Nick Sanders ha un curriculum di qualche milionata di chilometri, ha girato il mondo una decina di volte fra moto e bici, e si diverte a inventare continuamente nuove sfide con se stesso: probabile che abbia qualcosa di interessante da dirci. Pubblichiamo un estratto dell’intervista pubblicata su RoadBook 18, una selezione di foto inedite non usate sulla rivista e il film del suo viaggio dagli Stati Uniti al Sud America, sottotitolato in italiano.

di Dario Tortora


Anche senza saperlo, avrete sicuramente già visto qualche foto di Nick Sanders e vi saranno rimasti impressi i suoi capelli sconclusionati. Dietro quell’aspetto scombinato si cela un uomo che ha fatto il giro del mondo sette volte e altrettante su e giù per le Americhe.

Probabilmente è il più esperto avventuriero motociclista in solitaria in circolazione: come se non bastasse detiene il record di giro del mondo in 31 giorni e 20 ore su una Triumph Daytona, successivamente battuto da se stesso in 19 giorni e 4 ore su una Yamaha R1.

Lo scorso novembre è partito in sella a una Yamaha Ténéré 700 – una delle prime uscite di fabbrica – con l’intento di percorrere 100.000 chilometri in giro per il mondo a scopo di test, ma la sua impresa è stata bloccata in Australia dall’emergenza causata dall’epidemia di Covid-19. L’abbiamo contattato e ne è venuta fuori una lunga chiacchierata, fra moto, viaggi, donne, Italo Calvino, deliri da saga fantasy e acute riflessioni.

Sarebbe facile definirlo pazzo, forse semplicemente ragiona a una frequenza diversa dalla nostra.

RB: Non sei stato il primo a fare il giro del mondo in moto ma, come hai detto tu stesso, sei stato il primo a farlo con un certo sprint, introducendo un elemento di sportività. Era più per senso di sfida o per dimostrare qualcosa a te stesso?

NS: Nel 1996 ho fatto il giro del mondo in moto in 31 giorni e nel 2005 ho percorso 30.000 km in 19 giorni su una Yamaha R1. Mi ero allenato, sapevo di poter percorrere quelle distanze e conoscevo la mia capacità di recupero dalla fatica. Non mi è mai passato per la mente che non potessi farlo, quindi in effetti non avevo nulla da dimostrare a me stesso.

La parte davvero difficile è stato trasformare il viaggio in un successo commerciale: avevo una famiglia da sfamare e delle bollette da pagare, e nessuno vuole ricompensare qualcuno che arriva secondo. La sfida era fare qualcosa di mai fatto prima.

Nessuno vuole ricompensare chi arriva secondo

RB: Premesso che su RoadBook sosteniamo che qualsiasi moto vada bene per l’avventura, le tue prime imprese erano celebri anche perché giravi il mondo con mezzi poco adatti allo scopo, moto da strada o addirittura supersportive. Prendevi quello che passava il convento oppure lo facevi perché volevi dimostrare qualcosa?

NS: Ho iniziato a guidare la R1 nel 2001, circa un anno dopo il lancio della Exup del 1999. Mi piaceva la moto ed è l’unico motivo per cui l’ho scelta. Il fatto che Yamaha sia un costruttore di motociclette caratterizzato da elevate capacità ingegneristiche significa che il motore, di solito, è indistruttibile e tutto il resto assemblato solidamente.

Ho scelto una Yamaha per questo, un produttore “da stile di vita” come Harley-Davidson non avrebbe funzionato. Non stavo cercando di essere diverso, ma credo che, guardandomi indietro, sia stata una scelta insolita guidare una R1 attraverso il deserto di Nubia quando non c’era la strada: la temperatura dell’aria era di 50 gradi, quella del motore di 129 gradi dall’alba al tramonto, la ventola di raffreddamento accesa costantemente. Sono sorpreso che la moto non sia esplosa.

Mi piaceva la R1, è l’unico motivo per cui l’ho scelta

Credetemi, se una R1 ce la fa sulla sabbia, la Ténéré 700 farà sembrare facile qualsiasi fuoristrada. Se tornassi in quel deserto ora potrei attraversarlo facilmente. Sarebbe una gioia, mi accamperei vicino alla moto, guarderei le stelle e sarei grato di essere un motociclista.

RB: Quando organizzi un’impresa, cerchi qualcosa di nuovo o qualcosa di estremo?

NS: Entrambe le cose, visto che non ho altro lavoro se non quello che faccio. Ogni viaggio ha un nome, “Spedizione oltre la ragione”, “Corsa incredibile”, “Mondo parallelo”, “L’uomo più veloce del mondo” e così via. Tutti si riferiscono a stati di pensiero (di pazzia volendo), realtà alternative, velocità e tutto il fantastico atto di viaggiare intorno a questo piccolo pianeta blu in un universo molto grande.

Devo catturare lo Zeitgeist, lo spirito del tempo: la velocità e le corse da record non sono più interessanti. Il patrimonio, la nostalgia, la gentilezza e l’impegno sono più importanti. Quindi sì, “nuovo” ed “estremo” sono parte di ciò che accade quando si sceglie l’idea giusta che si spera possa interessare il pubblico dei motociclisti, altrimenti non sto facendo bene il mio lavoro.

Devo catturare lo Zeitgeist, lo spirito del tempo

RB: Stai guidando una Yamaha Ténéré 700 mentre prima usavi una Super Ténéré 1200: dicci pregi e difetti non tanto delle moto in sé ma del fatto di scegliere una o l’altra per affrontare lunghi viaggi. Detto diversamente: meglio l’agilità della 700 o la capacità di carico della 1200?

NS: Molti motociclisti si portano troppi bagagli perché vogliono avere con sé rassicuranti cimeli da casa e si innervosiscono se dimenticano qualcosa. In realtà è possibile acquistare tutto ciò di cui si ha bisogno durante il viaggio.

Inoltre, se ci vogliono trenta minuti per disfare le valigie quando si arriva la sera e lo stesso quando si parte dopo la colazione, si tratta di un’ora al giorno buttata via per tirare fuori cose dalle valigie e rimetterle dentro.

Quindi, mentre il Super Ténéré è favoloso per grossi carichi, come quando ho portato mia moglie e il lavello della cucina in giro per la Patagonia, il Ténéré 700 ha dalla sua l’agilità, che oggi amo incondizionatamente. In realtà non uso più nemmeno le valigie, per non rovinare il look della moto. Un paio di borse morbide sul mio cavallo, una coperta e sono felice!

L’intervista completa è disponibile su RoadBook 18.

Un paio di borse morbide sul mio cavallo, una coperta e sono felice

L’uomo dei record

Nick ha realizzato un video della durata di poco più di mezz’ora relativo alla sua ultima impresa nelle Americhe con la Yamaha Ténéré 700. Doveva essere un giro del mondo completo, ma si è dovuto fermare prima a causa dell’emergenza epidemiologica.

Da guardare senza esitazioni per la qualità delle immagini, le situazioni, i paesaggi, gli incontri che fanno venire l’acquolina in bocca a chiunque sia appassionato di avventure in moto.