Un test sul campo di due fotocamere Panasonic, la bridge DMC-FZ300 e la mirrorless DMC-GX8H, che abbiamo avuto modo di usare in occasione di due viaggi, in Africa australe e in Asia sul Pamir. Ecco le nostre impressioni, pensando all’uso durante un’avventura in moto.

di Fabrizio Cedrati


Tutti amiamo portare a casa ricordi dalle nostre scorribande motociclistiche in giro per il mondo. Oltre a una buona qualità dell’immagine, requisito imprescindibile, chiediamo alle nostre apparecchiature che siano robuste e pratiche da portare in sella senza l’angoscia di mandarle in malora appena le condizioni non siano proprio eccellenti.

Nei nostri ultimi viaggi abbiamo avuto modo di usare due diverse fotocamere Lumix, marchio che identifica la divisione fotografia della Panasonic. Alla FZ300, che ci aveva accompagnato lungo le piste africane raccontate in “Botswando” – pubblicato sul numero 8 di RoadBook – si è affiancata quest’anno la GX8H, strapazzata anch’essa in diverse situazioni lungo le sterrate in quota dell’altipiano del Pamir.

Per le specifiche tecniche consigliamo di approfondire sul sito Lumix, qui ci limiteremo a riportare le nostre impressioni di viaggiatori in moto.

Robusto è meglio

Una cosa molto importante che abbiamo imparato negli anni è che in viaggio si usa tutto ciò che è a portata di mano e facilmente raggiungibile mentre se, per paura di romperle, le cose vengono stivate al sicuro in fondo ai bagagli, difficilmente verranno utilizzate. La fotocamera è uno di quegli oggetti che devono essere sempre pronti all’uso e per questo motivo un requisito fondamentale è la robustezza. Le due Panasonic hanno perciò viaggiato, senza troppe pretese, all’interno di due normalissime custodie, ben legate al borsone posto in coda alla moto subendo vibrazioni, polvere, sbalzi di temperatura, acqua e neve, senza mai dare segni di malfunzionamento.

Questo perché entrambe le macchine hanno il corpo tropicalizzato, ovvero hanno tasti, sportelli, connessioni e giunture sigillate da guarnizioni in gomma che riparano l’interno da polvere, vapore e spruzzi d’acqua. Sia chiaro che la tropicalizzazione non rende la fotocamera impermeabile, ma permette di utilizzarla con disinvoltura nelle più disparate situazioni climatiche.

Le due fotocamere hanno patito vibrazioni, polvere, sbalzi di temperatura, acqua e neve

L’altro elemento che accomuna le due fotocamere è il mirino elettronico OLED, a nostro avviso indispensabile per realizzare buone inquadrature: se il mirino ottico è fondamentale per isolare la scena e definirla, il vantaggio di quelli elettronici è che si ha un’anteprima in tempo reale di cosa verrà impresso sul sensore. Da segnalare che il mirino della GX8H è anche inclinabile verso l’alto, dando ulteriori possibilità di controllo dell’inquadratura.

Oltre che in modalità completamente automatica, entrambe le fotocamere possono essere utilizzate in priorità di tempi o apertura o completamente in manuale.

Lumix FZ300, una bridge per guardare lontano

La Lumix FZ300 è dotata di un sensore da 12,1 megapixel e permette di salvare le immagini anche nel formato RAW, ovvero non compresso. La camera consente raffiche di 12 fps con AF fisso e realizza riprese video 4K. Pur raggiungendo una sensibilità di 6400 ISO, il rumore digitale diventa particolarmente invadente oltre i 1000 ISO; tale limite è relativamente recuperabile se si scatta in RAW, mentre meglio non superare questo valore quando si scatta direttamente in JPEG.

