Le montagne russe di Baciuccaro

I motivi per cui una strada rimane impressa sono tanti e non vengono decisi a tavolino. Nelle Marche, sopra Sant’Angelo in Vado, c’è un rettilineo che cerco di fotografare tutte le volte che ci passo, perché mi ricorda una struggente prima tappa della Transitalia Marathon.

di Mario Ciaccia


Negli anni ’80, ebbri di Paris-Dakar, gli italiani hanno organizzato dei rally a tappe nel Bel Paese. Il Sardegna, il Tarkus in Sicilia e il Titano in Centro Italia. Quest’ultimo era organizzato da Riccardo Taroni e partiva da Rimini, per andare a perdersi sugli Appennini.

Con gli anni evolse, si chiamò Transitalia Marathon e si spinse fino al Gargano. Poi, però, Taroni smise di organizzarlo e si concentrò sulle gran fondo per mountain bike.

Queste sono due immagini del Rally del Titano del 1986 tratte da un numero della rivista Motociclismo di quasi 40 anni fa.

Nel 2015 Mirco Urbinati, che da ragazzo amava questa corsa ma non era riuscito a parteciparvi, rilevò il nome e ricreò l’evento, anche se in chiave non agonistica. Si trattava di una Rimini-Campo Imperatore (AQ) di tre tappe, per circa 650 km.

Poiché anche io, negli anni ’80, sognavo di partecipare al Titano ma non c’ero riuscito, quando seppi di questa nuova maratona mi feci mandare come inviato ed ero emozionatissimo, perché sapevo che i percorsi erano ispirati a quelli della gara anni ’80. L’evento si sarebbe svolto alla fine di settembre 2015.

Disastri e montagne russe

La prima tappa era lunga 150 km, partiva da Rimini a mezzogiorno e si concludeva a Pietralunga (PG). Ma io non stavo bene: per dirla in maniera fine, avevo una violenta dissenteria e la febbre. Riuscii a partire da Milano solamente alle 9, in sella alla mia Suzuki DR-Z400E e con un forte mal di schiena. Ero depresso.

Feci 350 km sotto la pioggia, con numerose soste fisiologiche in diversi Autogrill e arrivai a Rimini alle 16, con quattro ore di ritardo. Un disastro, tenuto conto che avrei dovuto fotografare i partecipanti.

Pace, ormai era andata, avrei avuto altre due tappe per fare le foto, tanto valeva godersela e fare tutto il percorso in solitaria.

Alle 16:30 ho preso il primo sterrato. Pioveva, il cielo era cupo, c’era tanto fango. Eravamo alla fine dell’estate e io amo l’autunno, quello malinconico con la nebbia e le foglie rosse. Il percorso attraversava la sfilza di colline che separano l’Adriatico dagli Appennini.

Se sto scrivendo questo articolo, è per via di questi 150 km fatti da solo con il cattivo tempo. Non sono un solitario, quando giro in moto cerco sempre compagnia ma poi, se non la trovo e vado lo stesso, è bellissimo. Faccio quello che voglio, nelle soste non devo rendere conto a nessuno, entro in simbiosi con il clima e con il paesaggio, posso concentrarmi al 100% su quello che sto vivendo, senza filtri. E mi godo i posti.

E così, quando ho passato Belforte all’Isauro (PU) e, sopra a Baciuccaro, mi sono ritrovato su questa strada a forma di montagne russe, ho capito che era un Posto, con la P maiuscola. Il fondo rossiccio, l’umidità, la nebbia, sembrava il Vietnam o la Bolivia. La strada si arrampicava come uno sbuffo di fumo e spariva verso l’alt0. Era una situazione onirica, avrei voluto essere Rousseau il Doganiere. 

Dopo Mercatello sul Metauro (PU) è iniziata la traversata degli Appennini, in quell’impressionante labirinto di sterrati compresi tra Bocca Trabaria e Bocca Serriola, al confine tra Marche e Umbria. C’era da percorrere una carrareccia che era stata sede di una prova speciale del Titano, solo che la pioggia l’aveva trasformata in una palude.

