Europ’Raid, quando le auto possono emozionare anche i motociclisti

Un evento per vecchie Peugeot 205 ci ha smosso sentimenti antichi che, allo stesso tempo, sono attualissimi

di Mario Ciaccia


Eravamo in Svizzera, in sella a due fiammanti Benelli TRK 902 (ne parleremo sul numero 57 di RoadBook) quando abbiamo raggiunto una Peugeot 205 stracarica di bagagli, piena di adesivi e con quattro ragazzi francesi a bordo.

A me la 205 non è mai piaciuta in maniera particolare, a parte quella della Dakar, perché mi sembrava una utilitaria tanto utile quanto insulsa, se paragonata ad altre auto francesi di ere precedenti, come la Citroën 2 CV e la Renault 4.

L’auto è stata prodotta dal 1983 al 2000, un bel lasso di tempo ed era una presenza abituale nel paesaggio urbano. La versione che vinse due volte la Dakar aveva 380 CV (il motore derivava da quello da 500 CV che vinceva il Mondiale nei rally Gruppo B) e portava 400 litri di benzina.

Nel vedere questa 205 bagagliata, mi si è smollato il cuore, perché mi ha ricordato il periodo in cui, da ragazzino, mi facevo regalare i modellini delle auto da raid, in testa a tutti la Land Rover Aziza di Nino Cirani. Erano simili a queste: tanti bagagli e scritte da tutte le parti.

Ma lì, in Svizzera, lo scorso agosto, abbiamo visto passare altre Peugeot 205 conciate in quel modo e così abbiamo capito che non si trattava di un’iniziativa isolata ed eccentrica, ma di una manifestazione organizzata.

Si chiama Europ’Raid, è organizzato in Francia ed è una transeuropea. Esiste in due declinazioni: la prima Europ’Raid Original si sviluppa su 7.500 km da percorrere in tre settimane, parte da Belfort (F), raggiunge la Grecia e poi torna indietro, toccando 19 Paesi, 13 capitali e 60 siti patrimoni mondiali dell’UNESCO.

La seconda è una versione “soft”, la Express, e raggiunge la Macedonia: 13 giorni, 12 Paesi, 3.500 km. Nonostante una duri il doppio dell’altra, i prezzi sono simili: è obbligatorio partire almeno in due e ogni coppia paga 3.190 euro l’Original e 2.890 la Express.

Quando c’è una meta lontana da raggiungere, con tutte le avventure del caso, mi vanno gli ormoni in circolo

Ogni compagno in più paga 300/400 euro a seconda della formula scelta. Si dorme sempre in tenda ed è obbligatorio caricare a bordo almeno 70 kg di materiale scolastico, sportivo e sanitario da donare alle scuole povere dell’Est Europa.

Sul sito della manifestazione si legge che è possibile partecipare solo con una tra queste 8 auto: Peugeot 205, 206 o 106; Citroën Saxo; Renault Supercinque, Tingo e Clio; però noi abbiamo visto soltanto, sempre e solo la Peugeot 205.

Europ’Raid sulle Alpi

Non abbiamo capito che itinerario stessero facendo. I primi che abbiamo visto stavano facendo il  Grimselpass in discesa verso nord. Poi li abbiamo beccati sul Furkapass, che scendevano verso la valle del Rodano e proseguivano per il Nufenenpass.

Li abbiamo superati anche in autostrada verso Bellinzona e persino alle porte di Milano, sempre lo stesso giorno. Avrebbe tutto un senso, tranne il Grimsel.

Ora, sinceramente io sono un appassionato di motociclette e normalmente non proverei invidia verso chi viaggia stipato in quattro in una piccola 205 piena di bagagli, ma qui è scattata l’empatia per l’impresa, per il viaggio epico di massa, per l’esperienza condivisa.

Vedere queste auto allestite in maniera simile, tutte abitate da ragazzi apparentemente tra i 20 e i 30 anni, pieni di entusiasmo, chiaramente divertiti, ha fatto venire voglia di aggregarmi, di essere anche io dentro una 205 col muso diretto verso la Grecia.

Si vedeva che si divertivano, quando davano colpi sulle portiere come si fa con i fianchi dell’asino, per istigarlo a trottare.

Questo perché in salita le 205 andavano pianissimo e, francamente, non so perché. Non sono auto particolarmente vecchie o con motori piccoli, non ricordo che ai tempi facessero le salite a passo d’uomo.

Erano disponibili vari motori, compreso un 1.900 cc da 130 CV, ma il più piccolo era un 954 cc da 45 CV, non una gran tragedia.

Altra stranezza, tutti quelli che arrivavano in cima al Nufenenpass, a quasi 2.500 m di quota, si fermavano e aprivano il cofano per raffreddare il motore.

Sono cose che vedo fare in cima ai passi dell’Atlante marocchino con le vecchie Peugeot 404. Ma davvero le 205, negli anni ’80, andavano raffreddate in ‘sto modo in cima ai valichi montani?

Europ’Raid, perché mi piace

Non mi sarei così invaghito di questa cosa se non fosse stata una traversata. Un raduno di vecchie Peugeot 205 bagagliate, concentrate in un posto, magari con un programma di giretti a margherita, non mi avrebbe mandato gli ormoni in circolo. Ma qua c’è una meta lontana, da raggiungere con tutte le avventure del caso.

Che lo dico a fare? Mi fa pensare alle Dakar di una volta, che partivano dal comfort di Parigi e puntavano a una lontanissima spiaggia africana sull’Oceano Atlantico, con in mezzo tutto il Sahara da attraversare e sette-otto dogane da superare. Era una Storia con la S maiuscola. 

Oggi la Dakar si disputa interamente dentro un solo Paese, su un grande anello, non c’è più la faccenda del mare oltre il deserto come meta agognata, manca completamente del fascino della traversata da A a B. Resta, comunque, una gara interessantissima e i piloti di oggi sono davvero spettacolari.

Europ’Raid, ma in fondo anche noi…

Poi pensavo: sono così affascinato da queste 205 che attraversano l’Europa, però in fondo anche a noi motociclisti capita di partecipare a eventi in cui si deve andare da A a B attraversando montagne e vallate.

Per questioni pratiche, la stragrande maggioranza delle manifestazioni adventouring (o quelle su strada dedicate alle moto d’epoca, come la Milano-Taranto) si disputa su percorsi a margherita, ma resistono ancora alcune in linea, come alcune delle HAT o la Transitalia Marathon.

Per cui se un Mario Ciaccia si trovasse a passeggiare in una delle città che fanno da tappa a queste traversate e vedesse tutte ‘ste maxienduro sporche di fango, altro che Peugeot 205, gli verrebbe una smania ancora maggiore di far parte della carovana!