Nell’era degli smartphone, c’è ancora chi ha voglia di usare le fotocamere tradizionali. E fa bene! Alcuni ci dicono che vorrebbero tanto una fotocamera di qualità, ma sono spaventati dai prezzi e dalle dimensioni. Per cui vi parliamo di quella che, secondo noi, è la ricetta per fare belle foto spendendo relativamente poco.
di Mario Ciaccia
Premessa: questo articolo non è sponsorizzato da Sony. Esistono fotocamere simili a quella di cui sto per parlare prodotte da Canon, Fuji e Nikon (che però non ha il mirino), però la Sony α6100 è stata la prima ad avere determinate caratteristiche ed è molto facile da trovare usata. Ci sarebbero anche Olympus e Panasonic, ma usano sensori più piccoli.
Buone foto a poco prezzo nell’era degli smartphone
Questa epoca è assurda, dal punto di vista della fotografia. Gli smartphone l’hanno rivoluzionata: praticamente ogni abitante della Terra ha una fotocamera, grazie a loro.
Si tratta di mattonelle che stanno in tasca, che ospitano sistemi fotografici completi, che sono sempre con noi e che consentono di condividere le immagini appena scattate con chiunque si trovi in qualsiasi luogo del globo terraqueo. Veramente, una rivoluzione di dimensioni enormi.
Dovendo mettere la foto di uno smartphone, è inevitabile metterci il mio, perché ha su l’autografo di Kevin Schwantz.
Le Case si stanno impegnando al massimo per fare queste fotocamere sempre meglio, ma l’assurdità è che alla maggior parte delle persone non frega niente di scattare belle immagini. Il tipo di foto prevalente, in tutti e cinque i continenti, è l’autoscatto per far vedere agli amici dove siamo e cosa stiamo facendo.
Le foto hanno una semplice funzione informativa, non fa nulla se il selfie ce lo facciamo di fianco a un bidone della spazzatura.
Questa foto è un simbolo dei tempi moderni: la Honda V5 con cui Valentino Rossi vinse il titolo nel 2002 sta ruggendo, un suono celestiale che distrugge i timpani. C’è chi filma la moto e chi invece filma se stesso con la moto.
Buone foto a poco prezzo, fotocamere contro smartphone
Per fortuna ci sono ancora parecchie persone che ci tengono a fare delle belle foto. I motociclisti sono grandissimi consumatori di smartphone, perché in moto lo spazio è tiranno e le fotocamere ne occupano parecchio. Ma c’è chi si pone il dubbio: ha ancora senso prendere una fotocamera, oggi?
Vediamo. Gli smartphone hanno gli enormi vantaggi di cui parlavamo all’inizio, però hanno dei sensori molto piccoli e scattano foto peggiori, soprattutto quando si usa il teleobiettivo o nei controluce.
Questo sopra è il gruppo del Monte Rosa visto dal Monferrato e fotografato con il mio smartphone che, 3 anni fa, era considerato al top. Eppure, nonostante l’autografo di Kevin Schwantz, le foto con il teleobiettivo sembrano quasi dei disegni e non è un complimento.
Gli smartphone ovviano a buona parte dei loro limiti con l’elettronica, usando algoritmi molto sofisticati che fanno ciò che sulle fotocamere si ottiene otticamente. Tuttavia, il divario con le fotocamere resta, soprattutto se si intende stampare e ingrandire le foto.
Se ci si limita a scattare selfie e li si guarda solo sullo smartphone, le fotocamere non hanno più senso, infatti le compatte economiche sono sparite dal mercato.
Se invece ti piace fare le foto, ci tieni a farle bene e godi a guardarle sullo schermo del pc, se non addirittura a stamparle in grandi dimensioni, allora lo sforzo va fatto.
Va anche detto che gli smartphone hanno una sorta di Photoshop interno che ritocca automaticamente le foto, mentre le fotocamere sono dure e pure e le foto te le devi ritoccare da te.
A causa della concorrenza con gli smartphone, i produttori di fotocamere hanno accelerato lo sviluppo dei loro prodotti. Ho iniziato a usare le reflex nel 1985, con una fotocamera che era completamente meccanica e con impostazioni di tempo, diaframma e messa a fuoco esclusivamente manuali.
Ho seguito con entusiasmo l’evoluzione tecnica e ho anche collaborato con due riviste di fotografia ma, da un po’ di tempo a questa parte, non riesco più a stare al passo. Le fotocamere di punta moderne hanno prestazioni fuori di testa, tipo i 120 scatti al secondo o l’autofocus che distingue se sta mettendo a fuoco un autobus o un piccione.
