Se le due ruote sono un’estensione del corpo, un buon meccanico lavora come un medico e l’officina funziona come una sala operatoria. Profilo di Gianpaolo Serrao D’Aquino, chirurgo del motore endotermico e filosofo della meccanica.

di Totò Le Motò e Dario Tortora


È opinione diffusa che i motociclisti siano affezionati alle loro cavalcature almeno quanto i cowboy dell’epopea western lo erano ai loro quadrupedi. Per quanto luogo comune, corrisponde a verità e non ce ne vergogniamo. Se poi il motociclista è un viaggiatore il rapporto si fa ancora più stretto: la compagna di tante avventure, di momenti memorabili e complice nei guai è molto più di uno strumento di conoscenza del mondo.

Pietro Vincelli, motoviaggiatore artico che abbiamo intervistato sul numero 9 di RoadBook, definisce la sua Vespa come “l’estensione delle sue gambe”; una visione assolutamente condivisibile da chi in sella parte alla scoperta del mondo. Una visione condivisa anche da Gianpaolo Serrao D’Aquino che, da meccanico, vede le moto come pazienti.

Da meccanico, vedere le moto come pazienti

Nell’intervista video, Gianpaolo ci parla del suo approccio medico alle questioni meccaniche, del motore endotermico concepito come parte di un corpo organico progettato secondo una scienza precisa – la meccanica – da quegli omini invisibili e prodigiosi che chiamiamo ingegneri. Come un medico non fa alcuna distinzione di età, etnia, sesso dei pazienti, allo stesso modo il vero meccanico interviene su ogni tipo di moto, a prescindere dal suo utilizzo.

Le mani su due arzille signore di mezza età

È un’altra opinione diffusa, infatti, che l’attenzione per l’aspetto estetico – oltre che funzionale – del proprio mezzo meccanico sia riservato ad altri ambiti motociclistici, quelli delle café racer, delle moto vintage, delle customizzazioni, e che al viaggiatore d’avventura basti la sostanza delle cose.

Niente di più sbagliato: l’amore per la propria compagna di scorribande spesso e volentieri prevede che tecnica e aspetto vadano a braccetto, in un connubio olistico in cui il risultato è superiore alla somma delle parti. Abbiamo quindi messo Gianpaolo alla prova, per così dire, su due moto con parecchi chilometri e anni sul groppone, per vederlo all’opera con lavori a 360 gradi.

Durante i lunghi e ripetuti interventi per rimettere in sesto (inclusa una nuova accattivante livrea personalizzata da Francesco Vittiglio) la Yamaha Ténéré 660 del 2008 di Totò, con 130.000 chilometri e tre continenti sul groppone, abbiamo avuto modo di approfondire la conoscenza di un meccanico appassionato che ha scelto il suo mestiere contro tutto e tutti coltivandolo fin da bambino, quando gironzolava intorno allo zio Nando che gli ha insegnato il rispetto per gli attrezzi e l’importanza di un luogo di lavoro pulito e ordinato.

Tecnica ed estetica a braccetto in un connubio olistico

Attitudine che traspare in ogni angolo della sua officina, dove è raro trovare una chiave fuori posto, un briciolo di polvere o una macchia di grasso. Proprio come in una sala operatoria, si interviene sul paziente nella massima pulizia.

Discorso analogo quando ha messo le mani su una Honda Transalp XL 650V del 2003 di quasi 100.000 chilometri che, comprata di terza mano, certo non nascondeva le rughe dell’età. Viene da chiedersi chi si prende la briga di restaurare una delle moto più vendute al mondo caratterizzata da fascino limitato, molta plastica e poco ferro.

Ecco che dopo Gianpaolo e la motocicletta entra in ballo il terzo elemento dell’equazione: la proprietaria del mezzo è una donna, e in quanto tale particolarmente attenta ai particolari (per usare un eufemismo); è anche una neopatentata, pronta a lanciarsi verso mille avventure ma bisognosa di sentirsi a suo agio in sella, in modo da prendere confidenza con le due ruote senza disagio e in sicurezza.

L’elenco degli interventi è lunghissimo e ha comportato, oltre ai consueti lavori di meccanica, lo smontaggio e la pulizia delle sovrastrutture in plastica, la zincatura di tutta la minuteria, la riverniciatura dello scarico e del serbatoio, inclusa l’eliminazione di un paio di ammaccature.

Abbiamo visto Gianpaolo applicare una cura certosina e un’attenzione ai particolari difficili da trovare in un normale ambiente di officina. Il lavoro è stato meticoloso, come testimoniano le foto, e ha restituito dignità a una moto che ha ancora molti chilometri di fronte a sé.

Restituire dignità a una moto che ha ancora molti chilometri di fronte a sé

Questi sono solo due tra i tanti interventi compiuti nell’officina di Gianpaolo che, da bravo medico, ha come missione la salute delle nostre amate macchine. Perché la moto migliore per viaggiare, si sa, è quella che già possediamo e vorremmo non si fermasse mai.