Traffico in alta quota

La Valle di Susa e la Via del Sale sono i paradisi assoluti delle sterrate di alta montagna e sono affollate di moto da sempre, ma quest’anno sembra che ce ne siano molte di più.

di Mario Ciaccia


Credo che chiunque stia leggendo questo articolo sia stato almeno una volta su una qualsiasi delle sterrate militari delle Alpi Occidentali, al confine tra Italia e Francia.

O almeno ne ha sentito parlare. Avrà di sicuro qualche amico che lo ha invitato a fare la Via del Sale o che gli ha raccontato di essere stato sull’Assietta.

Va così dalla notte dei tempi, si può dire che ci vanno tutti per tre motivi: 1) i paesaggi sono strepitosi; 2) è una delle rare zone dove le moto possono circolare sulle strade sterrate; 3) c’è una concentrazione incredibile di dette strade sterrate, per cui è possibile girare per giorni senza mai rifare lo stesso percorso.

Io ci vado continuamente da 39 anni e, ogni anno, mi stupisco da quanto siano belli i paesaggi.

Traffico in alta quota: c’è sempre stato

Dunque, cosa c’è di strano? C’è che sembra che, da tantissime, le moto (e le auto 4×4) siano diventate troppe. Dalla fine di giugno fino a oggi ho notato che un numero maggiore del solito di amici mi raccontavano che erano andati lassù o che stavano per andarci e poi mi sono arrivati contenuti a pioggia su Facebook e Instagram di gente che smotazzava su quelle strade.

Una sorta di effetto Roccaraso, ricordate? Una tizia, su TikTok, disse che Roccaraso era bellissima e il week end dopo decine di pullman pieni di napoletani invasero la località sciistica abruzzese.

Agli amici chiedo «Come mai ci state andando?» e la risposta più frequente è «Perché ci siamo sempre andati». Un paio tra loro, però, hanno scoperto il fuoristrada turistico da poco e hanno imparato che le Alpi Occidentali sono il top. Lo sanno bene anche gli stranieri, ma quelli ci vengono in massa da decenni, non è una novità.

La Valle di Susa è la più interessata perché sulle sue montagne si trovano tre delle strade sterrate più affollate d’Italia: l’Assietta, lunghissima, in cresta, che sale fino a oltre 2.500 m; quella dello Jafferau, che si arrampica fino a una fortezza a quota 2.800 m; e la mulattiera che portava alla piccola località sciistica del Colle del Sommeiller attualmente permessa fino a quota 2.991 m.

Traffico in alta quota: iniziano a preoccuparsi

Pochi giorni fa sono stato a Sestriere per lo Sport Awards Film Festival e ho parlato con persone appartenenti a enti turistici della Valle di Susa. Sono concordi nell’affermare di non avere mai visto un traffico simile sulle strade in questione. «A Bardonecchia sembra che ci sia un motoraduno ogni giorno».

Da una parte, in valle sono contenti: alberghi e ristoranti sono pieni quasi come d’inverno, quando la gente viene per sciare. Ma ci si sta rendendo conto che troppi veicoli = rottura di un equilibrio già precario. Chi va a piedi o in bicicletta non ne può più. 

E pensate che, sul Sommeiller, c’è chi ci sale con il monociclo!

Non sappiamo se questa ondata di moto da enduro sulle strade piemontesi, ancora superiore che in passato, sia dovuta al nuovo modo di comunicare di questi ultimi tempi, in cui motociclisti anche con pochissima esperienza pubblicano video fatti molto bene dove raccontano strade note ai veterani da milioni di anni e le presentano usando toni mitici, come se le avessero scoperte loro.

Da questi video salta fuori il concetto che, per molti, lo Stelvio viene considerata una strada difficile, ma ci sono video che dicono «Ehi, non credere che lo Stelvio sia la più difficile, abbiamo scoperto che c’è ben di peggio» e citano strade normalissime e note ai più come lo Spluga o il Manghen (che vediamo sotto).

Comunque è già da diversi anni che in Piemonte si sta cercando di regolarizzare il traffico imponendo orari, pedaggi o entrambe le cose. Ma è una storia lunga.

Ho scoperto questa zona negli anni ’80, quando sognavo una moto. Nell’attesa, mi studiavo le mappe TCI al 200.000, che erano meravigliose (e lo sono tuttora). Mi piaceva scovare le strade malmesse, quelle segnate con un tratto continuo di qua e uno tratteggiato di là.

Qui si vedono la mulattiera militare dello Jafferau e la sterrata del Sommeiller.

