Se tutto è filato liscio, è andato tutto storto: questa la filosofia alla base del Mongol Rally. Non una vera competizione ma una goliardata dall’autodromo di Goodwood in Gran Bretagna fino a Ulan-Udė, Siberia.

Soltanto tre le regole, inderogabili: sono ammesse auto fino a 1.000 cc di cilindrata (per le moto sarebbero 125 cc ma si chiude un occhio), preferibilmente di ennesima mano e pagate due lire; nessuna assistenza di alcun tipo e divieto di usare GPS; raccolta fondi obbligatoria, anche tramite sponsor, di mille sterline da devolvere in beneficenza (di cui metà vanno devoluti all’organizzazione Cool Earth).

Sul sesto numero di RoadBook in edicola, Giulio “Elpazo” Romito ci racconta com’è andata la sua partecipazione dell’anno scorso a bordo di una Honda Transalp XL 650V. Ecco la sua playlist video e una selezione di altri filmati girati dagli equipaggi delle ultime edizioni.

Lo spirito del Mongol Rally è quello di sbagliare strada e divertirsi alla guida di un mezzo con cui una persona di buon senso non andrebbe neanche a fare la spesa. Non si vince nulla, se non la soddisfazione di un viaggio folle che ricorda tanto i cartoons “Wacky Races” per le assurde personalizzazioni che caratterizzano questi rottami.

Dal 2007 l’evento è curato da League of Adventurists International, una società privata specializzata nell’organizzazione di trophy a bordo dei più disparati mezzi di trasporto. L’edizione 2018 partirà il 15 luglio da Praga, il traguardo aprirà il 10 agosto e rimarrà disponibile un mese, con feste a cadenze regolari per celebrare gli equipaggi che man mano arriveranno.