I guanti da moto invernali sono un capo di abbigliamento necessario, eppure è davvero difficile trovare quelli giusti.
di Mario Ciaccia
Proprio adesso che l’inverno è finito, sono entrato in possesso di un paio di guanti interessantissimi, i T.ur G-Warm 3, che hanno la caratteristica di poter essere scaldati a zone. Puoi scegliere se tutta la mano, solo il palmo, solo le dita e il dorso.
Mi sono domandato se, scegliendo solo una parte, questa non potrebbe ricevere un calore maggiore rispetto a quando è tutta la mano a essere scaldata, così ho infilato un termometro nella punta delle dita e, come si vede nella foto di apertura, ho verificato che con la luce verde (solo dita e dorso) la temperatura interna passa i 63 °C, mentre con tutta la mano arriva a 49°.
Ciò mi fa pensare che questi guanti potrebbero essere l’arma totale contro il freddo invernale, dato che di solito sono le dita quelle che soffrono veramente in moto. Ma siccome l’inverno è finito, non posso fare altro che aspettare dicembre 2026 per vedere se è come penso.
Quindi questa non è la prova del guanto, ma m’è venuta la voglia di fare questo articolo quando mi sono reso conto che casa mia è una sorta di museo del guanto invernale, perché è fin dagli anni Ottanta che, come tutti quelli che vanno in moto dodici mesi l’anno, sono alla perenne ricerca di una soluzione ideale per combattere quello che, forse, è il principale problema del freddo: le dita delle mani che congelano. E diversi, tra i miei vecchi guanti, hanno delle storie da raccontare.
Guanti da moto invernali, l’eterna lotta
Ho avuto la mia prima 125 nella primavera del 1984, quindi il mio primo inverno in moto è stato quello, terribile, del 1985.
Non ho scattato foto della mitica nevicata che ricoprì tutta l’Italia e se ne trovano anche poche in rete. Ma una testimonianza eccezionale è la prova della Moto Morini KJ 125 che la rivista Motociclismo pubblicò sul numero di marzo del 1985, ambientata nel Parco Sempione a Milano. Oggi ti sparano se vai in quel parco in moto, ma negli anni ’80 ci andavo anche io a fare fuoristrada.
Per Natale, quando ancora doveva scatenarsi quella perturbazione, mi ero fatto regalare dei guanti invernali. I miei genitori andarono in un negozio di accessori motociclistici e trovarono dei guanti apparentemente favolosi, perché arrivavano fino a metà avambraccio ed erano foderati di pelo. Me li misero sotto l’albero e, quando andai a infilarci la mano, mi cascò la mascella: il pelo era stato messo solo nell’avambraccio. Nel guanto vero e proprio non c’era niente. Era una truffa!
Casa mia è una sorta di museo del guanto invernale
Fatto sta che il 26 dicembre nevicò, poi le temperature si abbassarono fino a livelli mai visti in Italia (-25 °C a Firenze!). A Milano si arrivò a -14°, nel mio quartiere di periferia a -17°. Io soffrivo di un indicibile freddo alle mani, così andai nel negozio La Motoleggera che si trovava in Darsena. «Ho freddo alle mani, qual è il rimedio?» chiesi al proprietario. «Andare in tram» fu la sua risposta. Ma poi mi vendette i famigerati coprimanopole.
Li ho sempre odiati. Cerco sempre di non usarli. In teoria riparano dal freddo e dalla pioggia ed è vero, ma solo fino a un certo livello. Se fa veramente freddo o piove a dirotto, non bastano. Li odio perché quando estraggo la mano per alzare la visiera poi ho sempre paura di non riuscire a infilarla in quegli antri oscuri.
Il classico guanto invernale
In seguito ho comprato dei guanti seri e sono riuscito a sopravvivere a svariati inverni italiani, anche sulle Alpi. Non ricordo il periodo ma, anno dopo anno, si è arrivati a una tipologia di guanto che oserei definire classica.