Mi resi conto che era possibile andare, in fuoristrada, dal mare fin quasi al lago di Ginevra (la HAT Sanremo-Sestriere è lo sviluppo concreto di questa idea velleitaria).
Appena ho avuto una moto da enduro, nel 1987, sono corso con mio fratello in Susa’s Valley a fare la scorpacciata di sterrati.

All’epoca erano tutti aperti, non c’erano divieti, neanche sul mitologico Chaberton (vedi le foto sopra). C’erano già tantissime moto, parecchie targate Germania.

Erano gli anni ’80, tutti sognavano la Dakar, non esistevano rimorsi legati a fattori ecologisti. Sul Sommeiller e sullo Jafferau la gente tagliava i tornanti, creando nuovi sentieri e trasformando quelle sterrate in percorsi da enduro specialistico. E sembrava che nessuno ci trovasse qualcosa di male.

Altra cosa incredibile: nel 1987 in cima al Sommeiller c’era ancora il ghiacciaio. C’erano un rifugio e un piccolo ski-lift, del resto la strada era stata creata apposta per lo sci e non a scopi bellici.

Quando sono iniziati i problemi

Negli anni successivi sono tornato in Valle di Susa ma ho anche esplorato altre sterrate militari al confine con la Francia, come la Via del Sale del Colle di Tenda, l’altopiano della Gardetta, la cosiddetta Strada dei Cannoni, il Colle di Gilba, l’Infernotto, la Conca Cialancia, la valle dell’Argentera, il Colle della Mulattiera e la Punta Colomion, il Colle Bercia e il Lago Nero, il Vallone di Piantonetto , il Collombardo e il Lago Monastero e, in Francia, il tunnel del Parpaillon, il Colle de la Mouthiere, il Valbelle ed altri posti. Il tutto sempre senza problemi.

Nella foto sopra, che è di una quindicina di anni fa, quindi abbastanza recente, vediamo il superamento di una frana sulla strada che sale alla Conca Cialancia (2.451 m).

Nel corso degli anni ’90 ho notato un progressivo deterioramento nei rapporti tra i motociclisti e gli altri fruitori di quelle strade, in primis pedoni e ciclisti, ma anche da parte di chi ci abita, che ha iniziato a non sopportare più il rumore e la polvere provocati da auto e moto.

Certo, è difficile dare torto a queste persone, specie se osserviamo la cosa solo dal loro punto di vista.

Mentre il nostro punto di vista è che siccome ci sono poche sterrate aperte alle moto, mentre a piedi e in bici ci sono miliardi di strade e sentieri, oseremmo pensare che ci potrebbe essere più comprensione e che magari un trekker potrebbe evitare di fare proprio le poche strade aperte alle moto.

C’è anche il problema che se, su 100 motociclisti, 90 si comportano in maniera civile, i nostri detrattori vedranno solo le 10 canaglie che si comportano male.

Questi imbecilli li ho fotografati intorno al 2010 sul Colle Tanarello, sulla Via del Sale. Venivano giù in picchiata a tutto gas passando sui prati. Scarichi aperti, velocità elevate, visibilissimi, come fa uno che passa a piedi a non pensare che noi motociclisti, tutti, siamo dei selvaggi?

Ho vissuto in diretta problemi di convivenza quando salii in cima allo Jafferau nei primi anni Duemila. La discesa lungo le piste da sci, dai 2.800 m fino a Frejusia a quota 1.900 m, famosa per le sue pendenze, non aveva cartelli di divieto, ma qualcuno aveva rovesciato un bel po’ di terra, per impedire ai veicoli di passare.

Ma i motociclisti se ne fregavano e passavano lo stesso, dicendo che un vero divieto avrebbe dovuto essere segnalato con un cartello. Tre tedeschi, due ragazzi e una ragazza, passarono la gobba, si calarono nel baratro e finirono nell’agguato di un tipaccio che, sceso da una 4×4, li prese a mazzate, spaccando loro i fari delle moto.

Al che i tre scapparono, tornando in vetta e fu lì che li vidi arrivare, terrorizzati. Andarono dai Carabinieri. Curioso il fatto che il pazzo non fosse a piedi, ma in auto, quindi con un veicolo motorizzato.

Ho vissuto in diretta problemi di convivenza

Raccontai l’episodio in un articolo e, dopo la pubblicazione, ricevetti la strana lettera di un signore che disse che i tre il faro l’avevano rotto cadendo e augurando loro di avere imparato la lezione. 

Nel versante di là, quello verso Susa, non ho mai avuto questo genere di incontri, mentre sul lato Bardonecchia le tensioni non mancavano, tanto che quel versante per un certo periodo è stato chiuso al traffico (e adesso è di nuovo agibile).