Funziona un po’ come con le maxienduro: con quelle da 50 CV facevamo i giri del mondo, ma oggi i 100 CV sono considerati il minimo sindacale anche da chi ha la patente da sei mesi e manco ci rendiamo conto di quanto siano esagerati su strada.
Tant’è che ci sono coppiette di placidi sessantenni che vanno in vacanza su moto da 170 CV.
Buone foto a poco prezzo, ma quanto buone e a che prezzo
Oggi uno smartphone di punta costa tra i 1.000 e i 2.000 euro. La fotocamera di un professionista invece viene tra i 3.000 e i 7.000, cui vanno aggiunte le ottiche, per cui un corredo completo viene sui 20.000 euro. Io posseggo quello che considero un “sistema minimalista”, ma costa comunque un bel 10.000 euro.
Ecco, con questo articolo vorrei dimostrare che con 600 euro o persino 500 sia possibile ottenere delle foto che sono più vicine a quelle di una fotocamera da professionisti che a quelle di uno smartphone. Devo però spiegare cosa intendo, in questo caso, con buona foto, perché esistono milioni di stili. Mi riferisco alle classiche foto scattate alle moto in movimento con i teleobiettivi, tipiche dei professionisti.
Il soggetto è in primo piano, è a fuoco ed è nitido. Lo sfondo invece è sfocato, perché in questo modo la foto sembra a tre dimensioni e il soggetto sembra arrivarti dritto in faccia.
Più grande è il sensore, più potente è il teleobiettivo, più è aperto il diaframma, più preciso è l’autofocus e più scatti al secondo l’otturatore riesce a fare e più avremo questo effetto di soggetto che ti viene addosso. E più godremo a guardare la foto.
Le foto con il teleobiettivo sembrano quasi dei disegni e non è un complimento
Quindi ci serve una fotocamera che faccia tutte quelle cose: meglio le fa, però, più è grossa, pesante e costosa, mentre noi la vogliamo piccola, leggera ed economica. Sì, sembra un ossimoro e lo è.
In pratica, sto per parlarvi di un compromesso molto più estremo della fatidica moto totale che sogno da decenni. Ah, aggiungo una cosa: esigo che ci sia il mirino, ma gradisco anche il monitor posteriore che si inclini verso l’alto e verso il basso.
Una famosa immagine del fotografo Emanuele Affaticati, fondatore del sito JuzaPhoto, mentre scatta foto con il Sigma 200-500 mm da 16 kg e 25.000 euro, uscito di produzione nel 2023. La valigetta per trasportarlo pesava, vuota, 24 kg. Certo, è una follia, ma le foto che si fanno con quel coso fanno godere come un dipinto di Caravaggio.
Buone foto a poco prezzo: 600 grammi per 600 euro
L’ordigno che ho in mente è la Sony α6100, con l’ottica 50 mm con diaframma massimo 1,8. In realtà in foto c’è la α6400, perché è quella che ho in casa, ma la α6100 costa meno e ha differenze minime.
Mi rendo conto che se conoscete già la tecnica fotografica questo articolo è inutile, mentre se non la conoscete dovrei affrontare spiegazioni lunghissime che farebbero passare a questo articolo le fatidiche centomila battute. Devo quindi cercare di essere il più succinto possibile, che temo che sia come chiedere a una Ducati Panigale di andare in mulattiera.
Purtroppo la materia è molto complicata, pensate solo che più il numero è basso e più il diaframma è ampio; e che le lunghezze focali degli obiettivi producono prospettive diverse se cambiamo le dimensioni del sensore su cui la luce va ad impressionarsi.
Buone foto a poco prezzo: le focali
Abbiamo detto che più il sensore è grande e più bella verrà la foto, ma anche che la fotocamera sarà più grossa e costosa: questa Sony è un compromesso, infatti ha un sensore cosiddetto APS-C, da 23,5×15,6 mm, che è molto più grande di quello di uno smartphone, anche se ne esistono di molto più grandi.
Lo step successivo, il cosiddetto sensore fullf rame, misura 36×24 mm ed è grande come il fotogramma della vecchia pellicola che usavamo fino agli anni Duemila.
Le dimensioni della nostra Sony: è molto piccola per essere una fotocamera che fa foto molto buone; ma è troppo grossa se pensiamo di mettercela in tasca come se fosse uno smartphone. Però io sono riuscito a metterla dentro le tascone di una giacca Clover e anche di una giacca BMW.
Gli obiettivi sono composti da una pastasciutta di lenti che, messe in fila una dopo l’altra, generano le cosiddette lunghezze focali.
La Pietra Parcellara (PC) vista, dalla stessa distanza, con un “normale”, un “grandangolare” e un “teleobiettivo”.
Sulla vecchia pellicola, quella da 36×24 mm, la focale da 50 mm riproduceva le stesse proporzioni e distanze, tra gli oggetti, che noi percepiamo con gli occhi. Per cui si chiama normale.