La vediamo ben rappresentata da questo iXS di sei anni fa, che uso tutt’ora: il tessuto può essere pelle o Cordura, ci sono le protezioni per le cadute (oggi omologate), c’è l’imbottitura (spesso in Thinsulate o Primaloft), c’è lo strato interno impermeabile e traspirante (Gore-Tex o similare).
Di norma questi guanti sono caldi ma non caldissimi perché, oltre un certo livello di imbottitura, non permetterebbero più una buona presa sul manubrio. Quelli molto imbottiti sono uno strazio, non “senti” la moto in mano.
Guanti moto invernali, una grossa sfida
Nel 1998 mi sono trovato ad affrontare un campionato più impegnativo, il mio primo Elefantentreffen. Di diverso dai giri che facevo già sulle Alpi pensavo che ci fosse soltanto una durata maggiore dei tratti sotto lo zero, che già era un bel problema da risolvere.
Ma a questo si aggiunse una traversata della valle Engadina, in Svizzera, molto più polare del previsto, con 60 km di fila in cui le temperature veleggiarono tra i -20° e i -24°. Io e i compagni di merende avevamo sottoguanti, guanti invernali e coprimanopole, ma le mani soffrirono tantissimo. Così, per l’edizione del 1999, prendemmo misure drastiche.
In linea con i look balordi che si vedevano all’Elefantentreffen, dove un sacco di gente girava vestita con pellicce, il mio amico Checchino Colombo, che era uno dei soci della Tucano Urbano, si costruì delle muffole mostruose, pelosissime, che arrivavano oltre i gomiti.
Uno spettacolo: furono i guanti più invidiati di tutto il raduno. Erano davvero caldi, solo che guidare con le mani dentro quei cosi era quasi impossibile, dato che entravano a fatica dentro i coprimanopole.
Io andai in un negozio di alpinismo e comprai degli Outdoor Research da 200.000 lire, dedicati alle scalate himalayane. Anche loro tenevano caldo… e anche loro rendevano la guida della moto un’esperienza orribile. Considerato che, quell’anno, la temperatura minima in viaggio fu di -12°, quindi molto meno feroce rispetto al ’98, decidemmo di lasciare perdere le muffole (quelli in foto, che hanno 27 anni, oggi li usa mio figlio per fare snowboard) e di tornare ai guanti tradizionali, sperando sempre che uscisse qualcosa di nuovo.
E successe: Klan produsse dei sottoguanti riscaldanti alimentati direttamente dalla batteria della moto, che ho usato per anni, risolvendo il problema a lungo. Il loro difetto era la macchinosità di funzionamento, con due cavi elettrici che dovevano entrare nelle maniche della giacca, collegati da una parte ai guanti e dall’altra alla moto. Per cui li usavo, ma speravo sempre che uscisse qualcosa di più semplice, ma abbastanza caldo.
Guanti invernali BMW: un destino maledetto
Poco prima del 2010, BMW ha lanciato i Pro Winter, cioè i migliori guanti non elettrici che abbia mai posseduto, ma anche i più rimpianti. Perché un amico, nel gennaio del 2013, mi ha convinto a caricare la mia moto sul suo carrello per tornare a casa da un giro in fuoristrada. «Ma abito a 50 km da qui – gli ho risposto – non ha senso».
Lui ha insistito, abbiamo messo la moto sul carrello, siamo partiti e la moto è volata via, per cause mai capite. Nello strisciare al suolo si è grattata la borsa dentro cui si trovavano i guanti Pro Winter e il sinistro si è stracciato tutto, diventando inservibile.
Allora li ho ripresi ma, nel frattempo, erano usciti i Pro Winter 2. Mi sono innamorato di questi BMW perché erano più caldi della media, pur consentendo una buona presa sul manubrio: una cosa rarissima, nel mondo dei guanti. Un brutto giorno che ho scambiato i Pro Winter 2 con i guanti da enduro li ho dimenticati sulla sella, senza metterli nello zaino.
Alla prima sosta, incredibilmente ne avevo ancora uno dietro le chiappe. Non era volato via. L’altro era finito nel bosco e non l’ho più trovato. Ho pensato: poco male, in fondo di quello precedente mi era rimasto il destro. Sarei andato in giro con un Pro Winter sulla destra e un Pro Winter 2 sulla sinistra. Già, peccato che anche quello finito nel bosco fosse un sinistro.
