Bagagli, tabù e menate mentali, puntata uno: le borse laterali, croce e delizia

Il bauletto sì, le borse laterali no. Il problema non è caricare roba su una moto, ma come. Perché funziona come con le persone: alcuni sistemi non ci piacciono, ma i motivi non sono razionali.

di Mario Ciaccia


I bagagli sulla moto ce li mettono tutti, volenti o nolenti. Si salvano solo quelli che girano nei circuiti, parecchi tra coloro che girano in città e chi fa le gite fuoriporta convinto che non pioverà e che la moto non si romperà mai.

Altrimenti, ci troviamo sempre con qualcosa che dobbiamo piazzare a bordo. I sistemi non mancano: sono divisi nelle grandi famiglie delle borse laterali, posteriori, da serbatoio e degli zaini, ciascuna con le sue sotto categorie.

Ma qua non disquisirò su quale sia il migliore, bensì sul fatto che gli involucri sono come le persone. Tra due attrici molto diverse, come Zendaya e Sydney Sweeney, c’è chi preferisce la prima e chi la seconda: e hanno tutti ragione.

Bagagli, tabù e menate mentali: l’epopea delle 125

Quando ho fatto il mio primo viaggio in moto era il 1985, avevo 19 anni e non avevo preconcetti sul genere di bagagli. Avevo un problema da risolvere: volevo fare un giro sui passi dell’Appennino, fino in Molise, partendo da Milano, con la mia Gilera 125 Arcore, per un totale di 2.450 km, caricando sulla moto la tenda, mio fratello, due brandine smontabili, due sacchi a pelo, una pentola, un fornello e altre cose. Pensai al modo più razionale per fare questa cosa.

Andai da Gavoni Moto, un’officina milanese che esiste tuttora e comprai le borse laterali espandibili che si vedono in foto. Due gusci di plastica ricoperti di nylon, molto comode e pratiche, di marca sconosciuta. Poi presi una borsa da serbatoio, anche lei senza marchio e, posteriormente, montai due grosse borse, una in tela e una in nylon.

Ai tempi non esistevano borse morbide posteriori da moto, bisognava arrangiarsi. Andò tutto bene, avevo azzeccato il bagaglio. Non avevo telaietti, ma lo scarico era basso e non scottava le borse, inoltre queste appoggiavano contro gli ammortizzatori laterali e non finivano nella ruota.

In seguito, diventando giornalista specializzato in motociclette, m’è capitato spesso di fare servizi di turismo con le 125 e mi è sempre piaciuto.

Un po’ per l’effetto amarcord e un po’ perché viaggiare con queste moto richiede una filosofia particolare, che mi piace: motori da tenere a stecca per andare comunque piano (cosa che ti fa godere di più i paesaggi), obbligo di fare le statali e non le autostrade, godimento nel fare le curve con moto piccole e leggerissime.

Il viaggio più bello che ho fatto con una 125 è stato andare all’Altes Elefantentreffen, al Nürburgring, in Germania, nel febbraio del 2020. Avevo una Brixton Felsberg, una moto che adoro perché nasce già con i telaietti laterali per le borse.

La cosa impressionante è che in 35 anni le cose erano cambiate pochissimo, a parte il fatto che io ero passato da 78 a 116 kg. In 35 anni l’evoluzione delle 125 era stata tale che adesso, al posto di una monocilindrica raffreddata ad aria a 2 valvole con poco più di 10 CV alla ruota, avevo una monocilindrica raffreddata ad aria a 2 valvole con poco meno di 10 CV alla ruota.

I bagagli sulla moto ce li mettono tutti, volenti o nolenti

C’erano sempre due borse morbide laterali espandibili, questa volta con un marchio (Tucano Urbano). La borsa da serbatoio, Givi, era fatta allo stesso modo della precedente.

La grossa novità è che posteriormente avevo una borsa fatta apposta per le moto, una gigantesca cilindrica stagna da 60 litri della Amphibious. Ottimo, avevo risolto in maniera molto razionale il trasporto degli ingombranti bagagli invernali su una moto così piccola. Quindi, perché questo articolo?