Ad agevolare l’utilizzo di basse sensibilità interviene il vero punto di forza della FZ300, l’obiettivo Leica Vario-Elmarit con escursione da 25 a 600 mm (in formato equivalente al 35 mm) con apertura costante f2,8. In parole povere uno zoom 24x che mantiene costante la luminosità a tutte le lunghezze focali. Un livello di ingrandimento così estremo è possibile anche grazie alle dimensioni ridotte del sensore ma, del resto, stiamo parlando di una bridge, ovvero di una fotocamera compatta che vuole riprodurre in piccolo le funzioni di una reflex. Un compromesso, quindi, ma con tanti punti di forza come le dimensioni ridotte e un peso complessivo inferiore ai 700 grammi.

Non guastano alcune dotazioni interessanti come il post focus, ovvero la possibilità di modificare il punto di messa a fuoco dopo lo scatto: la cosa farà irritare i puristi della fotografia, ma può risultare utilissima per salvare quell’unico scatto fatto al volo in condizioni difficili.

Ultima nota, il modulo Wi-Fi che consente di collegarla a uno smartphone per utilizzare quest’ultimo come controllo remoto e gestore dell’archivio. Va detto che l’app Panasonic Image App è al momento una delle migliori per il controllo delle fotocamere proprietarie.

Lumix DMC-GX8H, senza specchio

Ben diversa la qualità e le prestazioni della Lumix DMC-GX8H, facente parte della famiglia delle mirrorless di fascia medio-alta. Per chi non lo sapesse, le fotocamere mirrorless sono sostanzialmente delle reflex a cui è stato tolto il pentaprisma che porta l’immagine nel mirino (da cui il nome, senza specchio). L’assenza del pentaprisma si traduce immediatamente in dimensioni e peso più contenuti: per la GX8H parliamo di 487 grammi per il solo corpo, a cui poi va aggiunto il peso della lente che si intende montare; nel nostro caso si è trattato di un obiettivo Lumix G Vario 14-140 mm con apertura variabile da f3,5 a f5,6, corrispondente in formato full frame a un 28-280 mm: per i profani uno zoom 10x in grado di coprire la stragrande maggioranza delle situazioni, la cui luminosità non eccellente è compensata dalla stabilizzazione della lente che lavora insieme a quella a due assi sul sensore, dando la possibilità di utilizzare tempi di scatto piuttosto lunghi anche a mano libera. Purtroppo la doppia stabilizzazione non è disponibile per i video, che possono arrivare fino alla risoluzione 4K.

Il sensore da 1” della GX8H raggiunge i 20 megapixel in formato 4:3 e offre una ottima resa agli alti ISO – lavora fino a 25.600 ISO – con un rumore relativamente contenuto e ampiamente gestibile lavorando sui file RAW. L’ampio buffer consente di registrare fino a 100 immagini consecutive con raffiche di 8 fps. Troviamo anche funzioni per la creazione di filmati time lapse e stop motion. Il display posteriore touch è orientabile in tutte le direzioni. Si sente la mancanza di un flash integrato che sarebbe utile in condizioni di luce sfavorevole, soprattutto per chi intende viaggiare leggero con l’attrezzatura ridotta all’osso.

Le impressioni che abbiamo riportato riguardano due prodotti con finalità diverse, come intuibile dai prezzi al pubblico: se la FZ300 prevede un uso amatoriale ma di qualità al costo di circa 480 euro, la GX8H – circa 600 euro per il solo corpo – è un prodotto apprezzato da molti professionisti in ambito video e permette di portare a casa, con la giusta lente, reportage fotografici di tutto rispetto. Ognuno scelga in base alle proprie esigenze. A tutti auguriamo buona luce (e buona strada).

Fotocamere Lumix FZ300 e GX8H, piccole per viaggiare
Portabilità FZ3007
Qualità immagine FZ3006
Versatilità FZ3008.5
Portabilità GX8H8
Qualità immagine GX8H8
Versatilità GX8H8
FZ300
  • Pro: zoom, tropicalizzazione
  • Contro: Sensore, non stabilizzata
GX8H
  • Pro: sensore, stabilizzazione
  • Contro: no flash, doppia stabilizzazione solo su foto
7.6Totale