Guanti invernali ed estivi allo stesso tempo
Un’idea geniale, sviluppata da Held e usata su licenza anche da BMW per il suo Two in One, è quella di un guanto con due ingressi. In uno la mano sta fresca anche d’estate, nell’altro sta calda e asciutta anche se piove. Non ho mai capito come funzionasse, perché la parte calda era quella più vicina al dorso, mentre per logica dovrebbe essere il contrario.
La parte invernale non era adatta al freddo intenso, a essere sinceri. Ma un guanto così riuscivo a usarlo fino a dicembre, facendo così sfumare lo shock che proviamo tutti quando passiamo dai guanti estivi a quelli più pesanti, che non hanno la stessa sensibilità sulle manopole anche quando sono fatti bene.
Ho usato questi guanti con estrema soddisfazione e li userei ancora oggi, specie nei giri con forti sbalzi termici (pianura-Alpi, autostrada-fuoristrada). Ma si sono usurati così tanto, come si capisce anche dalla foto, che le dita si sono bucate. Perché non li ricompro? Eh, perché costano 200 euro.
Guanto invernale Macna, un’altra storia strappalacrime
Quando mi innamoro di un guanto invernale, succede qualcosa di tragico. Dopo avere flagellato due coppie di BMW Pro Winter, mi sono trovato benissimo con dei Macna di cui non ricordo il nome perché, ovviamente, sono finiti male pure quelli. Come i BMW erano caldi e mi facevano guidare bene, quindi c’ero talmente affezionato che li usavo pure per sciare. Già, i guanti da moto per andare a sciare sono favolosi: caldi, traspiranti, ottima presa e reggono pure il bagnato. Per cui nel marzo del 2017 me li sono portati a Bardonecchia, ma me li hanno rubati sotto il naso.
Questa è l’unica foto in cui si vedono (male) quei guanti tanto apprezzati. Evidentemente erano apprezzati anche dallo strunz che me li ha babbati. Sapete come succede, no? Vai a pranzare al rifugio mollando in giro sci, racchette, casco e guanti. Effettivamente sarebbe facilissimo rubare un sacco di cose, ai rifugi sulle piste da sci. Ma io scio dagli anni Settanta e nessuno mi aveva mai rubato nulla!
Le manopole riscaldanti
Ci si aspetterebbe che uno come me, che va in moto d’inverno dal 1985, abbia una grande esperienza di manopole riscaldanti, ma non è così. Non le ho mai montate sulle mie moto perché tanto usavo i guanti riscaldanti. Ho già parlato dei sottoguanti e della loro macchinosità, ma dal 2014 in poi sono usciti i guanti Klan che si collegano a dei cavi che escono dai giubbotti riscaldanti.
L’utilizzo è molto semplice e il calore è davvero elevato. Ma hanno un difetto: si guastano. O smettono di funzionare oppure il calore si concentra in un punto solo, ustionandoti. Quanto alle manopole, ero curioso ma, quando ci arrivava una moto in prova che le aveva, era estate. Per poter avere d’inverno una moto dotata di quelle cose ho dovuto aspettare fino al 2019, quando sono andato all’Elefantentreffen su una BMW F 750 GS.
Furono i guanti più invidiati di tutto il raduno
Come si vede dall’UomoMezzo, sono sul Passo del Bernina a quota 2.328 m (è il passo più alto delle Alpi tra quelli aperti anche d’inverno) e la moto non ha i coprimanopole. C’erano 12 gradi sotto lo zero e, con le manopole accese al massimo, stavo bene, con dei normali guanti.
Così nel 2020 ho deciso di montarle sulla mia Yamaha Ténéré 700: delle Oxford aftermarket. Ma avevo freddo persino con zero gradi, pur avendole accese al massimo. Mi sono così armato di sonda, scoprendo che le manopole non sono tutte uguali. Su quella BMW arrivavano a 60 °C, sulla mia a 40°.
