Nonostante le dimensioni compatte, la dotazione tecnologica della Tracer 7 GT fa della piccola crosstourer di Yamaha una viaggiatrice di tutto rispetto. La recente adozione del cambio automatico-manuale Y-AMT alza l’asticella delle prestazioni e del comfort di guida.
di Michael Minelli – foto Antonio Femia
«Nel 2000 le auto e le moto voleranno»: così recitavano le riviste di tanti anni fa. Per fortuna le ruote delle nostre moto sono ancora ben ancorate alla strada, ma non possiamo negare i passi da gigante compiuti dalla tecnologia, che hanno modificato radicalmente il modo di andare in moto.
È proprio questo che hanno fatto i progettisti di Yamaha a Gerno di Lesmo (MB), quartier generale italiano del marchio. Seguendo la ricerca del Jin-Ki Kanno di Yamaha, ovvero l’euforia del pilota nell’essere in simbiosi con la moto, hanno dato vita alla nuova Tracer 7, con in più la responsabilità di sviluppare e testare il nuovo sistema di cambiata Y-AMT (Yamaha-Automatic Manual Transmission).
Per la Casa di Iwata, Tracer 7 è un punto di riferimento dal 2016, quando dal progetto MT-07 venne derivata la variante destinata al turismo con cui condivide il motore bicilindrico frontemarcia CP2 da 689 cc capace di 73 CV di potenza e 68 Nm di coppia. Le modifiche sostanziali operate nell’ultima versione sono volte a renderla una crosstourer più simile alla sorella maggiore Tracer 9.
Yamaha Tracer 7 GT: questione di forme
A livello di design, la Tracer 7 si compone di tre elementi principali: il primo è il fianco laterale composto da un unico elemento in ABS colorato, ridisegnato con una forma più dinamica, che ospita il nuovo serbatoio da 18 litri.
Le forme e i colori dell’elemento raccordano in modo dinamico il frontale e il posteriore; quest’ultimo è ispirato alle ali degli aerei per mantenere snella e filante la coda, sulla quale le maniglie passeggero ton sur ton risultano quasi invisibili. Il tutto termina nel tunnel prospettico che ospita il fanale con effetto tridimensionale.
L’anteriore è racchiuso dalle due ali laterali, segno distintivo di Tracer, rinnovate per ospitare nuovi deflettori volti a proteggere al meglio il pilota e gestire i flussi d’aria senza appesantire il volume della moto. L’aspetto è reso più aggressivo dalle luci diurne con effetto “occhi di ghiaccio” convergenti verso la ruota anteriore, mentre all’interno della carena trovano posto i gruppi ottici full LED con anabbaglianti e abbaglianti.
Il terzo elemento, che crea contrasto estetico e alleggerisce la linea della moto, è dato dalle superfici in plastica nera con texture a rilievo posti sopra al motore che aiutano le gambe a non scivolare nelle frenate. Un plauso va al lavoro dei designer che sono riusciti a eliminare ogni vite esterna dalle carene restituendo alla moto un senso di alta qualità.
Il cambio automatico-manuale Y-AMT
La sfida di mantenere pulito e snello l’aspetto della Tracer 7 è stata resa ancora più difficile dal dover alloggiare i cablaggi dell’acceleratore elettronico Yamaha Ride Control (YRC) e del nuovo cambio Y-AMT. Riguardo a quest’ultimo, si tratta di un sistema composto da due elettroattuatori che agiscono su cambio e frizione coordinandosi con acceleratore elettronico e riding mode.
Il cambio Y-AMT si può utilizzare in automatico o in manuale, e i comandi per la cambiata sono posizionati sulla manopola sinistra. Si sale e scende di marcia tramite i tasti + e –, azionandoli rispettivamente con indice e pollice oppure, trattandosi di un sistema a bilanciere, anche solo con l’indice con il vantaggio di rimanere sempre ben afferrati al manubrio durante la guida.
Il sistema Y-AMT lavora sul gruppo cambio-frizione di Yamaha Tracer 7 con un peso di soli 2.8 kg in più rispetto al sistema tradizionale.
Tracer 7 GT cambia anche nelle geometrie che si sono adattate alla scelta di adottare una forcella anteriore regolabile a steli rovesciati, più lunga di 40 mm per ottenere un avantreno più strutturato e orientato all’uso turistico, con la conseguenza di un posteriore rivisto in termini di rigidezza.
La capacità di carico è ora uguale a quella di Tracer 9 con la possibilità di montare il top case; sono stati anche oggetto di revisione il design delle valigie e delle pedane passeggero per accogliere meglio i piedi del passeggero.
Il mono posteriore è anch’esso regolabile con una comoda manopola di precarico. Sul manubrio, ora più largo di 25 mm, trovano posto i blocchetti dei comandi disegnati appositamente per la versione Y-AMT; la sella è divisa in due sezioni con spessore maggiorato di 20 mm nella versione GT.
Jin-Ki Kanno, ovvero la simbiosi del pilota con la moto
Lo schermo TFT da 5’’ a colori con grafiche selezionabili consente di comandare anche il controllo della musica e il sistema di navigazione Garmin Street Cross in modalità mappa o turn-by-turn, possibile grazie al collegamento con lo smartphone (in verità un po’ macchinoso e migliorabile) eseguito tramite l’app MyRide di Yamaha.
Il parabrezza maggiorato della Tracer GT è regolabile manualmente in due posizioni grazie a una leva azionabile con una sola mano.
Tracer 7 GT Y-AMT: in strada
Fa un certo effetto salire in sella e non trovare il pedale del cambio né la leva della frizione, lo stesso stupore di chi mi ha visto ripartire da un semaforo con una mano sola mentre il sistema Y-AMT si preoccupava di innestare le marce senza che dovessi muovere un dito, tantomeno un piede.
