Come per le grandi saghe cinematografiche, arriva anche il terzo capitolo della Dakar.
Dopo il primo in Africa e il secondo in Sud America, il terzo si svolgerà in Medio Oriente. Con un contratto da 5 anni l’Arabia Saudita sarà il prossimo paese a ospitare la carovana dakariana.


È stata presentata a Riyadh la 42ª edizione della Dakar che si correrà dal 5 al 17 gennaio 2020. La città di Jeddah, sulla costa del Mar Rosso, darà il via alla corsa mentre la bandiera a scacchi sventolerà a Al-Qiddiya dopo 12 tappe e oltre 9.000 km.

A detta degli organizzatori e dei principali protagonisti intervenuti durante la presentazione ufficiale, il percorso sarà molto variegato e impegnativo, e vedrà i concorrenti cimentarsi in imprese tra dune, canyon, montagne, vallate e wadi. In conferenza stampa e nei video di presentazione, in molti concordano sul fatto che le prossime cinque edizioni avranno come protagonista la navigazione, senza nulla togliere alla tecnica di guida e alla resistenza.

Dopo undici edizioni in Sud America, che con la sua varietà di territori è riuscita a reggere il confronto con le bellezze del Continente Nero, la gara si sposta nuovamente e per più di un motivo: dopo l’entusiasmo dei primi anni e l’iniziale ritorno pubblicitario per i Paesi ospitanti, l’interesse degli stessi si è andato affievolendo anche per via delle cifre da sborsare per avere la gara sul proprio suolo.

Una situazione difficile ormai palese nell’ultima edizione, interamente svoltasi su suolo peruviano, alla fine della quale si è subito iniziato a vociferare di un probabile ritorno in terra africana. Mettere in piedi una competizione così grande significa per la Amaury Sport Organisation, proprietaria del marchio Dakar, un investimento non da poco da cui aspettarsi introiti altrettanto notevoli. Va da sé che, se i Paesi nordafricani hanno ben altre priorità di spesa, ad accaparrarsi la gara sarebbe stata una nazione con buona disponibilità economica.

Capitolo terzo, Medio Oriente

Alla fine a spuntarla è l’Arabia Saudita che con i suoi petrol-dollari ha avuto tutta la forza necessaria per convincere l’organizzazione della Dakar a spostare la competizione nella Penisola Arabica. Grazie a un corposo contributo economico dato dalla famiglia reale saudita alla ASO, sarà il continente asiatico a veder nascere il nuovo corso della Dakar.

Nelle parole del Principe Abdulaziz bin Turki AlFaisal Al Saud, Presidente dell’Autorità Sportiva saudita, la gara si inserisce nel programma di sviluppo Vision 2030 che vede proprio in Al-Qiddiya “la prima città per l’intrattenimento, lo sport e la cultura del regno”. Tutto il mondo vedrà la capitale saudita dello sport, che sarà completata nel 2022, grazie ai riflettori della Dakar.

percorso dakar 2020

Siamo certi che non mancherà nessuno degli ingredienti che hanno fruttato alla Dakar la nomea di rally più difficile al mondo: gigantesche dune fino all’orizzonte, creste aguzze e catene rocciose, le piste su cui i piloti sfrecceranno prima di essere inghiottiti dai canyon.

Ci saranno ancora bivacchi in cui i concorrenti si riposeranno, sistemeranno i veicoli, imprecheranno e piangeranno, confortati il giorno dopo dall’incitamento di spettatori esotici a bordo pista, felici che la loro terra desolata sia per un giorno al centro del mondo.

Basti pensare allo scenario offerto dal Rubʿ al-Khālī, che letteralmente vuol dire “il Quarto Vuoto”, il secondo deserto di sabbia più esteso al mondo che occupa la parte meridionale della penisola arabica. Un vero e proprio nulla di sabbia, tanto ostile da essere solo lambito dalle rotte carovaniere, che custodisce nel sottosuolo il più grande giacimento di petrolio al mondo, fonte delle immense ricchezze saudite.

Il Rubʿ al-Khālī è la superficie di sabbia più estesa al mondo

Ma non ci sarà solo sabbia da affrontare: basta spostarsi lungo la costa del Mar Rosso per trovare la catena montuosa del Sarawat, tra le cui vette spiccano i 3.133 metri del Jabal Sawda. Qui le precipitazioni rendono il paesaggio verdeggiante e apportano acqua ai corsi d’acqua che lentamente modellano le montagne della regione.

Complicazioni all’orizzonte

Se dal punto di vista paesaggistico, con buona pace dei nostalgici, non avremo di certo rimpianti, il trasloco in casa saudita presenta delle implicazioni socio-politiche con potenziali risvolti quantomeno imbarazzanti. Viene subito in mente il fatto che in Arabia Saudita è concesso alle donne di guidare un’automobile solo dall’anno scorso e solo dietro permesso di un garante di sesso maschile. La cosa non sembra riguardare le partecipanti al rally: sul palco della presentazione ufficiale erano presenti Laia Sanz e Andrea Peterhansel, entrambe a capo scoperto e in abiti unisex da “scuderia”.

Ben più complicata potrebbe essere la partecipazione del principe qatariota Nasser Al-Attiyah che, a bordo della sua Toyota Hilux, ha dominato indisturbato l’edizione 2019 in Perù. L’Arabia Saudita ha tagliato le relazioni diplomatiche col Qatar dal 2017, vietando l’ingresso sul proprio territorio ai cittadini del piccolo confinante. Come farà Nasser, che non era presente alla serata di presentazione – neanche con un contributo video – a difendere il titolo appena conquistato? E poi, a parte le questioni più importanti, non mancano domande più leggere: essendo bandito il consumo di alcolici, con cosa si brinderà al traguardo?

Se e come questi problemi verranno risolti, sarà la storia a dirlo. L’unica cosa di cui possiamo essere certi è che il circo della Dakar continua nell’eccezionale scenario naturale dell’Arabia Saudita, che nulla ha da invidiare ai precedenti.