La Honda CB1000GT rimette in moto il segmento sport tourer con un mix riuscito di grinta, comfort e tecnologia: una mille solida e moderna, che invita a partire.
di Dario Tortora
La categoria delle sport tourer è il regno dei compromessi: moto che ambiscono alle prestazioni delle supersportive ma anche destinate a portare bagagli come un mulo. Negli ultimi anni, però, il segmento si era un po’ rannicchiato su se stesso, con segni di stanchezza e poche idee fresche.
Poi è arrivata EICMA 2025, un’edizione in cui le vere novità erano rare quanto un parcheggio libero in centro. Con un’eccezione: allo stand Honda brillava la nuova CB1000GT, che abbiamo avuto modo di provare pochi giorni dopo la chiusura del salone, nel sud della Spagna.
Linea dura, cuore tenero
Guardandola si capisce subito dove volevano andare a parare i progettisti: design aggressivo, linee tese, logo GT proiettato in avanti come un proiettile, persino i maniglioni del passeggero sembrano usciti da un origami.
Spicca il serbatoio da 21 litri, largo sopra, stretto dove serve per mettere giù le gambe. Nel corso della prova stampa abbiamo tirato senza ritegno e quindi non ci siamo presi la briga di controllare i consumi, ma Honda dichiara che con un pieno si possono percorrere ben più di 300 km; ci riserviamo di verificare alla prima occasione in un contesto di utilizzo più veritiero.
Appena si monta in sella ci si sente a casa. La seduta è a 825 mm, larga dietro e stretta davanti, così da far toccare terra veramente a chiunque. È vero anche il contrario: io sono alto 1,85 e di peso abbondante, eppure non mi sono mai sentito rannicchiato, nonostante l’incavo della seduta e il serbatoio importante che costringe il pilota a tenere le gambe molto divaricate.
Manubrio largo, posizione naturale, corpo rilassato: l’ergonomia è la solita magia Honda e sembra che qualcuno abbia preso le misure proprio su di te mentre dormivi.
Honda CB1000GT, la tecnica
Il telaio a doppio trave, derivato dalla Hornet, pesa 21,7 kg e offre un telaietto posteriore rinforzato perché qui si vuole viaggiare sul serio, quindi con passeggero, valigie e magari pure i souvenir nelle borse.
La CB1000GT è la prima quattro cilindri Honda dotata di sospensioni elettroniche Showa EERA: intervengono in 15 millisecondi – un ventesimo di battito di ciglia – per adattare in continuazione l’assetto della moto a seconda del terreno e del ritmo di guida che si sta tenendo.
La forcella è da 43 mm col precarico manuale (per i romantici delle regolazioni a brugola), mentre il mono ha quattro preset e nella modalità User ben 24 livelli di regolazione per chi vuole provare a cucirsi la moto addosso. La piattaforma inerziale a sei assi supervisiona tutto quello che ci si aspetta (trazione, impennate, frenate anche in curva), pronta a intervenire per correggere le nostre intemperanze alla guida.
L’ergonomia è la solita magia Honda
Il peso con il pieno dichiarato da Honda è di 229 kg. Il motore è il noto quattro cilindri in linea da 1.000 cc derivato da quello della CB1000 Hornet dell’anno scorso e della CBR1000RR Fireblade del 2017: sfoggia 150 CV a 11.000 giri e 102 Nm a 8.750 giri, quindi con un rapporto peso/potenza di 1,53 kg/CV.
Il quickshifter bidirezionale e la frizione antisaltellamento lavorano con precisione, assicurando che la moto non perda quella scintilla da sportiva quando la strada si fa divertente e viene voglia di infilare le marce una dietro l’altra.
La sesta è invece lunga, di riposo, e permette alla GT di viaggiare sonnacchiosa fino ai 3.000 giri; quando però si ruota la manopola del gas, una volta superati i 6.000 giri l’airbox diventa un aspiratore industriale e dallo scarico esce un ululato ancestrale, con la moto che spinge con un allungo poderoso.
Rimane un momento di incertezza a metà contagiri: non che la moto si sieda, il motore rimane sempre elastico, ma mi sarebbe piaciuto un po’ più di muscolo proprio lì in mezzo, da sfruttare nei percorsi misti senza dover allungare troppo.
La velocità massima è limitata a 200 km/h ed è una scelta sensata pure sulle Autobahn in Germania; se per qualcuno è un’eresia, probabilmente sta guardando la moto sbagliata.