Bagagli, tabù e menate mentali: l’odio per le borse laterali

La fonte di ispirazione di questo articolo si chiama Carlo D’Andrea ed è un amico che ha passato la vita ad andare in moto da solo, senza allontanarsi mai troppo da casa e senza portarsi la tenda: per cui non ha mai avuto il bisogno di caricare tanta roba.

«Se proprio dovevo, caricavo una borsa sulla sella e ho sempre evitato le borse laterali come la peste» spiega. Ma, adesso, sua moglie ha deciso di accompagnarlo come passeggera e ciò lo costringe a comprare delle borse laterali, cosa che lo scoccia tantissimo.

Io sono un fan di tale sistema, per cui non condivido il suo odio, eppure Carlo non è certo il primo. Lui ce l’ha soprattutto con i telaietti laterali, perché deturpano la linea della moto.

Ci sono moto che vengono pensate fin dal foglio bianco per avere le borse, come la Honda F6B. Ma la maggior parte nasce senza.

Chi le ha disegnate ha pensato a una linea fatta e finita, senza includere dei rettangoli di metallo messi ai lati. C’è chi vede in quei cosi la soluzione di un problema e li monta senza farsi tante menate, mentre altri ci tengono a rispettare l’estetica originale e non ce la fanno a vedere la loro amata moto deturpata dagli accessori. A questo punto è lecito domandarsi che moto abbia Carlo.

Eccola: è una Honda XRV750 Africa Twin RD07 tenuta in maniera impeccabile, come se fosse appena uscita dal concessionario.

In effetti è bellissima ed è comprensibile come lui non ne voglia sporcare la linea. Però il concetto di estetica viene vissuto in maniere diverse, dalle persone. Uno dei motivi fondamentali per cui compriamo una moto è che ci piace esteticamente, per cui è capibile come molti la vogliano mantenere identica a come la Casa l’ha fatta.

Per altri, invece, il fascino di un oggetto deriva da ciò che evoca. Le MotoGP per me sono oggettivamente orrende, per via delle gigantesche appendici aerodinamiche che seguono esclusivamente funzioni pratiche, però sono affascinanti proprio perché quelle protuberanze ci parlano di velocità estreme e guida al limite.

Così, a me e a tanti altri le moto piacciono se sono vissute e se raccontano di essere state usate per viaggi clamorosi. Per cui la mia testa dice che la moto di Carlo è stupenda, ma il mio cuore resta impassibile, perché quell’Africona non mi racconta nulla di emozionante.

Mentre quella che vedete sopra, e con la quale Simone “Smontic” Monticelli ha girato mezzo mondo, mi emoziona da bestia. È sgarrupata, martoriata e pure zozza, ma sono le tacche sul fucile, i racconti di una vita leggendaria.

È anche un po’ il discorso per cui c’è chi ama prendere una moto da fuoristrada anni ’80 e modificarla pesantemente e chi, invece, ritiene che vada mantenuta fedelissima all’originale.

Va anche capito il motivo per cui certe cose piacciono a me e non a te: spesso sono legate a ricordi dell’infanzia. A me le borse laterali piacciono perché fin da piccolo godevo nel vedere i film western dove i cavalli dei cowboy erano dotati di borse a bisaccia e coperta arrotolata e legata dietro.

Non mi interessava che sparassero agli indiani, a me piacevano i film dove i cowboy partivano per attraversare territori selvaggi, fermandosi a bivaccare al tramonto. Accendevano un fuoco, mangiavano salsicce infilzate nei rami e si sdraiavano per terra, in un mondo fantastico dove non pioveva mai.

Per me, borse laterali su una moto = cowboy che bivaccano. Quindi, se una moto non ha i telaietti, non mi affascina, mi sembra incompleta. Funziono al contrario, rispetto a Carlo d’Andrea. Ma abbiamo ragione tutti e due.

Io giro sempre con le borse laterali anche per un motivo pratico: essendo un fotografo, ho lo zaino che interferisce con la borsa sulla sella, per cui io inizio con le laterali e, se proprio devo portare più roba, aggiungo una terza borsa posteriore.

