Partirà il 21 giugno da Danzica, sulle coste polacche del mar Baltico, la quarta edizione della Gibraltar Race. Il rally raid non competitivo conta quest’anno più di ottanta piloti sulla linea di partenza, pronti ad attraversare l’Europa con i tasselli orientati in direzione dell’ultimo lembo di terra spagnola di fronte all’oceano Atlantico. Con loro, nelle ultime tre tappe, anche la nostra inviata Giada Beccari.

di Totò Le Motò


Inizia sotto il buon auspicio del solstizio d’estate la Gibraltar Race 2019 in cui, contrariamente alle edizioni precedenti, a cambiare non sarà solo il punto di partenza. I piloti collegheranno il molo di Sopot al faro di Finisterre, lungo un percorso inedito che si snoda tra Polonia, Repubblica Ceca, Germania, Austria, Italia, Francia, Spagna e Portogallo.

Riconfermate le categorie dell’edizione 2018 con l’aggiunta della classifica a squadre di tre piloti, così come permane il limite di peso non inferiore a 145 kg, inclusi liquidi e 10 litri di carburante, a eccezione delle categorie Aged (moto immatricolate prima del 31 dicembre 1999) e Women. Introdotte da questa edizione alcune penalità piuttosto stringenti sui limiti di velocità nei centri urbani e nelle zone abitate.

Durante il passaggio in Italia ci saranno alcuni momenti speciali per permettere agli appassionati di vedere da vicino la manifestazione. Il primo sarà al Museo Mille Miglia di Brescia, dove la carovana è attesa per la serata del 26 giugno. Il giorno successivo, in piazza Foro Boario a Cuneo avverrà il passaggio di consegne tra i due apripista d’eccezione, Franco Picco e Roberto Boano, insieme alla passerella di tutti i partecipanti.

Sul sito della manifestazione sarà possibile seguire gli aggiornamenti giornalieri e, per chi volesse saperne di più, l’elenco di tutti i partecipanti e la rispettiva posizione in classifica.

RoadBook alla Gibraltar Race

Per via della sua natura itinerante e non competitiva, la Gibralter Race rappresenta per noi di RoadBook il rally raid di riferimento al quale non mancare. Come annunciato poco tempo fa, la nostra inviata sarà Giada Beccari, ben più pronta di noi a sostenere i ritmi scanditi da cronometri e waypoint. Le abbiamo rivolto qualche domanda per farla conoscere meglio ai nostri lettori.

RB: Quando c’era da decidere chi mandare come inviato di RoadBook, non abbiamo avuto dubbi sul tuo nome, principalmente – ma non solo – per il tuo rapporto col fuoristrada e la tua esperienza di rally raid. Innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito, ma puoi dirci qualcosa in più di questa tua passione?

GB: Ne sono veramente felicissima e onorata! Il mio rapporto con il fuoristrada nasce in maniera veramente casuale con una Beta Alp 4.0, con la quale iniziai a fare i primi sterrati e le carraie dell’alta Val di Susa, dove allora vivevo. Ricordo la meraviglia assoluta nel salire la prima volta al forte dello Jafferau o la prima Via del Sale: la fiamma si accese mentre capivo che la moto da fuoristrada permette di raggiungere luoghi dove le normali moto non possono arrivare.

Allo stesso modo capii più avanti che solo partecipando a un rally, con i suoi percorsi incredibili e tutto quello che comporta in termini di rifornimenti supplementari e logistici, si possano attraversare zone altrimenti troppo remote da attraversare in un viaggio. L’aspetto agonistico è sempre stato secondario, ma vissuto come una naturale evoluzione.

RB: Come ti stai preparando alle tre tappe che seguirai? In quanto inviata stampa potrai scegliere se correre con l’apripista oppure, come i concorrenti, trovare la tua strada tra i waypoint: cosa farai? Ti senti tranquilla o avverti un po’ di ansia da prestazione?

GB: Io vivo di ansia! Non per la prestazione, ma per l’emozione dell’evento in sé e per la moto che non conosco: Honda ha messo a disposizione una Africa Twin Adventure Sports e le mie dimensioni “da puffo” non mi incoraggiano di certo. Le temperature estive della penisola iberica sono una preoccupazione relativa, dato che saremo nelle regioni settentrionali a ridosso dell’Atlantico.

Per non sbagliare abbigliamento, ho preferito capi tecnici da off road di iXS aerati e larghi, anche perché in fuoristrada serve una maggiore vestibilità a maggior ragione nel mio caso, visto che dovrò “arrampicarmi” sulla moto. Casco da enduro leggero e specialistico sempre iXS, maschera da sole per abbattere la luminosità e via!

L’organizzazione aveva proposto di seguire Boano nel suo lavoro di apripista: Roberto è uno miei miti assoluti e, sebbene sarebbe stata una di quelle cose da raccontare ai nipoti, sono stata d’accordo con la redazione nel chiedere di giocare, come tutti i concorrenti, a trovare il percorso. Credo che solo così, vivendo le piccole gioie e disavventure della corsa insieme a tutti gli altri, si possa cogliere e narrare lo spirito della manifestazione.

Giocare a trovare il percorso

RB: Il punto d’unione tra una competizione come la Gibraltar Race e RoadBook è la dimensione itinerante e l’attraversamento delle frontiere. Per quanto ne sappiamo, neanche tu sei immune dal fascino del viaggio…

GB: È vero, personalmente non mi reputo una “racer”: sono una ragazza che ama le emozioni che solo le moto possono dare e le esperienze a 360 gradi che permettono di vivere. Qualche anno fa, grazie a un progetto della ONG Italiana “Bambini nel Deserto”, ho avuto l’incredibile occasione di attraversare Mali, Burkina Faso e Niger per portare quattro vecchie Honda Dominator fino ad Agadez.

Eravamo quattro amici, senza alcun tipo di assistenza e con la missione di donare queste moto al Ministro della Salute Pubblica del Niger: un viaggio semplicemente incredibile attraverso villaggi in cui non si vedeva una “blanche” da anni: ricordo ancora i bambini che guardavano increduli i miei capelli chiari o gli occhi verdi.

RB: Ti aspetti che ad avere la meglio sia il tuo spirito competitivo o il tuo animo di viaggiatrice?

Penso che la formula della Gibraltar non premi in nessun caso la competizione, se non quella verso se stessi. Essendo una gara di regolarità, a essere esaltate sono le doti di resilienza di chi decide di fare quest’esperienza unica nel panorama europeo. Non ho dubbi che sarà l’animo di viaggiatrice a farmi incantare collina dopo collina, curva dopo curva… ma di certo non dimenticherò di divertirmi alla guida.

Dal canto nostro, rinnoviamo l’augurio di buona strada a Giada e a tutti i partecipanti della “Dakar europea”, dando appuntamento ai lettori sul numero 13 di RoadBook, in uscita il 9 agosto, per leggere dalla penna della nostra inviata le emozioni della manifestazione.