Traffico in alta quota, i divieti e i pedaggi

C’è sempre stato un braccio di ferro tra chi era favorevole al passaggio dei veicoli motorizzati su quelle strade e su chi invece voleva bandirli completamente.

Sull’altopiano della Gardetta si è iniziato asfaltando, anno dopo anno, la sterrata che saliva a Preit, dove si trova un agriturismo. Quindi si è passati a vietare il traffico notturno. Poi a regolare il transito diurno. Poi vietandolo del tutto.

Il Colle dell’Ancoccia (2.540 m) è stato il primo ad essere vietato sulla Gardetta. Infine, è arrivato il divieto persino sulla strada asfaltata di Preit, qualora il parcheggio in quota fosse pieno.

La Gardetta resta chiusa anche nel caso una manifestazione del calibro della HAT Sanremo-Sestriere chieda il permesso di poter passare per solo un giorno all’anno.

Altro divieto di grosso calibro, quello della cosiddetta Strada dei Cannoni, tra il santuario di Viamala e il Colle di Sampeyre. Era messa male come fondo ed è stata chiusa per sistemarla, riaprirla e renderla agibile a pagamento (15 euro), solo di giorno e, per quanto riguarda i veicoli a motore, solo di martedì e giovedì. In questo modo pedoni e ciclisti possono godersi la strada per cinque giorni su sette.

Stessa sorte è toccata alla Via del Sale, quella che collega l’entroterra di Bordighera con il Colle di Tenda: 15 euro e solo di giorno (una foto come quella sopra non è più possibile). Qua però hanno invertito i giorni in cui ciclisti e podisti possono passare: è martedì e giovedì. Il passaggio di moto e auto è tale che hanno riservato la maggior parte del tempo a loro.

La strada dell’Assietta è fattibile senza pedaggio, ma le moto non possono salire né martedì né sabato, per lo meno dalle 9 alle 17. Questo fa sì che tutti i motociclisti si concentrino la domenica.

Invece il vicino Colle delle Finestre, che di solito si fa in coppia con l’Assietta, non ha pedaggi, né orari. Quando l’ho affrontato per la prima volta la strada era tutta sterrata e abbastanza scassata: 1.600 m di dislivello con 44 tornanti sul solo versante nord.

Negli anni successivi è stata asfaltata completamente sul versante sud e per i primi 900 m di dislivello su quello nord; inoltre, essendoci stato fatto passare il Giro d’Italia, lo sterrato è stato pettinato a dovere.

Il Colle della Mulattiera e la Punta Colomion sono vietati da anni, così come il Colle della Rho. Il Colle dell’Echelle invece è stato asfaltato.

Sono tutte salite che partono da Bardonecchia e che sono senza sbocco, Echelle a parte. La Colomion era sede di una famosa cronoscalata per moto da enduro che si disputava negli anni ’80.

In Valle Argentera c’è un pedaggio da 5/7 euro a seconda del periodo: è stato uno dei primi a essere applicato e vale solo se l’esplorazione della valle dura oltre un’ora. Anche questa strada è a fondo cieco, pertanto qui si fa un’andata e un ritorno.

Il Colle del Sommeiller si può fare cinque giorni alla settimana: il mercoledì e il sabato tocca ai ciclisti e ai pedoni. Il pedaggio costa 10 euro.

Ho letto da poco l’articolo di una ciclista che si lamenta di avere fatto questo passo nel fine settimana, quando c’era un delirio di moto. Probabilmente non poteva venire qui durante la settimana lavorativa, però non è male questa possibilità di offrire la salita esclusivamente a chi sale con le proprie forze in giornate vietate ai motori.

Lo Jafferau è al centro di polemiche, in questi giorni perché, oltre al fatto di essere aperto alle moto solo al mercoledì e al sabato, dovrebbe diventare anche lui a pagamento.

Ne ha parlato anche Dario Tortora nell’editoriale di RoadBook 55: lui troverebbe giusto che quei soldi finissero nelle spese di manutenzione delle sterrate, ma non ne è sicuro, nel senso che non riesce ad avere riscontri precisi su dove vadano quei soldi.

Certo che volendo farsi un percorso simile a quello della HAT Sanremo-Sestriere, che mette in fila questi spot, converrebbe che esistesse una sorta di abbonamento perché tra Sale, Cannoni, Sommeiller, Argentera e mettiamoci pure il Sommeiller si finirebbe per spendere una sessantina di euro.