Le borse le preferisco morbide, perché pesano meno e, in caso di caduta, fanno da ammortizzatore. Però ho anche tanti amici “smanettoni” che odiano i bagagli, non amano viaggiare e guardano con orrore le borse laterali.

Questo è il mio amico Edoardo Manara. Come vedete, la sua KTM 690 ha un telaietto per le borse laterali. Oggettivamente parlando, quel coso ne rovina la linea. Dal punto di vista evocativo, invece, mi manda gli ormoni in circolo, mi dice VIAGGIO con tutte le lettere maiuscole.

Edoardo è un amico che ama la bella guida, gli piace andare forte su asfalto e in fuoristrada e non si allontana mai troppo da casa. Tuttavia, dopo che siamo diventati amici, ha montato quei telaietti per provare a fare un viaggio con la tenda, ma s’è schiantato, distruggendo due cose che aveva a sinistra: il ginocchio e il telaietto laterale.

Quando è tornato in sella, gli ho scattato l’UomoMezzo che vedete sopra, nella posa canonica con il lato destro. Ma lui avrebbe preferito il lato sinistro, «perché lì non c’è il telaietto». Quindi ciò che per me, turista di vocazione, è un plus per lui è un elemento disturbante.

Da qualche anno hanno inventato le borse che si montano senza telaietti, per la gioia di Carlo ed Edoardo. In foto vediamo quelle della Enduristan e della Giant Loop.

In generale sono più piccole di quelle canoniche e non è detto che siano adatte a tutte le moto, però rappresentano davvero la salvezza per tutti coloro che non riescono a dormire di notte all’idea di stuprare la linea della propria moto con un telaietto.

Un’altra soluzione, molto simile, sono le borse a ferro di cavallo: delle salsicce a U che si mettono posteriormente. Ho usato per anni quelle della Wolfman, sulle moto in prova prive di telaietti ma, alla HAT Master Challenge del 2025, le ho montate su una KTM 390 Adventure R di serie, sul nudo parafango posteriore.

Un disastro, non si riusciva a farle stare ferme, così si giravano e finivano sulla ruota posteriore, dove i tasselli facevano da sega circolare. Si sono squarciate e il cavo elettrico del compressore è uscito dalla borsa e si è avvolto intorno al mozzo.

Bagagli, tabù e menate mentali: il livello zero

Questa è la mia moto in assetto da viaggio invernale, bella carica di roba. Tenda, un sacco a pelo enorme, scarpe da tundra artica, una poltroncina molto comoda, kit da cucina, due giacche in piumino, eccetera.

Ogni inverno organizzo un viaggio con gli amici chiamato Fintentreffen e siamo sempre tutti stracarichi di roba. Tutti, tranne Abiel Weldeyesus.

Abiel si è presentato così, quest’anno. Uno zainetto e, sulla sella, un sacco a pelo estivo e una piccola tenda. Ma non stava cercando di battere il record del minimalismo. Semplicemente, era la prima volta che veniva ed era piuttosto all’oscuro di ciò che stava venendo a fare.

Lui non è un viaggiatore, ma un agonista. Due dei miei amici lo hanno conosciuto al Campionato Italiano Motorally e ci hanno fatto amicizia. Uno dei due lo ha invitato al Fintentreffen, senza però spiegargli che non stavamo andando al mare, bensì in montagna, sulla neve.

«Se glielo avessi spiegato, lui non sarebbe venuto» si è giustificato il criminale. Abiel è stato così costretto a beneficiare della solidarietà del gruppo per avere una giacca in piumino e un piatto per la cena serale. Nota curiosa: dopo la notte in tenda con il sacco a pelo estivo, il mattino dopo era ancora vivo.

Questo è Rocco, detto Chanteclair per la cura con cui mantiene la moto. Ho scattato questa foto 18 anni fa, durante un viaggio con la tenda in Francia, dalle Alpi al Mont Ventoux.

Come si vede, la sua KTM è caricata assolutamente con il nulla. Lui ha un piccolo zaino, la moto è completamente scarica. Grandissimo manico, derapatore perenne, era convinto che bastasse un pacchetto di sigarette appoggiato dietro per sbilanciare la moto.

