Freschi – è proprio il caso di dirlo – del loro recente viaggio in terra scandinava, Salvatore “Sasaplanet” Di Benedetto e Alberto Pizzocri, sono stati gli ospiti che hanno animato questo terzo appuntamento con il Travellers Camp Urban.

di Marco Maglietta


Il pubblico affluito nei caratteristici locali di Ciapa La Moto a Milano ha avuto il privilegio di ascoltare dai protagonisti il racconto di questa vera e propria esperienza multisensoriale, fatta di paesaggi da fiaba, clima estremo e calore umano ricevuto nonostante il gelo.

Dopo la presentazione del Travellers Camp 2019, il suo ideatore Donato Nicoletti si è calato nelle vesti dell’intervistatore, introducendo alla platea i due ospiti con una sequela di quesiti – quelli che ognuno di noi porrebbe se avesse di fronte questi due soggetti dagli intenti apparentemente bislacchi.

Due soggetti che hanno dimostrato quanto passione e volontà, oltre a un pizzico di follia, possano concorrere alla realizzazione di quello che, per i più, assume le sembianze di un colpo di testa, piuttosto che quelle di un desiderio da realizzare.

Salvatore racconta quindi di come è nato il progetto, quale è stata la molla che ha fatto scattare il tutto. Da buon partenopeo, Sasà ha ammesso, candido come la neve, di aver sempre avuto una comprensibile ritrosia per il freddo e, per questo motivo, ha deciso di esorcizzare questa sua avversione cimentandosi, insieme all’amico Alberto, in questa avventura sottozero.

I due raccontano della genesi del tutto, dalla scintilla iniziale all’idea di coinvolgere alcune aziende del settore, attraverso partnership che hanno permesso loro di procurarsi praticamente tutto il necessario, moto comprese, per affrontare al meglio questa lunga traiettoria scandinava.

Rispondendo alle domande, Salvatore e Alberto parlano di come si sono preparati mentalmente e fisicamente al viaggio, come hanno approntato i mezzi e scelto l’abbigliamento adeguato per l’impegno gravoso che si accingevano ad affrontare.

A seguire il video, prodotto per l’occasione a tempo di record dai due avventurieri: sono venti minuti intensi e coinvolgenti, ricchi di immagini fantastiche e, per noi che viviamo affacciati sulle assolate sponde del Mediterraneo, quasi irreali. Scorrono paesaggi e scenari da cartolina dove tutto è coperto da un bianco silente e magico, a Capo Nord come alle isole Lofoten, dagli infiniti e austeri fiordi alla tundra finnica.

Una “folle” corsa nel cuore dell’inverno artico, lungo gli interminabili rettilinei della Finlandia, dove i due hanno toccato velocità, sul ghiaccio, ben superiori ai nostri limiti autostradali. Follia? Incoscienza? Adrenalina da scaricare? Chissà, forse è solo la modalità che qualcuno sceglie per poter vivere la passione per la motocicletta in maniera totalizzante, senza porsi limiti di stagionalità, di caldo o di freddo, di comodità o di essenzialità, mettendosi in gioco per capire fino a dove ci si può spingere per inseguire un sogno.

Poter vivere la passione per la motocicletta in maniera totalizzante

Il sogno in questione, come recita il titolo, era quello di raggiungere l’estremo nord europeo per ammirare le affascinanti e sfuggevoli aurore boreali. Assistere a cotanto spettacolo è un privilegio che, non sempre purtroppo, madre natura riserva a chi decide di spingersi fin lassù, dalle parti di Honningsvåg.

In questo, Salvatore e Alberto non sono stati fortunati: hanno trascorso due notti all’addiaccio con la speranza di poter assistere al suggestivo sciamare delle famose luci verdognole; ne hanno avuto solo una breve illusione, ma tanto è bastato per incuneare in loro il morbo. Non si sa quando, né come, ma i due sono decisi a “finire il lavoro”: vedremo se, in futuro, riusciranno a incontrare Aurora come si deve.

A chi non era presente al Travellers Camp Urban, non resta che attendere l’uscita del numero 11 di RoadBook, dove troverete un ampio reportage sul viaggio di Sasà e Alberto… a caccia di aurore.