Il ritorno del raid africano, tra moto di serie, sfide umane, tappe estreme fino a Dakar e resoconti video quotidiani in italiano.
di Dario Tortora
L’Africa Eco Race è un rally-raid che prova a riportare in Africa l’immaginario della vecchia Dakar, quella in cui la parola “traguardo” pesa più della parola “classifica”. L’edizione 2026 parte da Tangeri, attraversa il Marocco e la Mauritania e si chiude in Senegal, con arrivo a Dakar e passaggio finale sul Lac Rose il 7 febbraio.
C’è una bella notizia per chi vuole seguirla ogni giorno con immagini spettacolari: gli organizzatori ci hanno dato il permesso di pubblicare sul nostro canale YouTube i resoconti giornalieri in italiano, commentati da Elisabetta Caracciolo.
È un filo rosso che abbiamo incrociato alla prepartenza di Bordighera, pensata per salutare i piloti italiani prima dell’imbarco dei mezzi a Marsiglia e della successiva discesa in Africa.
Da lì, l’edizione 2026 ha impiegato poco a ricordare a tutti perché un raid africano non è una gita con la traccia GPX: meteo cattivo a Tangeri, prologo cancellato e prima speciale annullata per le nevicate sulle montagne marocchine.
Un avvio accidentato ma perfettamente appropriato, perché ci ricorda che nei rally-raid la variabile più potente non è un cavallo in più, ma il modo in cui si è in grado di affrontare il contesto.
Un raid africano non è una gita con la traccia GPX
A noi però interessano sì le moto, ma ancora di più le persone. In particolare la sfida tutta italiana tra Alessandro Botturi su Yamaha e Jacopo Cerutti su Aprilia: due veterani e due bicilindriche che parlano la lingua dell’adventouring. È il bello dell’Africa Eco Race: in gara ritroviamo proprio le stesse moto che possiamo comprare dal concessionario.
Qui sotto trovate la prima puntata e a seguire su YouTube il resoconto quotidiano delle moto e delle persone che cercano di arrivare a Dakar dopo dodici tappe estenuanti. Buona visione!


