Quando pensi alla moto da viaggio ideale sei molto razionale. Ma poi arriva il colpo di fulmine e ti viene voglia di adattarti a qualsiasi mezzo.
di Mario Ciaccia
Cupido è quel piccolo putto seminudo che, non visto, svolazza di qua e di là scoccando piccole frecce al cuore di coloro che vuole mettere insieme. I suoi dardi non sono dolorosi, non ti accorgi di nulla, solo che all’improvviso ti innamori di una persona orrenda, che puzza e picchia i bambini. Non sai perché, Cupido invece lo sa.
Ho però l’impressione che questo putto agisca di più sui motociclisti nei confronti delle moto, perché certe volte capita di prenderci delle cotte pazzesche per dei mezzi che il cervello ci dice essere lontani anni luce da quello che fa al caso nostro.
Moto da viaggio sbagliata: un esempio ancora razionale
Per anni abbiamo considerato la Suzuki V-Strom 650 un mezzo ideale: costava e consumava poco, era brillante, robusta, comoda anche in due, aveva una ciclistica fantastica su strada e consentiva di portare razionalmente tanti bagagli.
Eccola lì, sulle rive del Lago Bianco, sul passo Gavia, versante di Sondrio. Quando è uscita la Yamaha Ténéré 700, abbiamo messo le due moto a confronto. In quel periodo la Suzuki era venduta a un prezzo promozionale, con le borse laterali praticamente regalate (anche se erano il modello piccolo).
La Ténéré 700 era più alta e scomoda di sella, costava molto di più, andava equipaggiata con portapacchi, borse e telaietti da comprare a parte. Alla domanda «Con quale delle due vorresti viaggiare solo su asfalto?» la risposta mia e degli altri tre che stavano provando queste moto fu: «Con la Ténéré».
Sembrava senza senso perché, dal punto di vista pratico, la Suzuki aveva solo pregi. Ma la Yamaha ci emozionava di più e quindi eravamo disposti ad avere un po’ di comfort in meno e a spendere di più per avere una moto più divertente da guidare.
In fondo andare in moto è una goduria, quindi perché non dovremmo godere anche in viaggio? Questo era un esempio (ancora) razionale perché, in fondo, la Ténéré 700 per viaggiare va benissimo.
Moto da viaggio sbagliata: un esempio irrazionale, ma tanto
Molto diverso è il caso in cui Cupido ti fa innamorare di una moto che è palesemente sbagliata per quello che devi fare. La Gilera Saturno 500 Bialbero del 1988 è una delle moto che più mi ha fatto sesso in assoluto, eppure non l’ho mai guidata.
Una monocilindrica rossa, col faro tondo, agilissima, con un’estetica stupenda, una personalità spiccata e uno scarico aperto che faceva dei pum pum meravigliosi. Quando ti prendi una cotta a questi livelli, pensi che sì, è scomoda e non bagagliabile, ma quello che ti frega è che ci vedi una proiezione del tuo io ed è bello andare nei posti del mondo con un mezzo che consideri la tua anima gemella.
Tant’è che conosco parecchia gente che fa viaggi lunghissimi con supersportive dalle sospensioni rigide, le selle di marmo, che vanno guidate col collo all’indietro e le gambe piegatissime. «Ma io amo questa moto, è con lei che voglio vedere il mondo».
I viaggiatori più estremi con le supersportive sono Sjaak Lucassen e Nick Sanders, uno olandese e l’altro inglese, che hanno fatto diversi giri del mondo e viaggi parecchio tosti (come quello di Sjaak al Polo Nord, sopra) con supersportive tipo Honda CBR900RR e Yamaha R1, tra l’altro facendo tanto fuoristrada e persino deserti sabbiosi. Ne abbiamo parlato anche in precedenti Ciacciastorie, relative ai giri del mondo.
A Eicma 2019 MV Agusta ha presentato la Superveloce, che mi ha mandato gli ormoni in circolo esattamente come fece, a suo tempo, la Gilera Saturno Bialbero.
Tecnicamente parlando, la moto è una MV Agusta F3 vestita quasi da classic, ma ha le stesse caratteristiche, compresa la potenza di 148 CV a 13.000 giri. E la F3, per quanto affascinante, non ha mai toccato certe mie corde.
