L’uscita della Yamaha Niken ha aperto grandi quesiti filosofici sull’essenza della motocicletta e sulla sua definizione materiale. Cos’è una moto? Fondamentalmente ha due ruote e si guida standoci a cavalcioni. Ma se la Niken ha tre ruote è ancora una moto? E il Quadro, che ne ha quattro, è una moto o un autocarro?

Mentre le grandi menti si arrovellano sulla questione, c’è chi, nel dubbio, si affida a mezzi ormai noti, consolidati e usurati. E lo fa con un entusiasmo tale da convincere noi di RoadBook – che pure ancora non ci diamo pace sulla questione di cui sopra – a fare uno strappo alla regola e occuparci di un viaggio a bordo di una cosa che moto non è, ma ci si può avvicinare se presa con lo spirito giusto.

Viaggiare con i mezzi sbagliati

È da pochi giorni iniziata la nuova avventura di Pietro Porro. Dopo il viaggio in sella a una LML Star che l’ha portato da Milano a Hồ Chí Minh – protagonista della rubrica Sognatori e Viaggiatori sul quarto numero di RoadBook – il biondo meneghino è ora impegnato in un nuovo viaggio a bordo di un mezzo “sbagliato”: un Ape Piaggio del 1987 destinato all’associazione Maisons sans Frontières nel villaggio Kuma Tzame Tzuzi, in Togo, destinazione finale dell’avventura su tre ruote.

La Maison, fondata da un gruppo di volontari italiani, è una comunità per minori orfani o abbandonati sita a pochi chilometri dal confine col Ghana. Obiettivo del viaggio, oltre che dotare l’associazione di un mezzo robusto per i piccoli spostamenti, è di consegnare dei pannelli solari per costruire, progetto alla mano, un impianto solare termico.

A detta di Pietro l’Ape è il mezzo ideale per il vero slow travel e pare non avere tutti i i torti: la velocità di crociera di 50 km/h e i suoi 10 cv, che paiono insistere solo sulle prime due marce, lo rendono simile a un trattore a tre ruote. La camperizzazione con centina in ferro saldato, realizzata nel laboratorio Maker’s Hub, è stata poi completata con un telone da TIR. Nel cassone è stato ricavato un doppio fondo in legno e PVC per il trasporto bagagli, mentre sul tetto è stato installato un pannello solare attivo per la cellula abitativa.

Le ultime settimane sono invece trascorse nell’officina Scooteria, dove ci si è occupati della meccanica vera e propria (carburazione, freni e sospensioni) cercando soluzioni durature e confortanti rispetto alla lunga strada che attende il veicolo. Va da sé che l’unica soluzione buona sarà dettata dal buon senso, ovvero evitare buche e piste sconnesse. Facile a dirsi!

Un itinerario non semplice

Il tragitto previsto corre via terra fino a Barcellona, dove Pietro si imbarcherà per raggiungere Tangeri in nave. Da lì proseguirà in Marocco, Sahara Occidentale, Mauritania. Alle porte del Senegal Pietro capirà se attraversarlo per poi proseguire verso Mali, Burkina Faso e infine Togo, oppure girare subito in Mali.

Qui ritorna la questione filosofica di cui sopra, assumendo toni da dramma burocratico: l’Ape di Pietro ha infatti ben 31 anni sul cassone e corre voce che le leggi senegalesi sull’importazione di veicoli vietino di introdurre automobili immatricolate da più di dieci anni. Il piano B scatterà nel caso in cui il treruote venisse considerato automobile.

Riguardo ai tempi, le previsioni sono di due mesi per il viaggio e un mese di permanenza in Togo per la costruzione dell’impianto solare e le pratiche per il passaggio di proprietà dell’Ape.

Nonostante quella ruota in più che ci lascia tanto dubbiosi, siamo sicuri che Pietro e il suo stile di viaggio ci faranno sognare appassionandoci fino a marzo inoltrato.