In prova: Motoairbag V3, la protezione irrinunciabile

Dopo avervi raccontato le caratteristiche principali delle diverse tipologie di airbag da moto in commercio, abbiamo voluto approfondire l’argomento provando sul campo cosa significhi indossarne uno in viaggio e nel quotidiano.

di Marco Manzoni


Ci siamo recati da Motoairbag per una prima presa di contatto e per farci raccontare direttamente dal produttore tutti i segreti di questi dispositivi di sicurezza.

Prima di iniziare l’accurata descrizione di tutti i tecnicismi legati al funzionamento degli airbag, Fabio Colombo – amministratore delegato dell’azienda – ha tenuto a specificare un concetto a cui tiene molto : «La cosa che mi preme maggiormente è che si faccia cultura su questi dispositivi perché l’airbag può fare la differenza in termini di sicurezza e salvare delle vite. Che siano i nostri o di altri produttori, meccanici o elettronici, non importa: l’importante è che diventi una protezione di uso comune».

Si tratta sicuramente di un obiettivo condivisibile perché l’airbag da moto funziona e protegge, a prescindere dal sistema di attivazione e quando inizi a utilizzarlo regolarmente diventa difficile farne a meno.

Come funziona

I sistemi airbag si dividono in tre categorie principali a seconda del loro meccanismo di attivazione:

  • meccanici, come il V3 che abbiamo in prova, che utilizzano un cavo collegato alla moto;
  • elettronici che si avvalgono di una centralina governata da un algoritmo che attiva il sistema quando rileva un incidente tramite i sensori integrati;
  • ad attivazione ibrida, ovvero con entrambi i sistemi.
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Motoairbag produce tutte e tre le tipologie, sia per vendita diretta, sia per conto terzi per aziende come Alike, Gimoto iXS e OJ Atmosfere Metropolitane.

Il prodotto di punta dell’azienda lombarda è il Motoairbag V3 che vanta le migliori performance anche grazie al sistema Fastlock.

Questa tecnologia di innesco funziona su quattro gradi di controllo: distanza massima, posizione nello spazio, velocità negativa e accelerazione. Grazie a una massa interna che funge da accelerometro meccanico e che lavora con la stessa logica delle cinture di sicurezza della macchina, quando lo scorrimento del cavo raggiunge una velocità superiore ai 5 km/h il sistema si attiva in meno di 5 millisecondi.

Secondo gli studi del centro di ricerca e sviluppo dell’azienda l’attivazione meccanica è più rapida della centralina dei sistemi elettronici che, invece, ha una brevissima latenza di circa 50 millisecondi (un tempo comunque ampiamente sufficiente per garantire la sicurezza del pilota).

Il fatto è che l’airbag da moto funziona e protegge, a prescindere dal sistema di attivazione

Alcuni altri vantaggi del sistema meccanico rispetto a quelli elettronici sono: la quantità di situazioni differenti che riesce a coprire, il fatto di non doverlo ricaricare e l’assenza di un software che potrebbe non riconoscere una situazione particolarmente complessa.

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Quello meccanico, infatti, si attiva in più scenari. Per assurdo esplode anche se, scendendo dalla moto, si inciampa e si cade a terra strappando il cavo, ma forse è meglio così: la gravità di un incidente si può conoscere solamente dopo che è avvenuto, quindi meglio che l’airbag esploda una volta in più a vuoto piuttosto che una in meno.

Un altro aspetto interessante è che il ripristino è relativamente economico, il kit di ricarica costa 59 euro ed è possibile provvedere in autonomia in pochi semplici passaggi senza dover mandare il dispositivo in azienda.

Tra gli aspetti negativi del sistema meccanico, invece, c’è quello di dover apprendere un nuovo automatismo e ricordarsi di collegarlo alla moto ogni volta che si sale e di staccarlo quando si scende.

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Su strada (e fuori)

Il modello V3 – così come il V4 che è lo stesso prodotto con l’aggiunta delle maniche – è composto da due sistemi airbag: uno per il torace e uno per la parte posteriore, ed entrambi offrono una protezione di livello 2. Infatti il gilet presenta due etichette con le rispettive certificazioni.

Questi sistemi hanno anche pressurizzazioni diverse per avere gradi di assorbimento specifici e adeguati a due zone con caratteristiche fisiche e di resistenza differenti come il petto e la schiena.

Fatte tutte le dovute premesse ora tocca dirvi come mi sono trovato e lo farò, come nostro solito, raccontandovi l’esperienza in viaggio.

Partiamo dalle sensazioni: certamente appena indossato ti senti subito più sicuro, sai di avere qualcosa che ti proteggerà molto più del solo completo tecnico abbinato al paraschiena. Di contro, si tratta di un dispositivo pesante, ingombrante e che blocca buona parte dell’aria che arriva sul torace. In estate le prese d’aria del completo vengono per forza di cose coperte.

Ho indossato il V3 sia per il viaggio nella Tuscia in occasione del Superbus 2023, raccontato su RoadBook 36, sia per un servizio in Toscana realizzato con l’Husqvarna Norden 901 pubblicato sul numero 37, oltre che per uso personale nei diversi giri di piacere e nel tragitto quotidiano casa-ufficio.

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All’inizio ho combinato dei gran pasticci e creato svariate situazioni comiche. Mentre mi ricordavo quasi sempre di collegarlo alla moto, difficilmente lo scollegavo prima di scendere, ritrovandomi diverse volte incastrato metà sulla moto e metà giù, attorcigliato al cavo con le gambe.

La buona notizia, però, è che per innescarlo è necessaria una forza di almeno 15 kg (valore applicato per evitare scoppi accidentali) e grazie a questo, non sono mai “esploso” per dimenticanza. Poi, dopo alcuni giorni di utilizzo ti ci abitui e diventa un gesto automatico.

Durante i due servizi è capitato di percorrere svariati chilometri in off road guidando sia in piedi, sia seduti e in queste situazioni non ho riscontrato particolari impedimenti o inconvenienti da segnalare. Certo, è sempre uno strato in più da indossare con relativo ingombro, ma non limita i movimenti né la reattività in sella.

Essendo estremamente fortunato ho avuto modo di provarlo anche molte ore sotto la pioggia battente. Per ovvie ragioni l’airbag è da indossare esternamente rispetto alla tuta anti acqua, rimanendo esposto alle intemperie e, in modo altrettanto evidente, si bagna. L’unica accortezza, in caso di temporale è forse quella di non togliere subito l’antipioggia appena terminata la perturbazione per non indossare il capo bagnato a contatto con la giacca asciutta.

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Non l’ho fatto scoppiare volontariamente, sia perché non ci tenevo, sia perché non ritenevo necessario sprecare del materiale inutilmente per verificarne solamente l’apertura. Il prodotto è stato ampiamente testato e abbiamo assistito a diverse dimostrazioni sul funzionamento di questi strumenti durante le varie fiere; conosciamo quindi perfettamente l’efficacia dell’innesco e della protezione garantita.

Dopo questi ultimi mesi in compagnia del V3 posso confermare che porta con sé qualche scomodità legata a peso e ingombro e il prezzo d’acquisto non è certo indifferente, ma la sicurezza che offre non ha prezzo.

Motoairbag V3 è disponibile in tre taglie che coprono le misure da S a 3XL al prezzo di 639 euro.

Motoairbag V3
Sicurezza
10
Casistiche di intervento
9.5
Comodità
5.5
Pro
Protezione
Bassi costi di ricarica
Finiture
Contro
Peso
Ingombro
Calore in estate
8.3
Totale