Honda CB1000GT, pronta a viaggiare
La dotazione di serie consente di partire per nuovi orizzonti direttamente dalla porta del concessionario: valigie laterali integrate per non sporgere dal manubrio (65 litri complessivi), cavalletto centrale, parabrezza regolabile su cinque posizioni, manopole riscaldate a cinque livelli, paramani (poco efficaci), sistema di connettività Honda RoadSync con cruscotto TFT a colori, cruise control regolabile tra 50 e 160 km/h con il comando finalmente a sinistra su un blocchetto totalmente nuovo e molto più razionale dei precedenti della Casa.
La protezione aerodinamica è buona, ma non ottima. Vero che grazie al nuovo meccanismo il parabrezza si manovra in un istante (basta una mano, anche mentre si guida), però alla fine l’ho usato sempre in posizione totalmente bassa per mordere l’asfalto nei momenti di scanno, oppure tutto alto dove protegge il giusto ma, con un pilota corpulento come me, rimangono scoperte le spalle e parte della testa.
Va anche detto che questa è una sport tourer, non una Gold Wing né uno scooterone, quindi un minimo di aggressività nelle linee è parte del pacchetto. Però chi ha in mente di macinare davvero tanti chilometri dovrà prendere in considerazione il parabrezza maggiorato opzionale.
Le vibrazioni sono ridotte al minimo, la comodità della sella è buona e il coccige ringrazia per il sostegno, ma è difficile esprimere un giudizio completo avendo guidato solo una giornata con tanto di pause frequenti per le foto e i video; anche il comfort del passeggero e il calore percepito dal motore restano voci da verificare.
Tra le note stonate rilevo l’assenza di una barra per montare un navigatore: l’app RoadSync con la proiezione delle indicazioni di svolta va bene fino a un certo punto, ma per viaggiare sul serio serve un GPS vero oppure CarPlay/Android Auto come sull’Africa Twin.
Poi c’è la chiave keyless che accende il quadro, ma serve infilarla nelle toppe per il serbatoio e le valigie; infine stona la totale mancanza – anche tra gli optional – di selle riscaldate e sensori di pressione degli pneumatici.
Chiude il cerchio una scelta inspiegabile: il selettore rapido delle mappe sul blocchetto sinistro che va solo in un senso. Passi dalla mappa Tour a quella Rain e, quando smette di piovere, per tornare indietro si deve fare tutto il giro, distraendosi più del necessario. Non sono peccati mortali, ma stonano su una moto che per il resto è un compendio di progettazione logica.
Il verdetto della strada
Il tempo di uscire dalle rotatorie di Benidorm e la CB1000GT mostra subito che razionalità ed emozione possono convivere sulle stesse ruote.
Parto in mappa Standard e trovo una moto con un cambio impeccabile e un’erogazione lineare, ma le sospensioni – per me che peso parecchio – non lavorano bene e negli avvallamenti la reazione è troppo scomposta.
Passo alla modalità Tour (stessa erogazione ma lo smorzamento delle sospensioni viene regolato in continuazione in base alla velocità) e la moto cambia pelle: da cammello a lama chirurgica.
Assorbe tutto, copia l’asfalto senza colpi di scena, si irrigidisce quando serve e si rilassa quando può. È come avere un manipolo di microscopici tecnici Showa che lavorano di nascosto dentro la moto.
La strada si arrampica nell’entroterra e le pedane grattano l’asfalto con una facilità imbarazzante. Le traiettorie si tracciano senza sforzo, l’allungo è ipnotico e ogni volta che riesco a salire nell’ultimo terzo del contagiri vivo momenti di estasi.
Razionalità ed emozione possono convivere sulle stesse ruote
Chi cerca una “mille tuttofare” – sportiva nel weekend, compagna di pendolarismo durante la settimana, pronta per un ponte o un viaggio leggero – troverà nella CB1000GT una delle migliori opzioni sul mercato.
Le rivali spesso impongono compromessi evidenti, mentre questa Honda è più equilibrata e non abbiamo ancora parlato del prezzo.
Mentre scriviamo non è ancora ufficiale, ma si aggirerà intorno ai 14.000 euro: una cifra da black friday permanente con cui ci si porta a casa un vero missile da strada, capace di portare lontano stando comodi. Così alla fine della giornata ti accorgi che non sei stanco, ma solo felice.