E la differenza è immensa. Anche le Suzuki V-Strom arrivano a 60°, mentre altre moto, come le Ducati Multistrada o la Kawasaki Versys 1000 di sei anni fa, si fermavano a 30°.
I guanti invernali e la pioggia
È già difficile trovare un guanto dotato di membrana impermeabile che resista alla pioggia a lungo, ma le cose peggiorano tragicamente se togli il guanto e lo rimetti con la mano bagnata. Cosa che a me succede quando pago al casello o quando scatto le fotografie. Per una qualche legge fisica di cui ignoro la formula, una mano bagnata dentro un guanto è la password per fare accedere la pioggia all’interno.
Un grosso passo in avanti c’è stato quando lo strato impermeabile è stato laminato direttamente nel tessuto esterno. Se io riesco a non togliere mai la mano per tutto il viaggio, con quella tecnologia riesco ad arrivare con le mani asciutte e i guanti non inzuppati.
Nel 2019, quando T.ur creò la linea invernale J-Zero, presentò due guanti dotati di strato interno impermeabile e traspirante Hydroscud, laminato con la tecnologia HDry. Uno dei due era impressionante: bello grosso, dotato di guanto interno estraibile soffice e con mignolo e anulare uniti, per aumentare il calore. L’altro era invece più agile, sempre invernale ma meno estremo.
Visto che stavo andando all’Altes Elefantentreffen, decisi di usare entrambi. La parte più fredda del viaggio fu la traversata del Passo del Sempione (2.005 m), che iniziai con il guanto più estremo, ma era talmente spesso che era davvero difficile guidare la moto. E non era neanche così caldo.
Come si vede (a fatica) dalla foto, io sul passo ci sono arrivato con l’altro guanto, quello più leggero, senza coprimanopole e senza riscaldamento elettrico. Uno dei motivi è che gli inverni sono sempre meno feroci.
Interessanti anche i guanti del mio compare, Luca Nagini: dei Blauer elettrici, che regolavano da soli la temperatura in base a quanto freddo/caldo sentissero le sue mani. Difettone: funzionavano solo a batterie, senza collegamento alla moto.
Il fatto che quelli grossi non fossero così caldi potrebbe essere dovuto al fatto che se metti due guanti uno dentro l’altro, come si fa con i sottoguanti, arrivi a strizzare la mano e ad avere il tutto troppo aderente, eliminando le sacche d’aria che si formano con un guanto solo: e l’aria è isolante. Un’atra cosa che ho notato è che lo strato impermeabile laminato rende il guanto molto rigido.
Questo è il migliore guanto da pioggia della mia collezione. Macna Progress 2.0, che costa ben 370 euro se completo di batterie e caricatore. Ha uno strato laminato in Raintex, è più imbottito della media, è caldo anche senza accenderlo. Ma è rigido, rigidissimo. Non è colpa sua, è per come è fatto. E meno male che lo avevo, nel marzo del 2024, quando ho affrontato la pioggia peggiore della mia vita.
Oltre 700 km, dalla Francia a casa, con la pioggia battente. Sono riuscito a non togliere mai i guanti, sia facendo le foto sia pagando i caselli. Sono arrivato con le mani asciutte, non ci credevo. Peccato che anche questo Macna, però, si sia messo a scottare in un punto preciso della mano. Ma come guanto da pioggia estrema è il numero uno.
Chiudo il pezzo mostrando quello che, in assoluto, è il più comodo tra i guanti invernali del mio museo. Mi verrebbe da dire che calza come un guanto, se non fosse una freddura (freddura: battuta invernale, ahahahah).
Si tratta di un Klan del 2015 riscaldante che entra ed esce come burro, è comodissimo, è abbastanza caldo. La parte elettrica si è rotta da anni, ma io lo uso ancora oggi assiduamente: l’unico guanto invernale con cui riesco a fare fuoristrada con la sensibilità di un guanto estivo.
Il motivo di tanta morbidezza probabilmente sta nel fatto che non tiene la pioggia: come se non avesse lo strato impermeabile, il che spiegherebbe come mai non è rigido. Ma anche questo esemplare conferma una legge costante dei guanti da cattiva stagione: la perfezione non esiste, mai.


