La seconda edizione si è svolta in Val Trebbia, che è un luogo agreste, ameno, bucolico, ma è caratterizzata anche dai capricci del fondo marino.
di Mario Ciaccia
Il fascino della HAT Legend sta soprattutto nel fatto che si tratta di una festa dedicata alle enduro degli anni ’80.
Avendo io 14 anni, quando esplose la moda della Yamaha XT 500 e avendo già voglia di fare viaggi avventurosi in moto, mi sono seguito tutta l’evoluzione, passo dopo passo, di questa categoria di moto eccezionali, dalla Ducati Scrambler 450 che girava negli anni ’70 alla Ducati Desert-X del 2026.
Per cui quando vedo esposte le moto dei partecipanti, trasecolo. Le riconoscete quelle in primo piano? Sono la BMW-Fatichi 1000 di Bruno Birbes, che lui guidò alle Dakar 1987 e 1988 e la Honda XL 600 LM di Aldo Winkler, con la quale lui corse le edizioni 1988 e 1989, ma che era stata usata dal team italiano ufficiale nel 1987, arrivando seconda con Edi Orioli. Si intravede anche la replica della Cagiva-Ligier 750 che corse la Dakar nel 1985.
A un primo colpo d’occhio, guardando l’età dei partecipanti, viene il dubbio che anche loro fossero sedicenni quando esplose la moda della XT 500.
In effetti la cosa risulta tale anche a un secondo e a un terzo colpo d’occhio! A questi eventi mancano quasi del tutto i giovani e pure le donne, perché queste ultime negli anni ’80 erano davvero poche a guidare le moto, mentre i ragazzi è già molto se sono interessati alle moto moderne.
La HAT Legend dalla Via del Sale alla Val Trebbia
La prima edizione si è disputata in ottobre, s’è svolta su strade militari in alta quota e le due tappe erano una da A a B e l’altra da B ad A.
Quest’anno s’è disputata a luglio, con due percorsi a margherita che facevano base a Bobbio, in Val Trebbia (PC). Personalmente, ero molto contento di questa scelta.
E non solo perché Bobbio è un bellissimo paese medioevale. Sopra vediamo il Duomo di notte e il colonnato dell’abbazia di San Colombano, dove s’è svolta la cena del sabato.
Chi vive a Milano come me e vuole fare fuoristrada può trovare diverse località a (relativamente) poche ore di guida tra andata e ritorno.
Quando vedo le moto dei partecipanti, trasecolo
Una delle più battute è la Valle Trebbia, che scava gli Appennini tra Piacenza e il Mar Ligure e che Ernest Hemingway definì «la valle più bella del mondo». Probabilmente esagerava, però in effetti non ha senso negarlo, è davvero una valle affascinante.
Intanto, lo abbiamo detto, è una gran bella campagna. Colline coltivate in vario modo convivono con altre ricoperte di boschi. Però l’Italia è piena di posti così.
Ciò che rende la Trebbia una valle interessante da esplorare sono due cose: il fiume e gli affioramenti dal fondo marino.
Il fiume ha spiagge di ghiaia e scorre in anse rocciose con calette dove l’acqua assume colori bellissimi. D’estate ci si può fare il bagno.
Le due foto sono state scattate una sotto il paese di Brugnello (vedete il campanile della chiesa, là in cima?) e l’altra dal paese stesso. La HAT Legend passava per Brugnello.
Gli ofioliti della HAT Legend
Anche se stiamo parlando di montagne che superano gli 800 metri sopra il livello del mare, di fatto i cosiddetti ofioliti sono parti del fondale marino spinte in alto da eruzioni vulcaniche sottomarine.
Ciò che emerge, contenendo alte concentrazioni di silicati di ferro, a contatto con l’aria ossida e diventa di colore rossastro.
Per cui tu stai girando sereno per la Val Trebbia (che qui vediamo dalla strada del Passo della Caldarola) e pensi che il paesaggio debba essere per forza così, senza sorprese.
