La globetrotter Ducati è stata la nostra compagna per una motoavventura di tre giorni in territorio francese, tra passi di montagna, campagne, mare, laghi e gole rocciose. Ci ha condotto come un fedele destriero attraverso temporali, vento, sole e neve, per raccontarci un po’ di sé e del suo modo di interpretare il viaggio.

di Marco Manzoni


Appena montati in sella, la prima impressione è quella di vastità. L’ampio serbatoio da 30 litri guadagna subito gran parte dell’attenzione e il suo peso si avverte alto… in tutti i sensi: si percepisce immediatamente un baricentro elevato e gli oltre 250 kg in ordine di marcia non sembrano volersi nascondere.

Muovendo i primi passi è doverosa una progressiva presa di conoscenza poiché, soprattutto nelle manovre da fermo, se non si è alti più di un metro e ottanta risulta difficile da gestire.

Questa sensazione svanisce già dopo una giornata; è solo questione di abitudine, come quando si sostituisce il proprio smartphone con un modello dal display decisamente più ampio: di primo acchito si ha l’impressione di aver acquistato una piastrella, ma dopo pochi giorni riprendere tra le mani il vecchio lascia disorientati e viene da chiedersi come sia stato possibile utilizzarlo fino a pochi giorni prima.

La Multistrada Enduro fa questo effetto e, appena presa confidenza, il peso e le dimensioni diventano una questione a cui non si presta più attenzione. È in questo momento che si inizia a godere a pieno delle sue grandi doti dinamiche, ciclistiche e di erogazione.

L’infinito

L’aspetto che più colpisce è sicuramente il motore, che può essere descritto con una sola parola: infinito. Il DVT, con quei soli 62 cm³ di differenza dal precedente 1200, cambia radicalmente carattere, allungando la celebre coperta corta.

Sotto i 3.000 giri guadagna in fluidità riducendo in parte lo scalpitare del vecchio modello e l’effetto on/off, permettendo di passeggiare tranquillamente ammirando il paesaggio. Dopo i 3.000 giri la coppia si fa decisamente sentire, regalando una rotondità di erogazione sensazionale. Proprio nei regimi più utilizzati, questo motore esprime infatti quello che per noi rappresenta il suo meglio, progredendo in maniera lineare e corposa aiutato dal comodo ed efficiente cambio quickshifter up/down. Non è quindi necessario mantenere alti i giri del motore per avere tutta la reattività e la progressione del “pompone” Ducati.

Il motore può essere descritto con una sola parola: infinito

Se poi, colti da un momento di insano coraggio, si decide di superare i 7.000 giri, la spinta diventa quella di una vera superbike nonostante si stia parlando di una moto denominata Enduro. Vi assicuriamo però che la progressione ai medi è tale per cui difficilmente per strada sentirete la necessità di salire di giri e scatenare una mandria di 158 cavalli di razza.

Multimeteo

Dopo questo doveroso elogio al motore, vi raccontiamo come si comporta concretamente in viaggio. Abbiamo avuto modo di condurla fino in Provenza e, proprio il primo giorno, siamo stati deliziati dalla “giornata perfetta” per un test completo: partiti da Milano la mattina presto in direzione di Avignone, abbiamo incontrato dal sole pallido delle prime ore del giorno alla nevicata sul colle del Lautaret, al caldo oltre i 26 gradi di Grenoble per concludere con delle raffiche di vento sul massiccio del Vercors in grado di spostare la moto a pieno carico e per finire in bellezza con un temporale serale per gli ultimi 100 km.

In ognuna di queste condizioni il feeling con la Multistrada 1260 Enduro è stato immediato; alcune situazioni hanno richiesto un cambio di mappatura per viaggiare più sicuri e assistiti dal cervellone elettronico che governa tutta la moto, ma il comfort di guida è sempre rimasto ai massimi livelli.

È La ciclistica, infatti, il secondo aspetto che colpisce e convince sin da subito. La sua mole la rende un SUV nei trasferimenti autostradali: una volta impostato il cruise control (di serie) si possono macinare chilometri su chilometri senza accorgersene, la protezione aerodinamica è ottima su testa, spalle, busto e gambe, la sella è comoda e anche la sera, dopo un’infinità di chilometri, non si avvertono indolenzimenti. La sua forma molto incavata, però, limita la possibilità di spostarsi longitudinalmente.

Si possono macinare chilometri su chilometri senza accorgersene

Il serbatoio da 30 litri arriva a garantire un’autonomia di oltre 550 km che, oltre a offrire una grande sicurezza per chi si dovesse avventurare in Paesi dove la rete di rifornimento risulta meno strutturata che da noi, permette nella maggior parte dei casi di poter fare il pieno la mattina e viaggiare tutto il giorno senza tutti i fastidi legati alle soste carburante.

