Meglio soli o bene accompagnati?

Le cose cambiano tantissimo se si viaggia da soli, in coppia, con un gruppetto, con un gruppone o con un viaggio organizzato. Lo stesso percorso può cambiare completamente sapore.

di Mario Ciaccia


Io sono uno di quelli che, se deve fare un giro in moto, cerca compagnia. Trovo che sia bellissimo condividere con qualcuno le emozioni che si provano smotazzando. È una questione istintiva, non la decido freddamente, semplicemente se non trovo compagni mi viene da deprimermi.

E poi io amo fare le strade sterrate, dove avere problemi da solo può essere letale. Però conosco diverse persone che preferiscono girare senza compagnia e, devo dirlo… le capisco. Perché le occasioni in cui non riesco a trovare compagni sono davvero tante, per cui vado via in solitaria. E, una volta che sono partito, mi piace.

La mancanza di un compagno significa che il ritmo è tutto tuo e non è un compromesso. Puoi fermarti dove vuoi, quando vuoi e quanto vuoi.

E puoi guidare con il tuo stile, senza sentirti influenzato dalla presenza dell’altro.

Tra l’altro, quasi sempre quando trovo qualcuno che mi faccia compagnia ha sempre un impegno improcrastinabile a fine giro, tipo «Vengo, ma mi devi promettere che per le 18 mi fai essere a casa perché è il compleanno della cugina dell’amico di un mio collega». Basta questo per rovinare l’atmosfera, perché diventa un giro fretta-fretta.

Soli o bene accompagnati: la musica

Luca Benedetti, ex pilota di regolarità, parlava di musica. Quando guido al mio ritmo e faccio tutto fluidamente, diceva, io sento una musica nel cervello. Se giro con te, Mario Ciaccia, non la sento. Ma non intendeva dire che io non fossi in grado di sentirla: anche io ho la mia, ma non è la sua. Se fai strada a uno che va più veloce di te, questo ti si appiccicherà alle chiappe.

Per quanto tu te ne possa fregare, sapere che c’è uno dietro di te che si annoia a causa tua non ti fa marciare libero e bello come se fossi da solo. Lo stesso accade se sei tu quello più veloce. Se stai dietro non senti la musica. Se stai davanti, lo stacchi e devi aspettarlo o sei costretto ad andare più piano di quello che ti verrebbe naturale fare.

Sono compromessi compensati dalla piacevolezza di avere un compagno, ma è quando sei da solo che ti rendi conto di quanto sia bello tenere il tuo ritmo naturale, senza doverlo rapportare a quello di qualcun altro. Il caso estremo è stato quando mi sono trovato con un gruppo di assatanati che correvano come pazzi e si stufavano di aspettarmi: «Puoi acciuelerare la manetta?» continuava a dirmi uno (“Acciuelerare”, esatto). La peggiore gita della mia vita.

Soli o bene accompagnati: le amicizie

È impressionante quanto sia più facile fare amicizia e ricevere aiuti quando sei in giro da solo.

E cucchi pure come un animale!

Quando si è in due o poco più, è come se avessimo tirato su una barriera isolante tra noi e coloro che capitano sul nostro cammino. Il lupo solitario, invece, non solo è portato a relazionarsi di più con il prossimo, ma anche la gente trova più naturale e istintivo approcciare lo straniero. Da dove vieni, che moto hai, dove vai, ecc.

Qui sopra vediamo Lois Pryce, la mia scrittrice di viaggio preferita, coccolata dal personale del suo albergo a Shiraz, in Iran. Fateci caso: i più bei racconti di viaggio sono sempre quelli di persone che viaggiano da sole. E buona parte dei loro libri non parla dei paesaggi o dei monumenti, ma delle persone con cui si sono relazionate.

Soli o bene accompagnati: la solitudine forzata

Ci sono state delle occasioni in cui sarebbe stato meglio non viaggiare da solo, ma sono stato costretto. Ho già raccontato del Sahara Dream, una gara a tappe in Libia a cui partecipai come fotografo nel novembre del 2010. Io avevo una Kawasaki KX450 ed ero l’unico giornalista in moto. Gli altri erano tutti su 4×4.