Io ci arrivai di notte, ore dopo che erano passati i concorrenti. Avevo una leggera monocilindrica e le gomme tassellate giuste, quindi non ebbi problemi.

Mi vidi passare davanti cinghiali, daini, istrici e arrivai a Pietralunga alle dieci di sera, dove mi raccontarono che le grosse bicilindriche con gomme moderatamente tassellate erano andate in vacca. Vaccone che andavano in vacca, ahahahah.

Undici edizioni della Transitalia Marathon

In tutte quante la prima tappa è sempre partita da Rimini, è sempre passata per Coriano (il paese del compianto Simoncelli) e poi ha raggiunto gli Appennini attraversando un corridoio, tra Romagna e Marche, compreso tra San Leo (RN) e Urbania (PU). I paesi più toccati in 11 edizioni sono stati Macerata Feltria, Belforte all’Isauro e Mercatello sul Metauro.

I terreni di gioco sono le tipiche colline coltivate marchigiane, attraversate da sterrate facili, scorrevoli, con fondo di terra dura. Per anni ho trovato questa tappa monotona, con troppo asfalto, sterrati poco tecnici e paesaggi meno selvaggi di quelli delle tappe successive.

Mi dicevo: se cambiassero luogo di partenza, potremmo vedere cose nuove. Ma in seguito è successo che dai e dai, anno dopo anno, a furia di farla questa tappa mi è entrata, l’ho capita, mi sono innamorato dei posti. Mi piace fare queste strade bucoliche ad andature rilassanti.

Mi piace fare la sosta pranzo nella stupenda piazza centrale di Mercatello sul Metauro (PU).

Ho capito che questa prima tappa mi ha trasmesso poco perché avendola fatta la prima volta da solo, con una struggente atmosfera autunnale, le successive erano meno coinvolgenti dal punto di vista meteomotivo (fusione delle parole meteo ed emotivo: mi emoziono in base al meteo).

La Transitalia Marathon è ripassata per le montagne russe di Bacucciaro nel 2017 e nel 2021, ma con condizioni climatiche banali, che non mi hanno fatto piangere di struggimento.

La tappona di 400 km

Le cose sono cambiate nel 2023, quando la Transitalia Marathon si era già espansa alle quattro tappe (oggi sono cinque) e l’ultima fu un bel coast-to-coast di 400 km da Follonica a Riccione.

Quattrocento chilometri in tappa unica, per di più al quinto giorno, in un evento adventouring per maxienduro, sono un macello. Li fai solo se gli sterrati sono scorrevoli e se sono più o meno ad andatura rettilinea, perché se ci inserisci ferri di cavallo o anelli non ti passa più.

Questa tappa mi è entrata, l’ho capita, mi sono innamorato dei posti

Psicologicamente, se sai che stai andando in linea retta reggi meglio la fatica e sei più motivato. Ma sai anche che se la traccia ti sta facendo fare uno sterrato, questo non è fine a se stesso, ma serve realmente per farti passare da una valle all’altra, durante la tua marcia verso il mare.

Per cui sono stato molto contento di vedere che le mie amate Montagne Russe di Baciuccaro facevano parte della supertappona Follonica-Riccione.

Nella foto a sinistra il pilota sta andando contromano perché se devi andare da Follonica a Riccione, quella è la direzione giusta. Qualcuno potrebbe trovare delle somiglianze con i km finali della Colle-Follonica.

Nella foto a destra, una piacevole sorpresa alla Malle Mutor del 2024: non avevo studiato la traccia, non sapevo che anche con quest’altra manifestazione sarei passato dalle mie amiche montagne russe.

Alla Malle Mutor 2025, finalmente, ho visto le montagne russe di Baciuccaro con un’ambientazione competitiva con quella nebbiosa di 10 anni prima. Questa volta avevamo il cielo blu, con un inizio di foliage. Bello, bello!

Sento che questo posto è un po’ mio, visto che mi piace così tanto passarci. Allora potrei ribattezzarlo Montagne Russe di BuCiacciaro.