Cupido ti fa innamorare di una moto palesemente sbagliata per viaggiare
Quindi tanto fascino, da spegnermi il cervello e farmi pensare a fare turismo con una moto da fachiro, è dovuto solo all’estetica, guarda caso anche questa caratterizzata dal faro tondo anteriore, come la Gilera.
È come quando un uomo si trova davanti a una donna col seno prominente e gli si annebbia il cervello, non capisce più niente.
Ma davvero basta un faro tondo per farmi comprare una moto? Ero un ragazzino e quando vidi che Suzuki, passando dalla GS1000 alla GSX-E 1100, mollava il faro tondo per quello rettangolare, mi incazzai. Ecco, l’ho detto.
Qui, addirittura, il faro tondo c’è pure dietro. Mentre scrivo questo pezzo, penso: «Mamma mia, quanto è bella». Ho il timore che chi l’ha disegnata abbia pensato proprio alle forme femminili ed è quello il motivo per cui, senza alcuna razionalità, un mototurista come me, amante delle traversate in fuoristrada, vorrebbe guidare questa moto.
Un giorno ho avuto l’opportunità di guidarne una. Non ero neanche vestito da moto, ma a certe cose non si può dire di no.
La moto è un bassotto compattissimo, come detto da 150 CV, sprigionati da un tre cilindri che fa un rumore unico, roco ai bassi, come gli avvertimenti di un cane che sta per saltarti addosso.
Ha l’albero motore controrotante, cosa che ne riduce l’inerzia e quindi dovrebbe rendere fulminei i cambi di direzione. Dovrebbe.
Moto da viaggio: questa proprio non lo è
Mi sono ritrovato a bordo di una moto piccola, dove stavo troppo contratto, col collo all’indietro e le gambe piegatissime. Sospensioni e sella dure, molto dure. Quando una supersportiva mi sta piccola e ha i semimanubri bassi come questa, devo guidare con il collo talmente all’indietro che mi sento insicuro.
Non so cosa sia, è la sensazione di non avere tutto sotto controllo, sono a disagio, non riesco a guidare fluido e sereno. A quel punto, che l’albero motore giri in avanti o indietro diventa una questione secondaria rispetto al fatto di sentirmi così goffo.
M’è successo con altre supersportive come la Honda CBR900RR, la Kawasaki ZX-6R 636 Ninja e la Buell 1125R. Non so se è una mia tara o se è che le moto andrebbero fatte su misura e io sono più alto della media.
Con altre moto sportive meno compatte, come le vecchie Aprilia Falco o Honda CBR600F oppure moderne come la Triumph Speed Triple 1200 RS (anche lei con un bel faro tondo!), mi trovo bene, zigzago nel traffico senza problemi e non mi sento sacrificato.
La MV Agusta Superveloce è chiaramente una moto da pista adattata alla strada, ma impegnativa. Questa cosa di avere sempre scelto moto razionali per i viaggi avventurosi e di essermi innamorato di un animale da pista solo perché ha i fari tondi mi fa sentire fesso, come l’architetto Dorigo che si innamora della prostituta sedicenne del romanzo Un amore di Dino Buzzati, uno dei più tristi che abbia mai letto.
Ma mi fa anche pensare che un’estetica così bella si potrebbe applicare anche a moto meno estreme, facendo felici tutti: chi la compra e chi la vende, perché ne girerebbero di più.
Il motore della MV invece è bello, perché pur arrivando ai 13.000 giri con un miagolio lancinante, è capace di girare in basso senza vuoti o strappi e di riprendere i giri in maniera sostanziosa.
Ma mentre io trovo che una moto così sia “troppa” per le mie inclinazioni motociclistiche, ci sono altri che sì, apprezzano la moto in generale, ma di 150 CV non sanno cosa farsene, sono troppo scarsi.
E così, nel 2023, è uscita la MV Agusta Superveloce 1000 Serie Oro, in cui i cilindri passano da 3 a 4, la cilindrata da 800 a 1000 cc e la potenza, sempre a 13.000 giri, da 148 a 208 CV. 60 CV in più possono bastare?
Ah, alla luce di quanto sopra: cosa penso, esteticamente, della Husqvarna Norden con il suo enorme faro tondo? Beh, tutto il bene possibile.


