Si può decidere di abbandonare le comodità e le abitudini della vita stanziale per imbarcarsi in un’avventura che ti porterà a scoprire il mondo? Paolo Cattaneo lo ha fatto. Dopo lo sbarco in Cile, Paolo prosegue la risalita del continente americano, raccontandoci della sua esperienza in Bolivia.

di Paolo Cattaneo


Oltre al famoso Salar de Uyuni non conoscevo molto della Bolivia e, sinceramente, non avevo molte aspettative riguardo al Paese. Insieme al Paraguay, la Bolivia è una delle due uniche nazioni del continente senza uno sbocco diretto sul mare per cui, a livello economico, risultano penalizzate rispetto alle altre. A mio parere, però, questo “limite” conferisce loro una particolare caratteristica: meno contatti diretti con l’esterno, maggiore mantenimento delle tradizioni culturali.

Sin dall’ingresso, attraverso il passo Hito Cajón e la fantastica Riserva nazionale di fauna andina Eduardo Avaroa, la Bolivia colpisce subito per la bellezza del territorio, per la gentilezza del suo popolo, ma anche per le aspre condizioni stradali e la perenne difficoltà nel reperire carburante – spesso di bassa qualità, a 82 ottano.

La dogana in cielo

L’accesso al Paese avviene attraverso un minuscolo posto di frontiera, immerso in uno scenario incredibile. Dopo aver espletato le formalità burocratiche sul lato cileno a San Pedro de Atacama, si devono percorrere quasi cinquanta chilometri prima di arrivare a una casetta sperduta nel nulla e piazzata sul valico a 4.480 metri sul livello del mare. Qui ci sono due guardie e una bandiera, piantata nel terreno come avamposto umano in un luogo dimenticato da Dio.

La Bolivia colpisce per la bellezza del territorio, ma anche per la perenne difficoltà nel reperire carburante

Il transito in dogana avviene rapidamente, grazie anche alla gentilezza degli ufficiali. Viaggio attraverso l’altopiano andino per 350 chilometri, circondato da vulcani, deserti, lagune e silenzio: sicuramente quanto di più toccante vissuto finora in Sud America. La strada, decisamente impegnativa per la salute delle sospensioni e per la carenza d’ossigeno, lascia di contro spazio a intensi momenti di pura estasi paesaggistica.

Nonostante il notevole spettacolo di madre natura, la difficoltà principale resta reperire la benzina, in quanto i distributori pare siano poco avvezzi a vendere il prezioso carburante a veicoli con targa straniera. Però la necessità, si sa, aguzza l’ingegno.

La visita al famoso Salar de Uyuni si rivela un altro momento indimenticabile del viaggio. Ci arrivo in una magnifica giornata di sole con il lago – la più grande distesa salata del pianeta – che regala un altro incredibile spettacolo. Oltre che per la sua estensione, occorre rimarcare che si trova a un’altitudine di 3.656 mslm e contiene oltre il 50% delle riserve mondiali di litio.

La visita al famoso Salar de Uyuni si rivela un altro momento indimenticabile

Turbolenta La Paz

Da Uyuni la mia rotta prosegue verso Potosí, Oruro (entrambe famose per le miniere di argento) fino a La Paz. La capitale è decisamente un luogo unico al mondo per quanto riguarda la viabilità: sopravvivere al traffico e alle sue strade si rivela un impegnativo banco di prova per qualsiasi motociclista. Oltre a questo, giusto per non farmi mancare nulla, mi ritrovo nel bel mezzo di una rivolta civile, con tanto di polizia militare schierata nelle strade e sporadici colpi di pistola: di certo un momento del viaggio di cui serberò ricordi in chiave negativa.

Per risollevare il morale ci vuole qualcosa che riaccenda l’entusiasmo e la curiosità verso questo Paese, magari un tranquillo e vasto specchio d’acqua. Detto, fatto: il lago Titicaca, condiviso con il vicino Perù, è un luogo mistico e meraviglioso.

La pace e la tranquillità che pervadono questi luoghi sono incredibili

Visto il mood positivo, ne approfitto per visitare la Isla del Sol, assolutamente da non mancare. L’isola, infatti, conserva numerosi resti di insediamenti che risalgono al periodo incaico. Qui, oggi come allora, i ritmi vitali sono scanditi dalla continua ricerca della sussistenza alimentare, la quale si basa sulla pesca e su piccoli appezzamenti agricoli strappati alla durezza dell’altitudine (3.812 mslm).

Cambio di rotta

Il piano originario era raggiungere il nord della Bolivia e da qui passare la frontiera per entrare in Brasile. Ma la realtà dei fatti – leggasi le condizioni delle strade – talvolta ti costringe, volente o nolente, a decisi cambi di rotta. Parlando con motociclisti locali incontrati sulla famosa Ruta de la Muerte vengo a sapere che la strada dove sono diretto è interrotta in più punti per lavori, e la zona nord è quasi completamente isolata da un paio di settimane con gli operai che bloccano l’accesso ai veicoli non autorizzati.

Modificato in corsa l’itinerario mi dirigo a est, toccando Santa Cruz de la Sierra per poi passare la frontiera ed entrare in Brasile a Corumbà. Mai deviazione fu più propizia: piegando verso nord raggiungo uno dei luoghi più incredibili che abbia mai visto. Ma questa è un’altra storia, che leggerete prossimamente.

La prima parte di questo report è disponibile qui.