Ad aprile, insieme ai prati fioriscono gli eventi motociclistici. Siamo stati a quello che ogni anno apre la stagione del circuito HAT, ed ecco il nostro reportage dall’Adventourfest di Bobbio (PC).
di Davide Crosta – foto Ismaele Fusi e Davide Crosta
Come già suggerisce il nome, la HAT Adventourfest è una vera e propria festa del mondo adventouring, con test ride di diverse Case motociclistiche, stand di abbigliamento e accessori e tutto ciò che ruota attorno alle due ruote sporche. Oltre a queste attività, centrali nella struttura dell’evento, l’organizzazione ha ideato un giro in fuoristrada sulle colline circostanti adatto a tutte le moto minimamente attrezzate con pneumatici tassellati.
In base all’esperienza dei partecipanti, vengono formati gruppi da cinque a dieci persone, ognuno guidato da un istruttore qualificato. Nulla è lasciato al caso e noi veniamo inseriti nel gruppo di quelli veloci, che si distingue per le moto allestite con gomme tassellate, paramotori e paramani rinforzati.
In mezzo a tutto questo, si inserisce un partecipante last minute con le gomme finite e il bauletto, a ricordare che alla fine conta il fantino più che il cavallo.
HAT Bobbio Adventourfest 2026: il tour guidato
La giornata inizia con un briefing utile a definire nozioni e regole di base, dal momento che i partecipanti non si conoscono tra loro. Ci sono moto di diverse Case: alcune immancabili KTM come la mia fida 690 Enduro – allestita per l’adventouring con cupolino e torretta di navigazione – e il giusto mix di moto asiatiche con le Yamaha Ténéré a fare la voce grossa.
In questo caso, essendo un tour guidato non è necessario dotarsi di GPS, quindi abbiamo meno distrazioni e possiamo concentrarci sulla guida e sull’esplorazione di questi meravigliosi territori.
E infatti, appena partiti dal paese ci immergiamo subito nella vegetazione rigogliosa, in un susseguirsi di sterrate e carrarecce piuttosto scassate, effetto delle recenti piogge che hanno alterato e complicato anche le strade più semplici, per non parlare del sottobosco in cui fangaie e pozze sono di solito all’ordine del giorno.
Veniamo inseriti nel gruppo di quelli veloci
Per fortuna, il gruppo si amalgama subito e la compagnia della spinta si attiva fin dalle prime difficoltà. Controlli elettronici e sterrate fangose non vanno molto d’accordo per cui, dopo ogni sosta o spegnimento, bisogna controllare che non siano cambiate le impostazioni di ABS e controllo di trazione.
Mi tranquillizza sapere che la mia fida 690 non monta nessuna di queste diavolerie moderne: d’altronde quello che non c’è non si può rompere, recita un antico adagio.
Continuiamo costeggiando il fiume Trebbia ma, anziché proseguire sul fondovalle, incrociamo la statale discendendo e risalendo i crinali circostanti, raggiungendo così i centri abitati di Marsaglia, Corte Brugnatella e Mareto.
Questo lembo d’Italia lo conosciamo bene, ma rimaniamo ogni volta estasiati dalle scoperte che riesce a regalarci. Alla fine è la conoscenza del territorio la chiave per la riuscita di questi eventi, e in questo la HAT Series primeggia, a riprova della fama e notorietà guadagnata in oltre un decennio di attività.
Pietre magiche
Il percorso della mattinata è piuttosto tecnico e viscido, non mancano cadute e appoggiate varie che non ci impediscono di proseguire spediti fino a Perino, dove ci attende un lauto ristoro a lato del torrente omonimo.
Il pomeriggio scorre via veloce lungo carrabili polverose e scenografiche a ridosso delle colline antistanti, passiamo dapprima dalla pietra Parcellara e poi dalla pietra Perduca, nota per la presenza di alcuni tritoni crestati che vivono nelle vasche ricavate nella pietra a lato della chiesetta di Sant’Anna (come vi abbiamo raccontato su RoadBook 43).
Riprendiamo il tour in direzione di Bobbio, salvo rallentare repentinamente per immergerci in un bosco caratterizzato da alcune pozze fangose che diventano per noi un vero e proprio parco giochi. In questo frangente le gomme tassellate risolvono ogni dubbio: un filo di gas e il pum-pum del motore ci porta fuori dai guai.
Rientriamo al paddock ancora brulicante di appassionati e semplici curiosi di passaggio, con le moto che entrano ed escono a ciclo continuo dal piazzale. È proprio questo lo spirito della HAT Adventourfest: accogliere tutti i presenti in un weekend di festa e motori, e noi non siamo da meno: dopo una giornata di fuoristrada è bene reintegrare le energie perse con una birra in compagnia di vecchi e nuovi amici.
Mentre sorseggiamo l’ultima birra, guardiamo le moto infangate parcheggiate nel paddock e capiamo che il successo dell’HAT Adventourfest non sta solo nei numeri o nei test ride.
La forza di quest’evento è nella capacità di trasformare un gruppo di sconosciuti in una squadra che si aiuta nel fango e che, poche ore dopo, ride con un bicchiere in mano.
Bobbio ci saluta così: con la polvere sugli stivali, i muscoli stanchi e quella strana, bellissima ansia di scoprire dove si terrà la prossima tappa. In fondo, la stagione del tassello è appena inziata e ha già dato un gran bel colpo di gas.