Scendendo sotto i 50 mm, gli obiettivi si chiamano grandangolari e la prospettiva cambia. Il mondo sembra più vasto, le distanze tra i vari elementi sembrano aumentare, gli oggetti diventano piccoli appena li allontaniamo un po’. Un tempo il grandangolare più spinto aveva una focale di 28 mm. Oggi si arriva a 14 mm o anche meno e le foto sembrano dei fumetti, con i soggetti tutti deformati.
Non a tutti piacciono queste deformazioni. Chi le ama le trova efficaci per esprimere emozioni. Nel caso della foto sopra, è stata scattata durante la prova di una moto aggressiva e, grazie al grandangolo, sembra che stia uscendo dallo schermo.
Sopra i 50 mm, le ottiche diventano teleobiettivi e si comportano come cannocchiali. Quindi avvicinano i soggetti lontani sia tra loro, sia agli occhi di chi sta inquadrando.
Il teleobiettivo è perfetto per raccontare che razza di marasma ci sia in cima allo Stelvio, perché avvicina le moto e le persone come in un grande minestrone.
Per motivi che non sto a spiegare, se metti un 50 mm davanti a un sensore più piccolo di 36×24 mm, ottieni un teleobiettivo moderato. Nel caso della Sony α6100, che ha un sensore più piccolo, si ottiene la stessa visione di un 75 mm montato su una full frame.
Quindi un 50 mm messo su quella Sony ha la focale equivalente a un 75 mm ed è perfetto per le foto UomoMezzo. La foto sopra è stata scattata proprio con la combinazione vista in apertura, ovvero una Sony α6400 con un’ottica Sony 50 mm.
Buone foto a poco prezzo: perché i 50 mm sono unici
Perché non solo si tratta dell’unica focale che riproduce le proporzioni che vediamo con gli occhi, ma perché tra tutte quante è la più semplice da realizzare. Su grandangoli e teleobiettivi bisogna correggere distorsioni geometriche che sui 50 mm non compaiono.
I 50 mm usano lo schema a Doppio Gauss sviluppato oltre un secolo fa e che qui vediamo su un Contax molto luminoso del 1975.
Di conseguenza, è possibile realizzare obiettivi molto nitidi, luminosi, con un bello sfocato, leggeri e veramente poco costosi, specialmente se non stabilizzati. Il record tra le ottiche nuove autofocus sono i 100 euro richiesti per il TT Artisan 50 mm f/1,8. Il Sony 50 mm f/1,8 che vedete montato sulla mia α6400 si trova, usato, a 100 euro.
Buone foto a poco prezzo: cos’è il diaframma
Quando scrivo f/1,8 sto parlando del modo in cui viene indicata la larghezza del foro attraverso cui passa la luce dentro l’obiettivo: è un’apertura regolabile. Dato che si tratta del rapporto tra la lunghezza focale e la larghezza di tale buco, più il numero è basso e più il foro si allarga.
In questa foto si capisce bene. A sinistra vediamo un forellino, infatti ho impostato la fotocamera a f/22. A destra c’è un pozzo scuro, perché siamo a f/1,8.
Più il foro è piccolo, meno luce passa, quindi dovrò usare dei tempi di esposizione molto lunghi, robe che se faccio le foto a mano libera vengono mosse. Ma, così facendo, nella mia foto avrò tutto a fuoco: il soggetto e lo sfondo. Al contrario, più il foro è largo e più potrò fare foto con poca luce e tempi decenti; inoltre il soggetto sarà a fuoco e lo sfondo sfocatissimo.
Oggi nessuno si fa problemi se nel suo selfie compare un cassonetto dei rifiuti
Questo è ciò che fanno gli smartphone con la modalità Ritratto, solo che loro lo sfondo lo sfocano artificialmente e non sempre capiscono cosa vada a fuoco e cosa no (ma non bisogna chiamare i pompieri).
Le foto che seguono le ho scattate con la Sony α6400 e il 50 mm.
Nella foto a sinistra il diaframma è chiuso al massimo, in questo caso f/22 e si vede tutto a fuoco. Ma io non la voglio quella roba là dietro, non mi serve. Così ho messo il diaframma a f/1,8 (foto a destra in alto). La foto a destra in basso è stata scattata con lo smartphone in modalità ritratto.
Situazione particolarmente ostile: fotografare in controluce una gatta scurissima. Vuol dire volere veramente male alle proprie fotocamere. Come prima: diaframma chiuso con tutto a fuoco, aperto con sfondo sfocato e modalità ritratto del telefono.
In questo caso l’albero era troppo vicino alla moto, l’ho sfocato. In altre situazioni invece può essere utile avere tutto a fuoco.
