C’è un momento, in quasi tutti i viaggi in moto un po’ lunghi, in cui la strada smette di essere solo asfalto e curve e diventa anche gestione di imprevisti. Forare, improvvisarsi meccanici, stare in coda alla dogana, fanno parte del gioco e, alla fine, è anche uno dei motivi per cui partiamo.
Viaggiare è così bello anche perché ci propone continuamente degli imprevisti da gestire, mentre le truffe no, quelle sono un’altra storia. Tolgono tempo, soldi e fiducia. Per questo vale la pena conoscere le principali, per evitare di finirci dentro, magari a mille chilometri da casa e con la stanchezza di una tappa lunga addosso.
Dal contratto di noleggio alla strada aperta
Chi noleggia la moto in loco per un viaggio extraeuropeo si scontra spesso con due varianti della stessa fregatura.
La prima è il danno preesistente attribuito al cliente: la moto arriva con graffi mai registrati nel contratto, e alla riconsegna vengono spacciati per nuovi. Un video del mezzo al ritiro, targa compresa, è la difesa più semplice.
La seconda è più subdola e coinvolge il passaporto lasciato a garanzia. Lo segnala anche la Safer Tourism Foundation, ente benefico britannico per la sicurezza dei viaggiatori: non bisognerebbe mai lasciare il passaporto originale ai noleggiatori di moto o scooter, perché in caso di danno contestato può essere trattenuto come leva di ricatto, finché non si paga, anche una somma indebita.
Una leva potente su chi ha un volo o un confine di stato da attraversare. Meglio offrire una cauzione in contanti o con carta di credito.
Un’altra situazione non rara è il posto di blocco che diventa estorsione. Un’infrazione vera, presunta o inventata, la minaccia di conseguenze sproporzionate e la proposta di “risolvere subito” in contanti.
In questi casi è utile conoscere le regole locali e verificare se le forze dell’ordine possono incassare multe in contanti, ma spesso è consigliabile usare il buon senso (anziché fare muro) e una buona attitudine per non mostrarsi ostili, specialmente se si viaggia da soli o su una strada poco trafficata.
C’è poi una truffa che si consuma in movimento, anche in Europa: qualcuno affianca il motociclista segnalando urgentemente una gomma sgonfia, e poco più avanti, guarda caso, c’è un gommista pronto. E lì il danno si “materializza” con costi inaspettati e alle volte gonfiati.
Conoscere le principali truffe aiuta a evitare di finirci dentro
Si tratta di uno schema già segnalato in diverse aree. Se il dubbio viene da un estraneo, e non da un rumore o da una tua percezione, meglio farsi venire il dubbio e magari proseguire verso un’altra officina.
Il portafoglio non è solo in tasca
I rischi digitali si sono moltiplicati rapidamente: prenotazioni, pagamenti e navigazione passano dal telefono, spesso agganciato al primo Wi-Fi gratuito di un distributore o di un bar di frontiera. Ed è lì che possono nascere dei problemi, perché reti non protette, hotspot clonati, QR code sostituiti sulle colonnine di ricarica per dirottare il pagamento verso un sito fraudolento.
In questi casi una garanzia in più per viaggiare sicuri c’è e si chiama VPN. Ovvero un sistema in grado di creare una connessione crittografata tra il tuo dispositivo e internet. Vale la pena quindi attivarne una prima di partire: cifra il traffico su una rete pubblica e riduce il rischio che qualcuno intercetti dati quando sei in giro.
Zero pessimismo, solo consapevolezza
Niente di tutto questo deve però trasformare un viaggio in moto in un sospetto continuo. La stragrande maggioranza delle persone che si incontrano lungo la strada è parte del motivo per cui viaggiamo.
Ma conoscere gli schemi più comuni, dal buco alla gomma fino al Wi-Fi clonato, permette di passare il tempo a vivere la strada, anziché spendere energie alle prese con chi prova a fare il furbo.


