Come abbiamo preparato le nostre moto per la Rust2Dakar

A dicembre partiremo anche noi per la prima edizione del rally benefico Rust2Dakar, portando in Senegal due endurone di fine secolo che verranno utilizzate nei progetti di cooperazione della ONG Tavolo 8. Ecco come abbiamo allestito le due moto.

di Dario Tortora


Dakar, un nome che evoca suggestioni fortissime in qualsiasi appassionato di viaggi avventura in moto. Raggiungere la capitale del Senegal via terra e correre con la propria due ruote sulle sponde del Lago Rosa è qualcosa che è impresso nell’immaginario collettivo a partire dagli anni ’80, da quando Thierry Sabine praticamente inventò e perfezionò la formula del rally raid.

Anche senza dover gareggiare su e giù per le dune sabbiose, attraversare Marocco, Western Sahara, Mauritania e Senegal incuneandosi fra il deserto da una parte e l’oceano dall’altra per raggiungere Dakar rimane un’impresa sicuramente affascinante. Impresa che pone però un limite grossissimo: la strada per scendere è una sola – a ben vedere per lunghi tratti anche noiosa – e per tornare indietro è necessario percorrerla a ritroso, chilometro dopo chilometro, giorno dopo giorno.

Correre con la propria due ruote sulle sponde del Lago Rosa

Ecco dove entra in scena un evento come la Rust2Dakar: oltre allo scopo benefico, che indubbiamente è il movente principale, regala ai partecipanti un effetto collaterale non da poco, ovvero consentire di percorrere la tratta solo all’andata, lasciare il mezzo a Dakar nelle mani della Onlus che ne farà buon uso e tornarsene comodamente in aereo. Una situazione win-win, come piace dire agli americani.

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Il restauro

Parteciperemo alla prima edizione, in partenza subito dopo Natale, in qualità di media partner e vi racconteremo il viaggio sui nostri social in tempo reale e poi sul prossimo numero della rivista. Allo scopo abbiamo recuperato due ferri di fine anni ‘90 – un’Aprilia Pegaso 3 650 e una Yamaha TT 600 E – apparentemente funzionanti, ma fino a che punto potevamo fidarci? Si trattava di mezzi fermi da anni, una delle condizioni peggiori per i componenti meccanici.

Due ferri di fine anni ‘90 apparentemente funzionanti: fino a che punto potevamo fidarci?

Abbiamo quindi individuato dei partner che come noi credessero nel progetto, sia per attrezzare adeguatamente le moto, sia per metterci le mani dentro e fuori in maniera tale da restaurarle non tanto dal punto di vista estetico, quanto da quello meccanico perché potessero sì arrivare a Dakar, ma anche avere un futuro una volta a destinazione.

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Consegnate le moto alle scrupolose cure di Enzo e Michele, titolari dell’officina GP One di Milano a cui ci rivolgiamo spesso per trovare qualcuno in grado di assecondare le nostre idee strampalate, abbiamo coinvolto il distributore Motorquality per un’abbondante fornitura di ricambi (batterie, freni, kit di trasmissione, candele) e Liqui Moly per copiose dosi di olio lubrificante (anche da portarci dietro) e tutti gli altri liquidi.

Anlas ci ha fornito due treni di Capra R, pneumatici dual purpose affidabili e in grado di garantire elevate percorrenze chilometriche anche in presenza di temperature elevate come quelle che incontreremo una volta superato il tropico del Cancro. Potete leggere la nostra prova qui sul sito.

Qualcuno in grado di assecondare le nostre idee strampalate

Il bagaglio

Ma chi si è dimostrata subito entusiasta del progetto è GIVI, che ci ha riempito di materiale selezionato fra il suo ricchissimo catalogo (lo metteremo alla prova durante il viaggio) e consegnato due set di valigie di alluminio che, insieme al resto, rimarranno in Africa per essere utilizzate da chi prenderà in carico i mezzi.

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Qui si è posto subito un problema apparentemente insormontabile: l’azienda bresciana non produce telaietti per moto così vecchie ed era in grado di consegnarci solo i rettangoli tubolari non specifici che si agganciano alle valigie, lasciandoci l’incombenza di trovare una soluzione per staffare questi supporti ai telai delle moto.

Soluzione che si è palesata un po’ a sorpresa nella figura di Riccardo, titolare di EL.ME Factory, un’officina boutique in zona Navigli a Milano che allestisce moto da rally raid; noi non faremo niente di così estremo, ma inserire i nostri due ferri attempati fra gli altri bolidi da deserto presenti in officina ci ha galvanizzato non poco.

Due ferri attempati fra i bolidi da deserto

Riccardo è anche un mago del saldatore ed è riuscito a costruire letteralmente da zero i telaietti per le valigie, verniciatura a polvere compresa.

Non ci è rimasto che fare un breve test nei dintorni di Milano – in strade chiuse, essendo i veicoli non ancora revisionati – giusto per verificare la bontà del tutto e dichiararci pronti all’imbarco dopo l’ultimo morso di panettone.

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Rust2Dakar e Tavolo 8

Avete un vecchio veicolo dello zio fermo in garage a prendere polvere, magari Euro 0 e a cui viene ormai vietato di circolare praticamente ovunque? Il rally benefico Rust2Dakar è l’occasione ideale per dargli una seconda vita e con l’occasione intraprendere una bella avventura fino al mitico Lago Rosa. Si può partecipare con qualsiasi mezzo su ruote, l’importante è che i documenti siano in regola e che abbia passato la revisione ministeriale.

Una volta giunto a destinazione, il veicolo verrà radiato in Italia e immatricolato in Senegal o Gambia a cura della ONG Tavolo 8, organizzatrice dell’evento, per essere poi usato direttamente nei progetti di cooperazione oppure utilizzato per finanziare gli stessi.

L’evento è una bella impresa goliardica, ma non è una gara di velocità. Il percorso è libero, l’organizzazione fornisce solo un road book a ogni checkpoint con un itinerario consigliato; le strade sono prevalentemente asfaltate e percorribili da qualsiasi mezzo.

L’evento è una bella impresa goliardica, ma non è una gara di velocità

Una curiosità: il presidente di Tavolo 8 è Davide Virardi, appassionato e profondo conoscitore di questa parte di Africa, e occasionalmente nostro collaboratore; ricordiamo il suo viaggio in Algeria insieme a Daniele Donin e Massimiliano Maria Longo raccontato sul numero 14.

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L’edizione zero

La prima edizione della manifestazione si sarebbe dovuta svolgere nel 2020 ma gli organizzatori sono stati costretti a rimandarla più volte per via della nota crisi pandemica che ha comportato la perdurante chiusura di molte frontiere e la cancellazione dei collegamenti marittimi.

La partenza è ora confermata per il 26 dicembre 2022 con arrivo al Lago Rosa in Senegal il 6 gennaio 2023, ma a maggio di quest’anno si è svolta una sorta di edizione zero con una manciata di equipaggi che avevano la necessità di consegnare i veicoli entro una certa data; a giudicare dai volti sorridenti la discesa è stata un gran successo, segno che la macchina organizzativa ha girato a dovere. Rimangono poche settimane per iscriversi alla partenza di fine 2022, per la quale ci sono ancora pochi posti liberi.