Nei curvoni più veloci, oltre i 100 km/h, con l’impostazione standard delle sospensioni nella mappa Touring e la moto carica, si possono avvertire degli ondeggiamenti dovuti al peso, ma anche in questo caso è sufficiente un clic per modificare le impostazioni delle sospensioni e ritrovare una stabilità perfetta.

Abbandonate le grandi arterie e imboccate le stradine tutte curve la grande mole sembra svanire completamente, svelando un’inaspettata agilità nel misto. I cambi di direzione nelle esse più strette sono molto rapidi e la stabilità in curva eccellente: stiamo parlando di una moto dalle caratteristiche dinamiche davvero ben studiate, che nel misto regalano un grande piacere di guida. Le sospensioni, insieme al cerchio anteriore da 19, copiano egregiamente le asperità dei fondi stradali meno curati.

L’impianto frenante è degno di una superbike, le pinze Brembo mordono dischi da 320 mm regalando delle ottime decelerazioni, sempre modulabili e sorvegliate dall’ABS (disinseribile o regolabile su 3 livelli). È comunque necessario tenere in considerazione il fattore peso perché la differenza che si può avere tra la moto scarica e con poca benzina, e la stessa completamente bagagliata con il pieno, può essere notevole e lo spazio di frenata variare di diversi metri.

La capacità di carico è infatti molto elevata: le valigie laterali in alluminio del pacchetto touring hanno una capacita di 85 litri totali (40 la destra, 45 la sinistra), nonostante i soli 5 kg di carico massimo suggeriti per borsa. Sui coperchi delle valigie sono presenti i classici occhielli che consentono di agganciare borse a rullo o, come nel nostro caso, i comodi e resistenti Pannier Toppers di Enduristan nella versione grande da 15 litri l’uno.

Non sappiamo dire se sia dovuto al peso elevato o a un leveraggio non perfettamente calibrato, ma abbiamo avuto molta difficoltà a utilizzare il cavalletto centrale. Con la moto carica, da soli, è praticamente impossibile issarla sul cavalletto a meno di non essere dei culturisti; a moto scarica, l’operazione diventa fattibile ma comunque richiede un certo impegno.

Elettronica sartoriale

Parlando di elettronica troviamo uno dei pacchetti più completi disponibili sul mercato. Non vi elencheremo tutti i sistemi di sicurezza perché sono davvero molti e reperibili facilmente sul sito Ducati nella sezione della scheda tecnica.

Vi diremo invece del computer di bordo, degno di un’astronave, che offre una serie di configurazioni veramente completa: a moto ferma è possibile entrare nel dettaglio di ognuna delle quattro mappe preconfigurate (Sport, Touring, Urban ed Enduro) e regolare a proprio piacimento i livelli di intervento dei controlli elettronici, l’erogazione del motore e le sospensioni, sia per quanto riguarda la durezza, sia il precarico del mono, la connessione con il cellulare, con il navigatore e verificare lo stato del veicolo.

Tutto questo permette di cucirsi addosso la moto come fosse un abito su misura. Una volta in movimento poi sarà sufficiente spostarsi tra una mappa e l’altra per ritrovare le configurazioni salvate in precedenza.

L’elettronica permette di cucirsi addosso la moto come un abito su misura

Anche in fuoristrada la Multistrada stupisce piacevolmente: procede agile e le sospensioni nella mappa Enduro reagiscono molto bene alle sollecitazioni. I leveraggi sono intelligentemente studiati con punti di rottura calcolati sulle leve al manubrio, mentre quella del cambio ha un perno che permette la chiusura dell’ultimo segmento. Una pecca la riscontriamo nel posizionamento dei serbatoi dell’olio freno e frizione integrati nei paramani in plastica, che anche in caso di una semplice caduta potrebbero rompersi compromettendo la marcia.

Il peso elevato si avverte solo alle basse andature o su alcuni passaggi più complessi, ma il compito di questa moto non è quello di affrontare una speciale da rally. La Ducati Multistrada 1260 Enduro è una globetrotter e la guidiamo per esplorare e girare il mondo.

Deve sapersela cavare sulle sterrate, sulle strade bianche, sugli asfalti perfetti e su quelli pieni di buche, in autostrada o attraverso piccole stradine secondarie, deve permetterci di stare in sella tutto il giorno, di passeggiare tranquilli o di divertirci tra le curve e deve soprattutto regalare la tranquillità e il piacere di guida per goderci al massimo il mondo che ci scorre a fianco.

La Ducati consente tutto questo e lo offre pure con la passione di un’italiana.

Ducati Multistrada 1260 Enduro – molto multi
Piacere di guida10
Capacità di carico9
Peso6.5
Ciclistica9
Pro
  • Motore
  • Ciclistica
  • Elettronica
Contro
  • Baricentro alto
  • Cavalletto centrale
  • Posizione serbatoi olio freno/frizione
8.6Totale