Localizzatore satellitare multifunzione che ti permette di trovare la moto quando la perdi, di farti trovare se finisci in un cespuglio e di non fartela rubare dopo che te l’hanno rubata. Ma fa tante altre cose
di Mario Ciaccia
Due storie per un dispositivo. La prima: ho scoperto che il presidente del MC Africa Twin Italia, Paolo e il suo migliore amico, Giorgio, hanno il garage dove lavorano sulle moto proprio nel mio paesello, alla periferia di Milano.
Così, una sera, siamo andati a mangiare la pizza e Giorgio, che è un poliziotto, mi ha raccontato che a Milano – ma anche nel resto d’Italia – prima rubano le moto, poi le nascondono poco distante e aspettano qualche giorno.
Perché se a bordo è stato montato un antifurto satellitare, come il Patrolline Max 4G provato un anno fa, sanno che verrebbero beccati. «Se ce l’hai, facilmente ritroverai la tua moto il giorno dopo, vicino a dove l’avevi lasciata» ha concluso Giorgio. Insomma, è una storia a lieto fine.
La seconda storia, invece, non lo è: nel 2009, un motociclista spagnolo stava guidando alle 5 di mattina a Siviglia quando cadde e non se ne accorse nessuno, perché a quell’ora la città era deserta. Quando qualcuno lo vide erano già le 8 ed era troppo tardi: il povero centauro era morto.
La tragedia colpì ovviamente parenti e amici, compresa una ragazzina di 14 anni, amica di famiglia, che si chiamava Beatriz Morell e che in seguito s’è laureata in ingegneria aerospaziale.
Grazie alle sue competenze, e con quell’incidente sempre nel cuore, Beatriz ha pensato di costruire un dispositivo che monitorasse gli spostamenti dei motociclisti, in modo che una caduta venisse segnalata tempestivamente anche se il pilota era incapace di chiedere aiuto.
Era il 2018. Il suo progetto ricordava l’eCall di BMW del 1999, tale per cui se ti casca la moto da ferma dopo un po’ questa ti parla con voce suadente e ti domanda se hai bisogno di un’ambulanza. In foto lo vediamo a sinistra, piazzato alla base dello specchietto retrovisore di una R 12 G/S.
Il fatto è che questi dispositivi utilizzano la tecnologia satellitare, che permette di monitorare i movimenti della moto e creare una sfilza di funzioni tutte diverse, come un coltellino svizzero.
Beatriz ha chiamato il suo strumento Komobi e questa piccola scatola di plastica, che va sistemata sulla moto, può fare un sacco di cose. È però importante nasconderla in un posto improbabile, perché la prima cosa che un ladro fa è togliere la sella e vedere se sta là sotto.
Ci sono i cavi di collegamento, che in teoria andrebbero alla batteria, ma in pratica molte moto hanno altri punti di contatto, nascosti soprattutto nella carenatura anteriore. Ha una batteria propria, quindi non consuma quella della moto, ma viene ricaricata dalla medesima.
Ti rubano la moto? Komobi ti avvisa che si sta spostando lontana dal portachiavi (di cui parleremo dopo), aggiornandoti ogni 15 secondi. Se ritieni che sia un furto, l’app Komobi chiama il 112 e comunica alla polizia dove sta andando la moto.
Il sistema è più semplice del Patrolline Max 5.0 che abbiamo provato lo scorso dicembre e che ha nel telecomando Talismano un formidabile sistema di controllo.
Sei caduto? Se sei su strada, dopo cinque minuti durante i quali la moto non viene rialzata il sistema interviene, prima mettendosi in contatto con il pilota (notifiche scritte e telefonate) e poi facendo partire i soccorsi. Se sei su sterrato, ti concede sette minuti prima di intervenire. Come fa a sapere se sono su sterrato? Beh, è un GPS… In pista invece il sistema non è permesso.