Traffico in quota, perché queste quattro

Detto ciò, nonostante i pedaggi e gli orari strani quest’anno la Valle di Susa esplode di moto come non mai. E sembra che vadano soltanto in quei tre posti lì, ovvero i già citati mille volte Sommeiller, Jafferau e Assietta.

Il Sommeiller aveva il fascino del ghiacciaio, ma non vive di rendita: sono quei quasi 3.000 m di quota ad attirare le moto come il miele, ghiaccio o non ghiaccio. La strada oggi si ferma a 2.991 m, dove si vede lo spiazzo nella foto sopra mentre, un tempo, si riusciva a salire a quota 3.009, che è il punto da cui abbiamo scattato la foto.

La strada è interminabile: 49 tornanti in 1.700 metri di dislivello. La sterrata è ben tenuta fino al rifugio Scarfiotti (2.165 m), poi si degrada sempre più a mano a mano che si sale. Per cui se avete in mente la gente che cade come pere cotte sullo Stelvio, beh, immaginate cosa succede qui, che il fondo è di sassi smossi.

Dal punto di vista paesaggistico, la salita al “ghiacciaio” si può definire come una serie di salite spezzate dall’attraversamento di tre altopiani, uno dei quali chiamato in maniera rassicurante Pian dei Morti.

Lo stesso passo è un altopiano, con tanto di laghetto e la conca pietrosa dove un tempo c’era il ghiacciaio. Per cui da lassù non godi panorami sconfinati, ma sembra di essere in un deserto di pietre e rocce. Cosa che lo rende molto affascinante.

Al contrario, lo Jafferau piace perché è la scalata di una montagna altissima e isolata dalle altre. Il forte lassù fa pensare alla Fortezza Bastiani del libro Il deserto dei tartari di Dino Buzzati.

49 tornanti in 1.700 metri di dislivello

Il fondo è forse meno pietroso in assoluto del Sommeiller, ma lo è per più chilometri, quindi è più faticoso. Il versante di Bardonecchia, poi, presenta pendenze notevoli.

Ciò che rende unico lo Jafferau è la cosiddetta Galleria dei Saraceni, lunghissima, in curva e con una grande stanza allagata al centro. Ideale per chi soffre di claustrofobia. Si trova sul versante est, quello con le pendenze umane.

La strada dell’Assietta si svolge lungo una cresta, per una trentina di km. Una volta che sei arrivato oltre i 2.000 m, continui a fluttuare tra quelli e i 2.500 m. I panorami cambiano di continuo, tra Valle di Susa e Val Chisone.

Tecnicamente è una delle più facili, tanto che ci abbiamo visto passare persino una Honda Gold Wing, che abbiamo ovviamente fotografato: tra l’altro in una tratta fangosa che aveva spaventato due piloti di KTM 950 Adventure dotate di faresti, barre di protezione, ecc. Perché l’abito non fa il monaco.

La quarta strada frequentatissima è la Via del Sale del Colle di Tenda, che non si trova in Valle di Susa ma molto più a sud, ormai sul Mar Ligure.

Del resto era utilizzata dai muli carichi del sale marino. Come andamento ricorda l’Assietta, ma in realtà è più complicata, prevede diversi rami e diramazioni e, paesaggisticamente, colpisce per i suoi deserti di pietre bianche.

Parecchi sboroni da tastiera la liquidano come facilissima, ma presenta svariate tratte con fondo a pietre smosse, spesso in punti stretti con burroni spaventosi. Se poi la fai con la pioggia e la nebbia è ancora più inquietante.

Ogni tanto qualcuno esce di strada e finisce di sotto, in auto, moto e bici. Pochi giorni fa, purtroppo, è successo con esiti letali a Gianluca Casarotto, dalle parti della galleria di Colle Garezzo.

Questo rischio in realtà è comune in quasi tutte le strade di cui parliamo in questo articolo, per cui bisogna guidare veramente guardinghi.

Traffico in quota, le alternative

L’ultra affollamento di quelle quattro strade segue la legge umana per cui se in una zona ci sono dieci posti interessanti ma qualcuno inizia a parlare solo di due, la massa della popolazione andrà solo in quei due.

Sulle Alpi Occidentali ci sono altre strade sterrate degne di nota, ma ci va molta meno gente. Forse perché sono meno spettacolari, ma un luogo bellissimo lo è di meno se diventa affollato.

In queste tre foto vediamo le sterrate di Rucas, del Colle Lazzarà e del Colle del Prete, che si trovano tra la Valle di Susa e la Via del Sale e che rappresentano una boccata di ossigeno, quando sei stufo di fare la coda in un tornante, immerso nella polvere, perché una 4×4 si è incastrata e la moto che stava passando è caduta da ferma.