Dal Gabon al Sudafrica, prosegue la rotta di Slow Way Down. Continuano gli incontri e le vicissitudini di un viaggio attraverso un intero continente. Tanta strada, molta umanità e imprevisti che raramente minano la determinazione.

di Federico Bertolini


Dopo alcuni mesi di pausa, trascorsi a pianificare e a divertirmi con l’ottenimento dei vari visti, Libreville e il Gabon ci aspettano – questa volta il team FB Expeditions è al completo. Riabbraccio La Kapricciosa, custodita nella sede di una ONG, salutiamo gli amici Daniele e Clara, due belle persone, e siamo pronti: grazie!

Bando però ai sentimentalismi, c’è da arrivare in Sudafrica, la strada non è delle migliori e magari potrebbe esserci qualche sorpresa. Ci immergiamo nella foresta prendendo presto, noi, la moto e tutto ciò che abbiamo, un bel colore rosso. No, non è il sole e neppure l’imbarazzo la causa, ma le piste polverose che stiamo percorrendo.

Per diversi giorni ci dedichiamo a terra battuta, sabbia fine, sassi, sabbia compatta, rocce: insomma, il fondo stradale di certo non ci annoia.

In una gran nube di polvere incontriamo la prima moto da quando siamo entrati in Africa. È una coppia di Australiani, in giro per il mondo, sorpresi della nostra presenza. La Repubblica Democratica del Congo è come mi aspettavo: bellissima! Muoversi tra le sue piste su queste colline di un verde indecente è davvero un sogno.

Il passaggio qui è veloce, la strada è ancora tanta e talvolta il panorama delle cose cambia all’improvviso. Succede che mi sveglio, nel cuore della notte, sdraiato su una panchina con il sedere nudo di una prostituta davanti al naso. Ebbene sì, passiamo la notte nelle patrie galere della Repubblica del Congo con soldi, telefono e passaporti sequestrati: siamo in prigione a Kinshasa.

Mi ritrovo sdraiato su una panchina con il sedere nudo di una prostituta davanti al naso

Giuro che questa volta non ho fatto niente, stavo solo aspettando il mio timbro sul passaporto. Mettiamola così: il Congo ci ha particolarmente colpito e, grazie a un decreto di espulsione dalla Repubblica Democratica del Congo, siamo di nuovo qui. Per la prima volta in questo viaggio la bussola punta a nord: o si trova una soluzione, o la nostra “Trans-Africa” finisce qui!

Clandestino in moto

Scorrazziamo per tutto il Congo, dove ora siamo davvero clandestini ma, come detto, qui sono brave persone e questo non sembra essere un problema.

Ci gustiamo per bene questo Paese, cercando al contempo un passaggio di frontiera dove fare a modo mio, e lo trovo. Di nuovo quindi in Repubblica Democratica del Congo dove non potevamo rientrare, ma non lo abbiamo detto a nessuno. Sarà meglio però muoversi, prima che qualcuno se ne accorga. Se qualche poliziotto si riprende dalla sbronza potrebbe essere un problema.

Quindi, do il meglio di me su una pista di borotalco, che tradotto vuol dire “guido cercando di sopravvivere” e l’Angola ci dà il benvenuto. L’atmosfera qui sembra calda: per sicurezza la polizia ci scorta in un hotel, dove veniamo rapiti e coccolati da Basilio, il capo dei Papoites, un motoclub locale. Che grande incontro! Un paio di bevute – forse qualcuna in più – qualche telefonata e “i suoi ragazzi” ci accoglieranno per le prossime tappe in Angola.

Do il meglio di me su una pista simile al borotalco, alla ricerca di un equilibrio precario

Corriamo e percorriamo tutto il Paese, che non smette mai di stupirci per la sua bellezza, e ogni sera siamo da qualche parte, ospiti di qualche Papoites. Ah, il mondo dei bikers!

Volerne ancora

Per i luoghi visti e gli incontri fatti, il viaggio potrebbe anche concludersi qua: ci ha dato molto più di quanto stessimo cercando. Ma ora è il turno della Namibia, tanto celebrata e frequentata, e quindi via. Il sipario si apre al parco nazionale d’Etosha con giraffe, elefanti e ogni altro ben di dio del mondo animale.

Poi corriamo lungo la Skeleton Coast, ammirando le grandi dune e il deserto del Namib. Passiamo così da un’emozione all’altra, fino al Fish River Canyon, pronti per la meta finale. Ecco infatti l’ultima frontiera, sembra incredibile ma ce l’abbiamo fatta: il Sudafrica!

Quello che era un sogno, arrivare fino a qui in moto, lo abbiamo realizzato: è tutto vero, ci siamo. Festeggiamo e celebriamo il momento ma i chilometri sono ancora tanti. Non vogliamo ancora svegliarci: riprendiamo il sogno perché altre forti emozioni ci aspettano.

Corriamo lungo la Skeleton Coast, ammirando le grandi dune e il deserto del Namib

Siamo pronti a scoprire questo meraviglioso Paese, che ci rapisce e stupisce chilometro dopo chilometro, se non addirittura metro dopo metro. In realtà le aspettative non erano molte per questa terra che, invece, ci fa sognare sempre più.

Proseguendo verso Città del Capo incontriamo Fabio, un motociclista di lontane origine italiane, che con la sua famiglia e la sua KTM ci apre le braccia, ospitandoci e guidandoci nel profondo sud dell’Africa, facendo fermare le ruote della Kapricciosa al Capo di Buona Speranza. Ce l’ha fatta ed è contenta ma non le basta, perché il punto più a sud va ancora conquistato; e allora via, verso Capo Agulhas. La meta, ora, è davvero raggiunta.

Non ci resta che rotolare lungo la costa, valicare qualche montagna e l’emozione, forse quella più forte, ci aspetta a Johannesburg con la faccia di Riaan. Conosciuto via email e ospitato a Lucca durante il suo periplo dell’Africa, con deviazione europea, ci accoglie e ci offre le chiavi della città, oltre a quelle di casa sua.

Trascorriamo qualche giorno con racconti e celebrazioni ma, implacabile, arriva nuovamente il momento di salutare la moto che, questa volta, rimane davvero in ottime mani. Le lacrime si fermano solo al pensiero che non è finita qui, anzi. La strada continua e quindi lanciamo dall’aereo la solita promessa: torneremo presto, molto presto!

La seconda parte di questo report è disponibile qui.