Invece ogni tanto trovi qualcosa di strano, come quel guscio rossiccio là in fondo, che è la Pietra Parcellara (836 m), l’ofiolite più famoso della zona. La Legend le ha girato intorno per tutta la prima tappa.
Ho usato la Parcellara come sfondo per gli UomoMezzo ai partecipanti alla HAT Legend. In foto vediamo uno dei più prestigiosi, Lin Jarvis che, da direttore sportivo del team ufficiale Yamaha MotoGP, ha vinto otto titoli iridati mettendo insieme quelli di Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Fabio Quartararo.
Un altro ofiolite famoso, visibile dal percorso, era quello della Pietra Perduca, che qua vediamo come un brufolo, fotografato dalla Costa di Bulla.
In realtà si tratta di un posto straordinario, pensate che sulla sua groppa si trovano una chiesa con l’impronta del piede della Madonna (così dice la credenza popolare) e delle vasche quadrate piene d’acqua, abitate da tritoni.
Queste foto le ho scattate nel novembre del 2025: si vedono i gradini scavati nella roccia per salire sulla vetta, l’oratorio di Sant’Anna con dentro la presunta impronta del piede della Vergine e uno dei vasconi dove nuotano i tritoni.
La Pietra Marcia (722 m), accanto alla Parcellara, è anche lei un oliofite. Ma ci sono molti altri affioramenti di questo genere, spesso quando non te li aspetti.
Nella foto di apertura, quello è il paesaggio lunare del Monte Armelio (903 m), durante la grandiosa discesa finale della seconda tappa.
Anche questo è il Monte Armelio, con il suo caratteristico aspetto ferroso, solo che qui siamo all’inizio della seconda tappa, a una quota superiore.
Il fondo nero e i pini rendono il paesaggio completamente differente da quello dominante della Val Trebbia.
Altra sorpresa, poco sotto il Passo Santa Barbara: mentre guidi con attenzione su una strada asfaltata scassatissima, di colpo vieni attaccato da un capodoglio.
Alla HAT Legend ci sono anche i calanchi
I calanchi sono diffusi in Emilia e si possono definire come delle frane argillose modellate a pieghe, come se fossero di panno. Dalle parti di Bologna e Imola ce ne sono di spettacolari.
Ma quelli di Barche (PC) sono famosi presso gli enduristi perché lassù passa un percorso bello tosto, specie se lo fai in salita.
In questo caso, visto che venivano usate moto di 40-45 anni fa, si è riservato loro un certo riguardo, per cui non ci hanno fatto scendere dalla cresta che si vede in alto nella foto, ma ci hanno fatto uscire dal bosco, di lato.
Il tipo che sta scoprendo le gioie del fuoristrada a bordo BMW R 80 G/S è Uberto Calesella di Ube’s Garage, cui avevamo dedicato un articolo lo scorso aprile.
Una sorpresa: il gruppo più numeroso, come nel 2025, è stato quello delle Yamaha XT 500, ma nessuno si aspettava di vedere con loro Aldo Winkler, uno dei privati italiani più noti negli anni ’80.
Lui era qui per esporre la gloriosa Honda 650 delle Dakar 1988-89, ma per girare è stato ospitato dal moto club XT 500 che gli ha fornito la moto dell’ex presidente, Davide Perrella, una splendida XT travestita da TT, con tanto di colori Kenny Roberts e forcellone in alluminio.
La domenica era prevista la traversata dalla Val Trebbia alla Val di Nure, sempre in provincia di Piacenza. A sinistra vediamo Bettola, con le sue casette colorate e a destra Grazzano Visconti, sede del giro di boa della seconda tappa.
Un altro posto curioso visto dallo sterrato della Costa di Bulla: Bobbiano, di cui restano solo una chiesa e una torre, che è ciò che resta di un castello esistente almeno dal XI secolo.
Sulla porta della chiesa c’è una targa, triste e malinconica: «È inutile che rubiate qui dentro, avete già rubato tutto».


