Vallo di Nera, il paese a spirale

L’Italia trabocca di villaggi medioevali uno più bello dell’altro. Ma ciò che ci fa ricordare con piacere Vallo di Nera è il rapporto che ha con le motociclette.

di Mario Ciaccia


Vado in moto da oltre 40 anni e ho la sensazione che le persone che odiano questo mezzo di trasporto siano aumentate, rispetto a un tempo. Non so se dipende dal fatto che molti guidano in maniera spericolata con gli scarichi aperti, per cui la gente “normale” associa alle moto il concetto di tamarro fastidioso e pericoloso.

Oppure dall’aumento di gente che va su due ruote, nel senso che agli appassionati puri si sono aggiunti quelli che hanno comprato lo scooter per mere questioni pratiche. E più gente fa una cosa, più quelli che non la fanno ne sono infastiditi. Il risultato è che spesso mi trovo a guidare la moto sentendomi in colpa o, per lo meno, aspettandomi di venire aggredito dai passanti.

Un esempio: quattro anni fa, provando la KTM 890 Adventure R in Oltrepò , trovammo una pista da cross abusiva ricavata in mezzo ai ruderi di una fabbrica che si prestava a qualche foto di azione. Quindi, dal nostro punto di vista, eravamo delle persone normali, che per lavoro provavano e fotografavano moto e che avevano trovato una location che si prestava.

Al momento di andare via incontrammo una donna furibonda, che ci aggredì dicendo che quello era un sito pieno di amianto, che «lo sanno tutti», che per colpa nostra tutti gli abitanti della zona stavano respirando amianto, «voi e i vostri amici avete rotto le palle».

Era convinta che fossimo del posto e ogni tentativo di spiegarle che arrivavamo da 150 km di distanza, che non eravamo mai stati lì prima, che non sapevamo nulla dell’amianto e che non avremmo potuto saperlo dato che non c’erano cartelli, transenne o fettucce era inutile: questa urlava e non aveva alcuna intenzione di ascoltarci.

Era impressionante, perché dai toni, dalle frasi e dal disprezzo si capiva che ci considerava dei delinquenti, appartenenti a una razza di subumani. E immaginiamo che ancora oggi non abbia mai cambiato idea su quelli che vanno in moto.

Voi e i vostri amici avete rotto le palle

Mi viene in mente anche uno che mi disse «voi motociclisti siete dei cafoni perché fate i rutti» (capito? Tutti indistintamente, non solo Pedro Acosta) e persino uno che «uccidete le persone». La cosa che colpisce è che se cerchi di ragionare tirano su un muro di cemento.

Ma negli antichi villaggi…

Nove anni fa però ci è capitato di fare una serie di servizi sui borghi medioevali del Centro Italia e ci siamo ritrovati a girare dentro vicoli strettissimi, dove passavano solo le moto e non le auto, eppure erano aperti al traffico e, nonostante il rimbombo del motore, nessuno ci diceva nulla. Io mi sentivo in colpa, mi sembrava di essere un ladro e un assassino.

Qui siamo a Castel di Tora (RI) e quella signora non è uscita per cacciarci via con la scopa, ma ci sta suggerendo come uscire da quel labirinto di vicoli.
Uno dei paesini che amo di più è Vallo di Nera (PG), in Umbria e mi piace per ben tre motivi.

Il primo è che si trova all’inizio della sterrata che sale all’altopiano del Monte Metano: è una lasagnona larga e poco ripida. Tu ci guidi sopra immaginando che, come succede spesso sugli Appennini, in cima troverai un altopiano. Ed è così anche questa volta. Il posto è bellissimo e fa venire voglia di piantarci la tenda.

Il secondo motivo è che il paese, visto dall’alto (con un drone, con Google Earth o con una scala a pioli alta 200 m) assomiglia a un crostaceo richiuso su se stesso, come se si proteggesse.

Ricorda la spirale dei gusci delle chiocciole. Se ci entri, hai la sensazione di salire a spirale fino alla piazzetta sommitale. La cosa incredibile è che ci si può girare in moto, anche se sembra assurdo. Per lo meno fino al 2022, l’ultimo anno in cui siamo entrati nel borgo.

Ci siamo passati nel corso della prima tappa della Italian Challenge. In foto vediamo il super-veterano dei dakariani, Beppe Gualini, mentre esplora Vallo di Nera.

Ma la prima volta è stata nel 2017: volevamo fare le foto e qualcuno, forse il sindaco in persona, ci disse che potevamo tranquillamente girare in moto. Io ero in sella a una Honda CRF1000L Africa Twin e non credevo a quello che stavo facendo.

Arrivai in cima al paese e cominciai a scendere prendendo qualsiasi vicolo trovassi, finché non sono finito su una scala come quella della foto sopra. Poi ne ho presa una più ripida ed ecco la figata: finiva contro una scala uguale, ma in salita. Ero in trappola!

Si trattava di fare una scala ripida in salita senza rincorsa, sia andando avanti, sia volendo tornare indietro. C’ho provato, ma non ero Toni Bou e ovviamente la moto faceva rumore.

Ecco quindi che si è aperta la porta di una casetta e si è affacciata una signora, immagino per insultarmi. Invece il dialogo è stato il seguente: «Che sta facendo?».

«Mi scusi, sono finito per errore qui e non riesco ad andarmene». «E perché no?». «Beh, questa scala è difficile da fare in moto». «Non è vero, mio figlio la fa tutti i giorni». «Cioè, suo figlio fa questa scala con la moto tutti i giorni?». «Certo, perché lei non riesce? Ah, però mio figlio ha una moto da cross».