Suzuki V-Strom Academy è la serie di giornate proposte dal marchio nipponico per trasmettere i fondamentali della guida off road. Avendo ricevuto l’invito a partecipare, non abbiamo esitato un attimo davanti alla ghiotta occasione di una giornata tra i vigneti dell’Oltrepò Pavese. Ecco com’è andata.

di Antonio Femia e Dario Tortora


Se è vero che le tecniche di guida fondamentali rimangono la bibbia per chi vuole divertirsi e ritornare a casa intero, è anche vero che le moto si evolvono e cambia il modo di approcciarsi di chi le pilota.

È per questo che ai partecipanti viene offerta la possibilità di mettere in pratica quanto appreso in sella a alla nuova Suzuki V-Strom 1050 XT, erede della gloriosa DR Big. La prima due ruote da enduro col “becco” è il modello a cui paga tributo, almeno stilistico, la nuova maxienduro che, nell’ultima versione, si è completamente reinventata rispetto ai modelli precedenti.

La V-Strom Academy ha luogo quest’anno presso il castello di Luzzano a Rovescala, dove si svolge la prima parte teorica. A condurre la giornata è Nicola Poggio di Over2000riders, organizzatore insieme a Corrado Capra degli eventi HAT, che illustra le finalità del corso condotto da Andrea Beconi, campione di enduro della scuderia Suzuki.

L’atmosfera è rilassata e cordiale e, dopo le presentazioni di ognuno dei partecipanti e del perché ci si trovi lì (a mo’ di gruppo di autoaiuto per assuefatti allo sterro), Andrea illustra il modo corretto di guidare in piedi: la posizione degli arti, come devono lavorare, lo spostamento dei pesi e delle masse.

Di curve, birilli e tiramisù

È tempo di trasferirsi sul campo di allenamento poco lontano per una lezione teorico-pratica in cui Nicola e Andrea spiegano e illustrano le possibili situazioni della guida in fuoristrada tramite birilli, tronchi e ostacoli vari. A ogni step le cose si complicano, a ogni giro siamo tutti più sicuri. Su tutti, Xinbao è quello che fa progressi più visibili: dice di essere lì perché ha appena comprato una moto e vuole capire subito come si guida in fuoristrada.

A ogni step le cose si complicano, a ogni giro siamo tutti più sicuri

Utile a tutti, non solo al novizio, l’esercizio del tiramisù, come l’ha ribattezzato Poggio, ovvero la sottile arte di rialzare la moto malauguratamente finita a terra, magari quando si è da soli in una campagna sperduta. Scoprire come fare da sé è un’esperienza impagabile.

Una merenda e via

Torniamo al ristorante La Dogana del Castello di Luzzano, chiamato così perché posta a suo tempo proprio al confine tra due ducati. Entriamo baldanzosi, impolverati e sudati – in una parola schifosi – nella sala ristorante, in cui siamo palesemente fuori luogo. Ci scusiamo con una elegantissima signora un po’ avanti con gli anni che, sorridendoci dopo averci squadrati, risponde: «ma no, tranquilli, è bello vedere gente che lavora». Lo prendiamo come un complimento e ci accomodiamo a tavola.

Da quelle parti è difficile stare leggeri e dopo pranzo avremmo voglia di un pisolino sotto una frasca. Ma capitan Poggio ci richiama all’ordine facendoci risalire in sella, per mettere in pratica gli insegnamenti della mattina. Lo facciamo controvoglia, ma la ritrosia sparisce non appena usciamo dall’asfalto, ovvero tre metri dopo aver varcato il cancello.

Tra i vigneti

La Suzuki V-Strom 1050 XT è dotata di tanta elettronica allo stato dell’arte, ma assolutamente non invasiva. Le moto che abbiamo a disposizione sono tutte gommate con Anlas Capra X che mordono bene la polvere e le pietraie, tanto quanto l’erba incolta su cui ci ritroviamo a guidare in serenità. In salita basta lasciare la frizione e lei sale da sola; aprendo il gas la coppia sale corposa e senza strappi, mentre la frenata combinata rende tutto molto più facile anche nelle discese più impegnative. Non è una moto per correre in fuoristrada, anche per la poca luce da terra, ma permette di andare davvero un po’ ovunque.

La V-Strom 1050 XT permette di andare davvero un po’ ovunque

Il percorso corre tra vigneti e strade poderali che abbiamo avuto il permesso di attraversare; non mancano i punti panoramici e un ultimo, infido passaggio molto ripido che tutti attraversiamo, chi più chi meno senza battere ciglio; al passaggio di Xinbao esplode un’ovazione.

Tornati al campo d’allenamento è il momento delle considerazioni finali: siamo ancora più sudati e lerci di prima, ma tutti più che soddisfatti. Riceviamo anche l’attestato di partecipazione, magari da non mettere nello studio di fianco alla laurea in neurochirurgia, ma certamente in garage farà il suo figurone.

Begli incontri

È sempre piacevole partecipare a giornate come questa, non soltanto per una rinfrescata alle tecniche base di guida, quelle che aiutano a ritornare a casa interi a ogni viaggio o semplice uscita domenicale. Oltre al paesaggio della dolce campagna lombardo-emiliana, a rendere memorabile una giornata come questa sono gli iscritti, gli istruttori e la relazione che tra questi si crea.

Chiacchierando con i presenti – in numero ristretto non per una risibile pretesa di esclusività, ma per lo scopo di migliorare la didattica e la disponibilità degli istruttori – abbiamo modo di scoprire la varietà dei “tipi umani” e le loro motivazioni.

Ci sono i partecipanti seriali che rifanno il corso ogni anno non perché siano stati bocciati, ma per la bella atmosfera, la giornata all’aria aperta e perché, in fondo, c’è sempre qualcosa da imparare. Xinbao è felice perché pensava sarebbe rimasto in disparte, invece è riuscito a superare le sue paure grazie all’aiuto di tutti. Tra i ripetenti c’è il lettore di RoadBook curioso e chiacchierone che tempesta di domande su tutto, dice di non aver viaggiato ma poi snocciola racconti di avventure africane.

Ci sono poi i fratelli inseparabili che seguono con attenzione il mondo degli eventi adventouring e l’osservatore taciturno che ascolta e pone le domande quasi in silenzio. Al netto dei due bellimbusti della redazione, riuscite a individuarli dalle foto della consegna degli attestati?

La varietà dei “tipi umani” e le loro motivazioni

Il bilancio della giornata è sicuramente positivo. Nicola Poggio è un bravo comunicatore e organizzatore di eventi e questa giornata ne è la dimostrazione: siamo tutti contenti come ragazzini e il percorso tra vigneti e strade poderali è impegnativo quanto basta per abbondare col divertimento e saggiare le doti della V-Strom 1050 XT nell’utilizzo per cui è stata pensata.

Una moto piccola e agile, a dispetto della cilindrata, fatta per un mototurismo esplorativo, tranquillo e senza eccessi anche dove la strada è la traccia lasciata dai trattori: doti interessanti che approfondiremo e di cui parleremo presto sulle pagine di RoadBook.

Si diceva prima che non si finisce mai di imparare e tutti portiamo a casa qualcosa di nuovo. Stavolta è una tecnica per rialzare la moto senza sciancarsi la schiena. Come si fa? Beh… partecipate al corso, Andrea Beconi e Nicola Poggio ve lo spiegheranno sicuramente meglio.