando Andy passava avanti per poi aspettarlo nei punti più tecnici o prima di fine la tappa per arrivare insieme.

C’è persino Lorenzo Piolini, che dovendo rinunciare alla Dakar in moto causa infortunio, parte come navigatore per la Dakar Classic, un suo personale concetto di “stare fermo e a riposo”.

Tiziano Internò, meglio noto come Rally POV, vanta tre Dakar sulle spalle, di cui due finite troppo presto causa incidenti, ma non molla. Già iscritto per il 2024 con una Fantic Motor è anche l’ideatore di Bivacco Italia, un’idea per raggruppare e aiutare i piloti italiani senza grandi team alle spalle e ricreare lo spirito di una volta, quello che tanto ha contribuito a creare il mito di questa gara.

David Castera, il direttore del Dakar Rally, sostiene che se questa gara è ancora ai massimi livelli alla sua 46ª edizione, sia grazie a tutti quegli appassionati che partecipano e che la seguono, ma anche per lo spirito di questa durissima competizione che tutti sognano, pochi riescono a fare e ancor meno a concludere.

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La prossima edizione sarà sempre in Arabia, dal 5 al 19 gennaio 2024; con partenza da Alula, per poi  attraversare tutto il Paese fino all’Empty Quarter, il grande deserto, e tornare sul Mar Rosso a Yanbu. Sviluppata su un percorso per lo più inedito, è suddivisa in un prologo e dodici tappe ricche di percorsi tecnici e navigazione attraverso gli splendidi panorami e le grandi dune del deserto saudita.

Proprio tra le dune ci sarà una nuova tappa marathon di 600 km con navigazione separata tra auto e moto per maggior sicurezza e ben dieci bivacchi pronti ad accogliere i piloti lungo il percorso. Passate le ore 16:00 i partecipanti dovranno fermarsi nel primo bivacco che incontrano, per poi ripartire la mattina successiva e concludere la lunga e faticosa tappa.

Sarà una Dakar molto tecnica, dove terreni difficili e navigazione metteranno a dura prova i piloti e i mezzi, ma le difficoltà serviranno soprattutto a ridurre le velocità, per le moto limitata a 160 km orari.
Per mantenere viva la classifica le tappe più dure saranno le ultime, non come quest’anno dove già la seconda durissima tappa ha decimato i piloti a scapito della lotta per le prime posizioni (e dello spettacolo).

La Dakar è un furto all’ordinario

Viene riconfermata anche la Dakar Classic, formula aperta solo alle auto, che ha avuto un grande successo con presenze in aumento costante, dalle 30 vetture della prima edizione nel 2020, alle quasi 150 del 2023. Si può partecipare con modelli di auto che abbiano già corso la Dakar in passato e si tratta di una gara di regolarità, con la navigazione facilitata dal roadbook elettronico, che attira sempre più piloti desiderosi di cimentarsi nella Dakar ma a ritmi e costi più leggeri.

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Il percorso è adeguato ai mezzi che vi partecipano, meno tecnico della Dakar competitiva, dato il gap tra i mezzi di ieri e di oggi, ma sempre attraverso panorami unici dove è la navigazione a fare la differenza. È previsto un premio speciale per i copiloti che faranno la gara di regolarità con strumenti dell’epoca e non con quelli moderni che facilitano molto il controllo della velocità.

Dakar Future Mission 1000 è la grande novità di quest’anno. Anche la Dakar non vuole ignorare il progresso e le nuove tecnologie, e Mission 1000 è la gara per veicoli sostenibili alimentati a idrogeno o elettrici, che si sviluppa su dieci tappe da cento chilometri al giorno: la percorrenza media possibile per un veicolo carbon free.

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Come ci spiega David Castera, la Dakar è sempre stata un laboratorio a cielo aperto, dove sperimentare e sviluppare le tecnologie che poi andranno in commercio e un giorno guideremo noi comuni mortali. L’idea è di creare una competizione per veicoli sostenibili che cresca di pari passo con la transizione energetica, fino a sognare una Dakar completamente carbon free appena possibile, con i veicoli di oggi destinati alle future Dakar Classic.

Già iscritto il team italiano Tacita, una piccola azienda specializzata in moto elettriche particolarmente performanti, sia come velocità che come autonomia; una squadra da seguire con attenzione perché traccia la via per il nostro futuro di motociclisti.

Se a gennaio 2024 si correrà la prima Dakar per veicoli elettrici o a idrogeno, è molto probabile che ben presto guideremo anche noi questo tipo di veicoli – come successo per le moto a benzina – viaggiando con sempre più autonomia, a oggi il vero limite di questi mezzi.

Perché la Dakar è sì un sogno, un’idea folle che pochi riescono a concretizzare, ma è anche una durissima prova che se superata regala gloria eterna ai mezzi che vincono queste difficoltà: Africa Twin, GS, Ténéré, KTM… da lì sono nate e lì hanno costruito il loro mito che a distanza di anni ancora affascina i motociclisti di tutto il mondo.