Quando una strada può fare la differenza: i paesi posti sui valichi hanno una sorte diversa dai villaggi isolati, e un modo interessante per capirlo è andare sul Monte Fenera.
di Mario Ciaccia
La maggior parte dei paesi di montagna sorgono in fondovalle, lungo una strada che li attraversa. A me però affascinano di più quelli che si trovano nei punti di valico, così come quelli posti in alto e raggiungibili solo con una strada “senza uscita”.
Nel primo caso siamo in una sorta di posto di frontiera, al confine tra una valle e l’altra, quindi è un posto di passaggio, dove buona parte di chi transita sta viaggiando e “usa” quella strada per attraversare una catena montuosa.
Il concetto vale soprattutto quando quello è l’unico valico percorribile della zona. Una storia classica è quando viene costruito un tunnel che passa al di sotto, consentendo di guadagnare un sacco di tempo e condannando il paese-passo alla decadenza: su quella strada non passa più nessuno.
Sullo struggente tema del decadimento delle strade panoramiche quelli della Pixar hanno costruito un bellissimo film di animazione, Cars – Motori Ruggenti. Nella vita reale, sono parecchi i posti che hanno subito una sorte simile: i più recenti che ci vengono in mente sono l’autogrill sul passo Citerna della A1 tra Bologna e Firenze (ne abbiamo già parlato nell’articolo sui “Bagdad Cafè”), il passo Katara (1.705 m) in Grecia e il Rhotang-La (3.980 m) in India.
Il Rhotang-La è il primo della sfilza di passi alti 4.000/5.000 m della mitica Manali-Leh, la strada himalayana più frequentata dai turisti: è chiaro che aggirare questo valico con un tunnel comporta un importante crollo della poesia, ma i camionisti locali ringraziano.
Anche in collina
Il concetto che un paese posto su un passo è raggiunto da gente di passaggio vale anche quando non siamo di fronte a un importante passo di montagna, ma su strade secondarie che attraversano le colline. In questo caso ci stiamo riferendo esplicitamente al paese di Castagnola che si trova sul Monte Fenera (899 m), sulle Prealpi tra Novara e il Lago d’Orta, al confine delle provincie di Novara e Vercelli. È una zona boscosissima, scarsamente popolata, sede di un parco naturale istituito nel 1987 e vi si trovano grotte di origine carsica al cui interno sono stati rinvenuti resti dell’uomo di Neanderthal risalenti al Paleolitico.
La traversata del Fenera in moto ci entusiasma. Dal lato di Valduggia (VC) ci sono due strettissime strade asfaltate, prototipo ideale del bitumenduro, con tornanti belli serrati che si congiungono nel punto più alto, ovvero dove si trova il paese di Castagnola (VC).
Anche sul lato est, sul versante di Novara, ci sono due strade, una da Gargallo e una da Borgomanero, che si uniscono a quota 480 m. Sono larghe, ben tenute e con un fondo regolare, però quella da Borgomanero presenta un tratto brevissimo dove si trova una fangaia perenne capace di inghiottire un’auto, quando ne ha voglia.
Nel caso non aveste voglia di farvi inghiottire dalle sabbie mobili, sappiate che hanno realizzato una via d’uscita che aggira la palude infernale.
Ci sono anche tante mulattiere che sarebbero divertenti da fare con le enduro specialistiche, ma siamo in un Parco, sono vietate e ogni tanto la Forestale fa dei blitz per multare chi lo fa.
Il paese isolato
Prima di parlare di Castagnola tocca disquisire sui paesi isolati, quelli piccoli che si raggiungono con strade strette e tortuose che portano solo da loro. La differenza rispetto ai paesi-passo è immensa, perché manca completamente il transito dei viaggiatori. Ci vai solo se devi andarci, quindi di fatto vi si recano soltanto i pochissimi abitanti e qualche curioso.
L’Italia è piena di posti simili, ci vengono in mente al volo Cicogna (VB), Montespluga in inverno (SO), Elcito (MC), Casalnuovo (RC) ma ce ne sono decine. Se il paese-passo ha il fascino del luogo di frontiera, qua siamo all’opposto: a rendere tali posti intriganti è il senso di isolamento e abbandono. Ora, proprio sul Monte Fenera si possono vivere i due aspetti in questione perché ad appena 2,9 km da Castagnola c’è Soliva.
A rendere tali posti intriganti è il senso di isolamento e abbandono
Il primo (a sinistra), come dicevamo, si trova sulla via di transito che collega Valduggia a Borgomanero. L’altra foto si riferisce a Soliva. La strada per Castagnola è strettissima, tortuosa, in parte sterrata quindi il traffico è pari a zero, ma si vede comunque che il villaggio gode di un certo passaggio.
Il fatto che ci sia un bar vuol dire che qualcuno ha giudicato questo borgo un posto sufficientemente animato per garantire un minimo di rendita aprendo tale attività.
In realtà si tratta del Circolo ACLI “Antico Ristoro San Lorenzo”, gestito da marito e moglie gentilissimi che si sono innamorati di questo posto al punto di non abbattere un albero che ostruiva la vista sul Monte Rosa: «Un giorno che ascoltavamo musica classica si muoveva a tempo, per cui non lo abbatteremo mai».
Ci abbiamo mangiato, c’è una veranda molto rilassante e la cucina è buonissima.
E poi c’è la chiesa, la cui foto abbiamo messo anche in apertura dell’articolo. Anche il suo aspetto ci dice che Castagnola gode di un certo status rispetto ai pochissimi borghi vicini. Dedicata a San Lorenzo, ha una raffinatezza che non ti aspetteresti in un borgo minuscolo come questo.
In effetti, la parte anteriore che vedete in foto, ottocentesca, è stata progettata da Alessandro Antonelli, quello della Mole Antonelliana di Torino e della cupola del Duomo di Novara. Poco distante da Castagnola si trova un altro edificio progettato da lui, il Santuario del Crocifisso di Boca.
Per andare a Borgomanero, la stradina (ancora asfaltata) prosegue verso est per 2,6 km. A quel punto, con una secca svolta a destra inizia la discesa sterrata per Gargallo e Borgomanero.
Nel punto in questione si stacca, a sinistra, la strada per Soliva: trecento metri che l’hanno tagliata fuori dal mondo, perché la strada finisce lì. Coloro che arrivano da Valduggia e passano per Castagnola, a 300 m da Soliva cambiano direzione e scendono verso valle. Per una distanza così breve, questo paesello è tagliato fuori dal mondo, perché non ci va davvero nessuno. Non c’è neanche spazio per parcheggiare l’auto!
Ha un aspetto davvero impervio e insolito. Le poche case sono costruite su un pendio ripidissimo, costruite quasi una sopra l’altra e hanno l’aspetto elegante tipico della zona, con i portici. Anche qui c’è una chiesa, cosa che troviamo stupefacente, mentre non abbiamo visto bar, ristoranti o luoghi di ritrovo in genere. C’è una stradina ripidissima che porta alle varie case.
A Castagnola forse ce n’è qualcuna in meno (una dozzina contro le 15-16 di Soliva) però c’è una struttura che fa pensare che sia un luogo goduto, oltre che abitato: ha una piazza, un bar, un cimitero, qualche posteggio per le auto. A Soliva, invece, sembra che non sia previsto l’uscire di casa per svagarsi.
Una gita in moto sul Fenera è davvero raccomandabile, con sosta mangereccia al San Lorenzo. Se siete incuriositi dai villaggi “senza uscita”, sappiate che in zona ci sono anche Pelliccione e Raschetto.