Viaggiare insieme era un disastro: le auto andavano molto più piano di me finché c’era luce. Dopo il tramonto, la Kawasaki aveva un faro così scarso che pure uno come me che adora le notturne aveva paura. Un pomeriggio c’erano da percorrere 170 km dal deserto dell’Akakus a quello del Murzuq. Se avessi aspettato le auto avrei finito per viaggiare con il buio.

Così partii da solo. Avevo un GPS e c’erano da seguire i soli waypoint, senza traccia. In 170 km di fuoripista, se segui una direzione e non una strada, puoi passare per un sacco di posti distanti tra loro.

Se non trovo compagni di viaggio mi viene da deprimermi

Se cadi, rompi la moto o finisci la benzina, le auto dietro di te potrebbero passare 8 km più in là e non vederti proprio… Quindi fu una cosa molto preoccupante, eppure è stata tra le più belle che abbia mai fatto. 170 km di fuoripista nel Sahara tutto solo, un’esperienza mistica!

Un grosso difetto del girare da solo è che devo farmi gli autoscatti.

Soli o bene accompagnati: viaggiare in coppia

Di solito si viaggia in due o perché si è legati sentimentalmente, o perché si è amici per la pelle. Generalizzando, si potrebbe dire che, nel primo caso, se gli innamorati sono in due sulla stessa moto i percorsi difficilmente potranno essere molto avventurosi o impegnativi, altrimenti per chi sta dietro potrebbe essere una sofferenza.

Ovviamente ci sono le eccezioni.

Se invece ciascuno guida la propria moto, è raro trovare una passione di pari intensità tra tutti e due. Di solito è solo uno dei due l’appassionato, l’altro è “trascinato”. Per cui i giri insieme sono frutto del compromesso tra chi vorrebbe fare di più e chi, invece, di meno.

Nel caso della coppia di amici per la pelle, se sono due appassionati che si sono trovati e hanno scoperto di avere lo stesso modo di intendere la moto ne nasce un binomio indissolubile, con larga tolleranza reciproca, poche discussioni, capacità simili di guida e una grande capacità di intendersi al volo. Questa è la combinazione che permette di osare di più, in termini di percorsi, perché ci si assiste a vicenda.

Se due appassionati hanno lo stesso modo di intendere la moto, ne nasce un binomio indissolubile

Soli o bene accompagnati: il trio

Le dinamiche cambiano molto, se si è in più di due. Tre amici per la pelle potrebbero somigliare molto a due, ma potrebbe iniziare a esserci troppi cervelli. Di solito succede che, in caso di dissidio, oppure perché certe cose succedono e basta, due si alleino contro il terzo. Magari inconsciamente, ma capitano spesso situazioni in cui due sono uno contro l’altro e il restante si schiera con quello che ritiene essere nel giusto. O che gli sta più simpatico. Lo stesso modo di rapportarsi cambia se è un faccia a faccia o se c’è un testimone, anche nelle piccole cose.

Soli o bene accompagnati: il leader

Tre, quattro, cinque o più persone… Perché le cose funzionino la cosa migliore, anche se non è simpatica da dire, è che ci sia una mente del giro. Uno che decida il percorso, le soste, le tappe. Agli altri deve andare bene che ci sia uno che decide tutto. Altrimenti, basta un secondo gallo nel pollaio per rovinare tutto.

È lo stesso principio dei viaggi organizzati. Uno decide, gli altri obbediscono. Poi bisogna vedere quanto uno è capace di farsi rispettare.

Quando sono io il leader, di solito lo sono del mio gruppo di amici più cari, quelli che condividono il mio modo strampalato di girare in moto (stradine, tende, inverno). Di solito traccio tappe da 300 km e spiego a tutti che bisogna svegliarsi all’alba. Quelli rispondono che sono in vacanza e dormono un sacco.

Al mattino, io giro tra le tende sperando che si sveglino. Quando, finalmente, ciò accade, io sono il più lento a smontare la tenda. All’ora di pranzo si riparte. La tappa di 300 km viene sempre dimezzata.

Quando mi capita di partecipare a giri organizzati da altri spengo il cervello e faccio tutto quello che mi dicono. Ma non provo il gusto di quando giro da solo e vivo in un mondo tutto mio.

Però, se il gruppo è ben amalgamato, ci si può divertire davvero tanto.