Dicono che il viaggio si possa vivere tre volte: quando si organizza, mentre si affronta e infine attraverso i ricordi. Col Travellers Camp, anche quest’anno la multiforme e numerosa comunità dei motoviaggiatori ha festosamente celebrato questo aforisma.

di Fulvio Terminelli


Giunto ormai alla sesta edizione, il Travellers Camp si conferma essere un contenitore di esperienze che, alimentando il motore della comune passione, sprona altri viaggiatori ad avventurarsi verso nuove mete, un campo base nascosto nel cuore dell’Appennino parmense da raggiungere in sella alla propria moto e infine, o soprattutto, uno spazio intimo e accogliente in cui legare con altri giramondo su due ruote.

Uno straordinario pubblico, per nulla intimorito dal meteo incerto di questo fine maggio dal retrogusto autunnale, ha popolato il Villaggio Ecologico di Granara, già da alcuni anni sede dell’evento.

Il borgo è un agglomerato composto da abitazioni storiche il cui unico approvvigionamento di corrente elettrica proviene dall’energia solare e, assieme ad altri ingegnosi accorgimenti, permette ai suoi abitanti di condurre uno stile di vita a impatto zero sull’ambiente circostante. Insomma, il luogo ideale in cui celebrare la sacralità di questa manifestazione anticonformista.

Uno spazio in cui legare con altri giramondo su due ruote

C’è da dire che l’aggettivo straordinario, parlando del pubblico del Travellers Camp, non è buttato lì a casaccio: anno dopo anno si aggiungono facce nuove a quelle di alcuni partecipanti ormai entrati nella leggenda, come nel caso di Ivano Catullo e Sabina Rizzo, che solo per partecipare alle ultime cinque edizioni, partendo dalla provincia di Lecce, hanno già percorso più di 10.000 km a bordo di un’altrettanto mitica Moto Guzzi Falcone 500.

All’ingresso, assieme agli altri membri dello staff, ad accogliere i partecipanti ci pensa proprio Donato Nicoletti, il padre del Travellers Camp. Il Gandalf dei motoviaggiatori è uno spirito libero e originale che ha trascorso diversi anni della sua vita lungo le rotte dell’Asia e dell’Africa in sella alla sua inseparabile Harley-Davidson.

Quel bagaglio di esperienze, fatto di polvere e vento, persone e orizzonti, ha ispirato la nascita di un meeting diverso da qualunque altra forma di aggregazione motociclistica: al Travellers Camp vi si arriva in moto, ma sarebbe un grosso errore considerarlo un motoraduno. Gli spazi in cui si vive, durante i tre giorni di durata dell’evento, oltre che insoliti e colorati, sono pieni di vitalità e intrisi di magia.

Un tendone da circo domina il prato che va riempiendosi di moto col sopraggiungere degli ospiti di quest’anno. Forse è proprio tale residuato di vita circense il trait d’union che porta ad associare il Cirque du Soleil – a cui si riconosce il merito di aver reinventato il concetto stesso di circo – al Travellers Camp, una manifestazione che ridefinisce i presupposti e le finalità dell’incontro tra motociclisti.

Si arriva in moto, ma sarebbe un grosso errore considerarlo un motoraduno

Anche se il suo motto recita “dove le due ruote si incontrano”, indipendentemente dall’esperienza, dalla marca o dal modello che si possiede, a incontrarsi sono soprattutto i partecipanti: i sogni e i ricordi che ciascuno ha riposto nella sua valigia.

Gli ospiti della sesta edizione

Quando ha inizio lo spettacolo, la pista del circo, orfana di acrobati, pagliacci e bestie ammaestrate, lascia spazio a una moderna forma d’arte, il racconto del viaggio in moto.

Così venerdì sera Valentina Bertelli ha l’onore di inaugurare l’edizione 2019, raccontando il suo rocambolesco viaggio lungo le assolate strade della penisola iberica a cavallo della sua inseparabile Ducati 999, una moto un po’ matta, come del resto sembrerebbe esserlo anche chi decide di utilizzarla per viaggiarci lungo mezza Europa.

L’indomani, dopo il relax mattutino, hanno inizio i workshop. Stefano Pelati, esperto di sistemi di navigazione, fornisce utili insegnamenti per l’utilizzo del GPS; Salvatore di Benedetto, poco più tardi, elargisce preziosi consigli su come prevenire o risolvere problemi tecnici al mezzo meccanico.

È poi la volta di Giovanni Guiliano Garimoldi, che illustra con passione ed enorme sensibilità il progetto solidale Ride for Bosnia (che vi invitiamo caldamente ad approfondire).

Quando il sole inizia ad abbassarsi, tocca ai travolgenti Francesco Furoncoli e Luciana Luciani raccontare tutti i colori dell’Iran vissuto a cavallo di una Harley-Davidson: i due sono capaci di emozionare per la forza delle immagini e per l’intensità delle esperienze vissute, ma anche di strappare fragorose risate al pubblico con la loro genuina simpatia.

Prima di cena tocca a me e ad Alessandro Camellini: attraverso immagini, parole e cortometraggi, riviviamo assieme al pubblico la recente esperienza scandinava; il nostro “Nordic RoadBook”, da Helsinki a Oslo, è il racconto di un lento navigare di bolina, lungo strade d’acqua e di polvere, diretti al cuore dell’identità di Finlandia e Norvegia.

Un omaggio a sorpresa lascia poi tutti a bocca aperta: è in questa edizione 2019 che il Travellers Camp dedica a Sergio Leonardi la “Palma d’Oro alla carriera”, per i suoi recenti viaggi in moto compiuti tra i 78 e gli 83 anni di età lungo rotte leggendarie come Iran, Pamir e Capo Nord. Sempre in tema, anche noi di RoadBook abbiamo rinnovato la tradizione dei tre abbonamenti omaggio, conferiti ad altrettanti partecipanti con motivazioni tra il serio e il faceto.

Una manifestazione che ridefinisce i presupposti e le finalità dell’incontro tra motociclisti

Il late night show del sabato è uno spettacolo che, da solo, varrebbe il prezzo del biglietto: Massimo Adami sveste momentaneamente i panni del motoviaggiatore per indossare quelli dell’intervistatore; è a lui infatti che spetta l’onore di tirare fuori dalla memoria di Donato Nicoletti il personale “best of”, ricordando i momenti più divertenti, emozionanti o commoventi dei suoi trent’anni vissuti in sella. Dall’acquisto della prima motocicletta al primo viaggio; dal giretto (andata e ritorno) dall’Italia al Giappone alla creazione del Travellers Camp.

La domenica mattina le immagini e i cortometraggi di Emilio Salvatori e Cristina Zoli concludono la manifestazione, raccontando l’affascinante Marocco: uno scrigno di magia esotica posto subito aldilà del “Mare Stretto”, dove l’ospitalità dei locali arricchisce di ulteriori sfumature i colori intensi dei paesaggi africani.

Il calare del sipario fa accendere i motori: nuove mete e nuove strade ci attendono e così, dopo i saluti, tutti in sella lungo le infinite strade delle terre emerse, sempre a caccia di avventure da raccontare – esattamente tra un anno – ancora sul palco del Travellers Camp.