Cosa hanno in comune il motociclismo e il pilates

Motociclismo e pilates hanno in comune ciò che mi viene da chiamare “la sospensione tra due moti opposti”. Ma non sono uno scienziato, quindi proverò a spiegarlo con parole mie.

di Mario Ciaccia


Sono astemio, non fumo e non mi drogo quindi, se quanto segue vi sembra essere scritto sotto l’effetto di qualche stupefacente, vi garantisco che l’ho scritto da lucido.

Un anno fa Renato Zocchi – che negli anni Settanta e Ottanta era un pilota molto forte sia nel cross sia nei rally africani e oggi organizza eventi in moto – ha parlato di una cosa a me ignota, il pilates.

Mi ha detto che, da quando lo pratica, si sente come rinato, che è molto più sciolto, che a 70 anni si sente come quando ne aveva 40. Io lo guardavo perplesso, perché sono talmente ignorante che pensavo che il pilates fosse un tipo di musica, non molto lontana dal reggaeton. Quindi era come se uno mi venisse a dire che, grazie al rap, non soffre più di cistite.

Renato sostiene che, grazie al pilates, in moto fa molta meno fatica. Finalmente mi ha spiegato che si tratta di un genere di ginnastica che non ti fa diventare più muscoloso, ma più sciolto. Poiché io soffro di mal di schiena fin dai tempi del liceo e stavo trovando grande giovamento dalla ginnastica posturale, ho scoperto che il pilates è una sorta di posturale più evoluta, che fa ancora meglio alla mia schiena.

Pilates è anche un letto fantastico

Mi sono così iscritto in un’accogliente palestra di Bareggio (MI), Bloom Pilates, dove hanno i reformer, che si possono spiegare come dei lettini in cui il piano su cui ci si sdraia può scorrere in orizzontale su delle rotaie, ritornando alla posizione iniziale grazie alle molle a cui è agganciato.

Tra l’altro è comodo, per cui rischio sempre di addormentarmi. Un bel giorno Federica, la bravissima istruttrice, ha piazzato sul reformer una jumpboard , ovvero una pedana imbottita da usare a mo’ di trampolino: tu stai sdraiato e, spingendo con le gambe, allontani il piano finché le molle non lo riportano indietro. 

La sensazione è quella di fare dei salti pazzeschi, come quelli che fa il mio figlio piccolo, ma stando sdraiati e senza fitte di dolore alle ginocchia. Una roba assurda, un mix di eccitazione e relax. Una versione turbo della sedia a dondolo!

Mentre lo facevo mi sono reso conto che stavo provando la stessa goduria di quando vado in altalena, salto con gli sci e faccio le curve con la moto. Ovvero sono tutte situazioni in cui si gioca con la forza di gravità, prima contrastandola e poi tornando ad assecondarla o viceversa.

Il confine tra questi due moti di senso opposto è una frazione di secondo in cui ci si sente sospesi, leggeri, senza peso, fluttuanti nell’aria e questa cosa mi fa godere come una droga. Sulla jumpboard le molle prendono il posto della forza di gravità, ma l’attimo di sospensione è ben percepibile e me lo godo tutto.

Il rapporto tra la moto e il pilates

In moto la questione è che quando entri in curva ti lasci cadere all’interno, in quel gioco di equilibrio tra la forza centrifuga e quella di gravità. La moto che si inclina è come la jumpboard che porta in tensione le molle.

A un certo punto arrivi al cosiddetto punto di corda, in cui sei alla massima inclinazione ed è lì che io godo, come quando la tavola del lettino è arrivata alla massima tensione, si ferma e sta per tornare indietro.

Il bello della moto è che questo stato di sospensione può durare a lungo, dipende dal raggio della curva. Più la curva è larga e più “esisti” in quel limbo dove sembra di essere senza peso. Per questo io preferisco la moto all’auto, anche se con questa non prendi freddo e non c’è bisogno di piegare fino alle orecchie per assaporare quel momento di sospensione.

In realtà io mi diverto parecchio anche a fare le curve strette, quelle che durano un attimo, dove tieni il busto eretto e inclini la moto per evitare di sdraiarti come quelli dei video sullo Stelvio. Anche qui c’è un attimo di sospensione tra la discesa in piega e la caduta, ma è la moto a provare quella sensazione, perché il pilota resta su. Quando capirò perché mi diverto anche a guidare così, ci scriverò una Ciacciastoria.

Nel frattempo, da quando faccio pilates non mi è più venuto il mal di schiena, neanche al concerto dei Cure a Firenze dove sono stato in piedi per ore. Magari è una coincidenza, ma io in questi lettini pazzi ci credo.

Il pilates e i videogiochi

Dicono che i giovani non vanno più in moto perché trovano soddisfatte nei videogiochi le pulsioni ancestrali che risalgono a quando eravamo cacciatori e dovevamo esercitare il senso del movimento, dell’orientamento e della precisione nel colpire l’animale.

Per cui possiamo soddisfarle stando su una poltrona e non andando in moto, che ci fa soffrire il caldo, il freddo e pure le fratture di quando andiamo a sbattere.

Però, anche se ti permettono di derapare sulla neve senza farti esplodere il piatto tibiale, i videogiochi non ce l’hanno, quel momento di sospensione tra due direzioni in cui ti sembra di essere così leggero che potresti mangiare dieci tortini cuorecaldo senza rimorsi.