La grande novità di Tracer 7 GT è proprio questa: aver messo al servizio del motociclista la tecnologia per enfatizzare il piacere di guida sia quando si riparte da un semaforo cittadino, sia quando si divorano i tornanti di un passo di montagna.
Nell’uso urbano la cambiata automatica in modalità AT risulta piacevole perché cambia marcia rapidamente per favorire l’efficienza del bicilindrico; quando serve un po’ di verve, magari per un sorpasso, basta un leggero colpo di gas, come quello di una doppietta, e l’attuatore elettronico si aziona scalando la marcia, senza dover ruotare fino in fondo l’acceleratore.
Sembra quasi che il cambio e il gas elettronico leggano la strada perché anche quando si frena in modo deciso, il cambio automatico accompagna l’azione con un freno motore ben dosato.
Mentre inizio a salire sulle colline dell’Oltrepò Pavese, l’indice della mano destra freme per cliccare il pulsante che commuta tra le modalità automatica (AT) e manuale (MT), ma mi limito a premere il pulsante Mode che cambia la modalità automatica da D a D+ con il motore che si fa più reattivo e sposta più in alto i giri delle cambiate. Anche qui la moto sembra vedere la strada, iniziando a gestire le cambiate come farebbe un umano.
Alla bisogna, anche in modalità automatica si può utilizzare le palette per il cambio, perché ci si può ritrovare ad aver bisogno di passare prima alla marcia successiva o di più freno motore prima della scalata gestita dal sistema.
È tempo di premere il famoso pulsante AT/MT per passare in modalità manuale e scegliere tra le mappe Street, Sport o Custom e i relativi controlli elettronici più o meno invasivi.
Cambio Y-AMT: qui comando io
In questo caso è il pilota a decidere la marcia e il sistema automatico non interviene mai. In questo modo si può raggiungere il limitatore o, al contrario, fermare la moto senza scalare, come se venisse tirata la frizione con la marcia alta innestata. Poco prima di fermarsi del tutto, Y-AMT riporterà il cambio in prima marcia.
Gli innesti sono sempre precisi e veloci, non c’è mai una cambiata sbagliata come può accadere con i cambi quickshifter a pedale. Si avverte un po’ di rumorosità degli innesti ai bassi regimi, e si percepisce il suono elettrico degli attuatori.
Le scalate sono sempre ben accompagnate dal lavoro della frizione, che non blocca la ruota posteriore ma la accompagna come farebbe una mano esperta su una frizione tradizionale.
Sembra quasi che il cambio Y-AMT e il gas elettronico leggano la strada
Essendo bidirezionale, il bilanciere di cambiata permette di usare sia l’indice che il pollice, ma ho trovato pratico e veloce usare solo l’indice della mano sinistra durante la prova.
Danzando tra una curva e l’altra mi è chiara la filosofia Jin-Ki Kanno di Yamaha: avere il piede sempre in posizione corretta sulla pedana e la mano sinistra ben salda al manubrio permette di godere appieno della guida, sempre reattivi nei cambi di direzione e ben saldi in frenata: meno fatica e più divertimento, semplicemente.
Questa filosofia è sostenuta anche dal lavoro fatto sull’avantreno, ora più stabile e preciso sia nei cambi di direzione che nel veloce con una forcella che lavora molto bene, forse un po’ rigida in posizione standard per chi vuole macinare chilometri.
La sella rivista permette di non scivolare durante le accelerazioni e le frenate e contribuisce al comfort di guida attenuando le asperità dell’asfalto e le vibrazioni grazie all’imbottitura generosa.
Il mono posteriore è regolabile con una comoda manopola che ho regolato per aver il miglior comfort possibile senza rendere la moto troppo morbida sullo sconnesso.
Nonostante il cupolino maggiorato e regolato nella posizione più alta, il flusso d’aria in autostrada tocca la parte superiore del casco: per chi, come me, è alto 175 cm, il disegno a V del parabrezza paga molto bene l’occhio ma allo stesso tempo lascia che il flusso d’aria avvolga il busto del pilota.
Risulta invece ben coperta la parte alta delle gambe e, grazie ai paramani di serie, anche gli avambracci. Molto gradito il cruise control per l’utilizzo turistico, ma anche per aiutare a riposare il polso dopo una giornata di sgasate tra misto stretto e autostrada, al termine della quale i consumi medi si attestano a 23,3 km/l.
A chi si rivolge la Yamaha Tracer 7 GT
Yamaha Tracer 7 GT incarna un viaggiare semplice e senza fronzoli: la giusta capacità di carico per medi e lunghi viaggi, le sospensioni regolabili che aiutano a ottimizzare sia il comfort che la guidabilità, la dotazione tecnologica finalmente in linea con il mercato grazie all’acceleratore elettronico e al cruise control.
Inoltre il cambio Y-AMT aggiunge valore e funzionalità per chi ama guidare in modo rilassato ma senza rinunciare alla sportività quando ne ha voglia.
Tutto questo senza aver stravolto le caratteristiche di compattezza e agilità di una moto tutto sommato piccola e maneggevole, dal peso contenuto di 214 kg con serbatoio pieno che offre un’autonomia di quasi 400 chilometri a velocità turistiche.
A listino sarà presente anche la versione da 35 kW indirizzata ai giovani viaggiatori che apprezzano la linea sportiva e dinamica. Certo, per i puristi o chi ha velleità da stuntman, l’assenza della frizione e del cambio classico potrebbe far storcere il naso, ma di acqua sotto i ponti ne è passata da quel «nel 2000 le auto e le moto voleranno» e la tecnologia corre veloce, migliorando questi sistemi di anno in anno.