Come nel caso della torre di Solferino (MN) che si vede là in fondo e che non andava sfocata eccessivamente, perché non era uno sfondo da eliminare ma fa parte del racconto del viaggio.
I sensori APS-C sono abbastanza grandi per fare delle buone foto notturne, ma le full frame sono molto meglio. Anche questa foto, come le precedenti, l’ho scattata con la Sony α6400 e il 50 mm.
Buone foto a poco prezzo: la decadenza dei 50 mm
Questa cosa di giocare con lo sfondo, sfocandolo o meno, dovrebbe essere la quintessenza della fotografia, invece pare che non lo sia. Negli anni Settanta, quando un amatore comprava una fotocamera reflex, come ottica di base, inclusa nel prezzo ci trovava sempre un 50 mm f 1/8 o f/1,7. Questo perché era la più economica, perché non stravolgeva la visione umana e perché garantiva risultati eccellenti.
Ma, nel corso degli anni ’80, il 50 mm è stato rimpiazzato da uno zoom, ovvero un’ottica a formato variabile, che andava da 28 a 70 mm. Per poter fare un 28-70 mm che sia piccolo ed economico non puoi avere grandi diaframmi, tant’è che a 70 mm l’apertura era di f/4,5. Il che significa avere sfondi poco sfocati. Ma per l’utente medio la cosa sembrava essere indifferente, così come oggi nessuno si fa problemi se nel suo selfie compare un cassonetto dei rifiuti.
Buone foto a poco prezzo: a confronto con la full frame
Come ho detto prima, io per lavoro uso un sistema fotografico che considero minimalista. La classica foto in movimento di una moto che curva la faccio con una full frame compatta (Sony α7c) e un teleobiettivo 135 mm f/1.8. All’epoca pagai questa accoppiata circa 4.000 euro (adesso me la caverei con 3.000). Ottengo quello che voglio: il soggetto nitido e lo sfondo sfocato.
Con la Sony α6400 e il 50 mm il risultato è questo. La moto è nitida, lo sfondo un po’ meno sfocato. Io preferisco la foto precedente, ma questa sopra l’ho ottenuta con una fotocamera che usata si trova a 400/500 euro e con un obiettivo da 100 euro. Ed è molto meglio di una foto così fatta con uno smartphone.
Le sorelline Sony α6100 e α6400 scattano 11 immagini al secondo. Fino a pochi anni fa era considerato un valore notevole, oggi è annullato da fotocamere che ne fanno, 30, 40, persino 120. Ma 11 scatti al secondo sono comunque tantissimi e permettono di affrontare qualsiasi situazione dinamica.
In questo caso mi interessava la moto. Lo sfondo con il viale alberato ci stava bene, ma solo se sfocato. Quindi a sinistra si vede la foto con la α6400 con il diaframma chiuso, a destra con quello aperto e io preferisco la destra. Abbiamo quindi la BMW a fuoco e lo sfondo poco definito, in modo che tutta l’attenzione vada sulla moto.
Con la full frame la foto mi piace di più, ma è inutile ribadirlo, costa 3/4 volte più dell’altra.
Buone foto a poco prezzo: la messa a fuoco è importantissima
In realtà si può spendere ancora di meno. La α6000 che vedete qui sopra si trova anche a 250 euro usata e fa le stesse cose della α6100, tranne una: ha una messa a fuoco automatica di vecchio stampo, meno efficace. Le Sony α6100 e α6400 sono le eredi di una famiglia nata nel 2010 con la Nex3 e la Nex5 e che si è evoluta costantemente.
I primi modelli avevano un autofocus disastroso, che è andato migliorando modello dopo modello. Sulla α6000 era decente. Ma con la α6100 è stato fatto un salto quantico in avanti, perché adottava un nuovo tipo di messa a fuoco automatica che agganciava il soggetto e non lo mollava più, qualsiasi movimento facesse. Oggi gli autofocus sono tutti così e penso che non abbia senso prendere una fotocamera che non ne sia dotata.
Buone foto a poco prezzo: ricapitolando
Quindi questa accoppiata Sony α6100 con ottica 50 mm f/1,8 ha tutto quello che mi serve: è piccola, costa poco, fa foto nitide, sfoca lo sfondo, fa 11 scatti al secondo, ha il mirino, ha il display orientabile, ha un autofocus infallibile. Sono pochissime le fotocamere che abbiano tutte queste doti in un colpo solo.
Resta il problema che non la metti in tasca, quindi andando in moto un posto glielo devi trovare. Ma se ci tieni a fare delle belle foto, sappi che per adesso gli smartphone non sono ancora alla sua altezza. Ci arriveranno? Io lo spero.