Da quando Komobi è in circolazione, le segnalazioni sono state 20.000 in cinque anni e c’è una stima di almeno 300 persone che sono state salvate in tempo. In Italia è disponibile solamente dal 2023 e funziona con una Sim già inclusa e un abbonamento che il primo anno è gratuito, poi va pagato 49,95 euro annuali.
Hai dimenticato le chiavi infilate nel quadro? Ti arriva un messaggio sullo smartphone. Ci sono anche le notifiche che ricordano di cambiare l’olio e quelle che ti dicono lo stato di carica della batteria della moto e persino quanti km ha percorso.
Due versioni del Komobi
La versione base ha le funzioni di rilevamento furti e incidenti e costa 185 euro, mentre la Pro aggiunge le modalità di navigazione e viene 65 euro in più.
Komobi Pro ogni giorno traccia i percorsi che fai, esattamente come un navigatore o uno smartphone e poi puoi scaricare mappa e dati della telemetria, come in MotoGP.
Tra questi ultimi, oltre agli orari, le distanze, l’accelerazione, le velocità e il tempo di frenata, ce n’è uno micidiale, ovvero l’angolo di piega massimo che hai raggiunto in quella tratta/traccia. Micidiale perché scatena il “celodurismo” che c’è in noi e ci porta a sfidare gli amici.
Io so che in MotoGP si arriva a 60° e che una supersportiva moderna può passare i 50°, quindi ho pensato: io ho un’enduro con gomme tassellate piuttosto spinte (Metzeler MC360), quindi quanto farò? 10°? Komobi mi ha dato la risposta.
Ecco i miei dati di un giro fatto sulle Alpi bresciane: leggo un 39° che mi sembra esagerato. Possibile che, con i tasselli cattivi, si riesca a piegare così tanto?
Ma poi è arrivato l’agente che sta aiutando Beatriz a diffondere il Komobi in Italia e mi ha umiliato: «Sei una sega. Io, all’Isola di Man, da turista, ho fatto 43° con una Honda Gold Wing».
Possibile? Io la Gold Wing l’ho guidata più volte e striscia appena pieghi un pochino, come diavolo ha fatto a raggiungere i 43°? Eppure la sua app riportava proprio quel valore. Ma poi è successa una cosa dove i gradi mi sono sembrati meno del reale. Guardate qua sotto.
Esiste la schermata delle statistiche, che ti dice quanti km hai percorso nelle varie ore del giorno. Come si vede, però, io il 27 giugno ho fatto un piegone da 70°, che Marquez spostati.
È successo che sono caduto dentro un cespuglio pieno di spine, ma sono stato sufficientemente veloce da rialzare la moto entro sette minuti, evitando che lo smartphone si mettesse a chiedermi se doveva mandarmi un’ambulanza. Ma quelli sono solamente 70°? Io stimavo 85°…
Beatriz in persona ci ha mostrato come si monta il Komobi. Nella confezione ci sono soltanto la centralina, un portachiavi e un caricatore.
Si crea una comunicazione tra satelliti, centralina, portachiavi e smartphone.
Il portachiavi serve al sistema per capire se la moto è con te o no, quindi va attaccato alle chiavi. Se lei sta ferma e il portachiavi va a spasso, Komobi si rilassa. Se però la moto si muove in direzioni diverse da quelle prese dal portachiavi, scatta l’allarme.
Funziona con la tecnologia GPS ma anche con triangolazioni delle antenne di telecomunicazione, in più rileva la rete WiFi più vicina. Se lasci le chiavi sulla moto, come già detto, ti avvisa. Se la moto sta dentro un garage o è stata rubata e caricata dentro un furgone, tale per cui il GPS non funziona, il sistema passa in automatico alla triangolazione.
Il portachiavi va ricaricato, ogni tanto, tramite un cavetto calamitato. Sull’app Komobi c’è anche la schermata che ti mostra lo stato di carica del portachiavi.
Bisogna ricordarsi di guardarla, perché una volta che hai montato questo sistema a bordo sarebbe assurdo non accorgersi di averlo reso inutile, dato che può fare la differenza tra la vita e la morte.