«Se è stata concepita così, con una certa distribuzione dei pesi, non voglio alterarla». Per cui si presentava ai viaggi senza bagaglio sulla moto. Aveva il minimo indispensabile nello zaino e si faceva ospitare nelle tende degli altri: è il livello zero.

Bagagli, tabù e menate mentali: il bauletto

I bagagli rappresentano un modo per rendere una moto più pesante, per di più con una distribuzione dei pesi sballata rispetto a quella pensata da chi l’ha progettata. Quindi Chanteclair ha portato ai livelli estremi un concetto giusto.

In realtà però ci si abitua in fretta a guidare con i bagagli e poi c’è chi proprio gode a vedere la propria moto ricoperta di borse, perché trasmette l’idea del viaggio. E poi non c’è alternativa, se ti piace viaggiare in un certo modo devi rassegnarti al fatto di portare dei pesi sparpagliati sulla moto.

Potrebbe, quindi, sembrare che io mi sia messo in cattedra e stia dando dei fighetti a chi si fa paranoie sull’estetica dei bagagli, ma anche io sono fighetto, perché ho un tabù che non riesco a superare.

Non ho mai avuto il bauletto. Non ce la faccio. Non sopporto la vista di quella scatola a sbalzo sulle chiappe della moto, non c’entra nulla, è brutto e non è neanche evocativo, perché non mi parla di avventure. Ma è assurdo che io abba delle idee simili. Faccio il fighetto perché penso che il baule sia da fighetto.

In realtà, quello scatolotto è comodo, soprattutto in città. Hai un elemento fissato alla moto, con una serratura, capace di tenere il tuo casco. Inoltre rende molto più comodi i viaggi per il passeggero. Ha davvero senso. 

E poi chi sono io, per criticare il bauletto, se per anni ho viaggiato con la coperta per riparare le gambe dal freddo? Anche questo è un oggetto tanto comodo quanto poco sexy. Eppure non ce la faccio, il bauletto non lo voglio. Lo prenderei solo se dovessi fare un lungo viaggio con un passeggero.

E lo prenderei metallico, per mere questioni estetiche: perché mi ricorda le borse laterali di alluminio. Però esiste un concetto di moto che io trovo geniale, perché offre tutti i vantaggi del bauletto senza avercelo!

Si tratta delle Honda NC700X e NC750X che, avendo il motore fortemente inclinato in avanti e il serbatoio posteriore, possono permettersi il lusso di un vero e proprio bagagliaio tra la sella e il cannotto di sterzo.

Un pozzo all’interno del quale ho infilato tenda, sacco a pelo, materassino e antipioggia, incredibile. Ho pensato «Che bello, posso fare a meno del bauletto» ma la moto mi venne data con il trittico bauletto-borse laterali! Così equipaggiata passava i 120 litri totali di capacità.

Bagagli, tabù e menate mentali: le borse laterali di metallo

Marzo 1986: sto andando a sciare a San Bernardino, in Svizzera, quando arrivano due ragazzi su altrettante Yamaha Ténéré 600 prima serie targate Zurigo, con serbatoi Belgarda da 36 litri e incredibili borse laterali fatte in casa con lastre di alluminio rivettate.

Dei giganteschi scatoloni spigolosi, tanto brutti quanto affascinanti. Perché i due, con quelle casse appese sui fianchi delle moto, avevano appena effettuato un’epica traversata del continente africano, durata mesi. Adesso erano sbarcati a Genova e stavano tornando a casa, a Zurigo, guidando tra i muri di neve del San Bernardino.

Non avevo mai visto un bagaglio simile, però i due svizzeri non avevano inventato niente: già alla fine del 1982, in Australia, Elspeth Beard si era costruita un bagaglio rivettando tra loro fogli di alluminio, ma io ho scoperto la sua esistenza solo 30 anni dopo.

Stava facendo una sosta di sette mesi durante il suo giro del mondo quando conobbe un tizio che le suggerì di creare quel mostro per tenere i suoi bagagli al sicuro dai furti, visto che stava per attraversare l’Asia. E probabilmente neanche lui si era inventato quella cosa, chissà da dove arrivava.

In seguito notai che diversi motoviaggiatori tedeschi usavano borse simili e, nel corso degli anni Novanta, costruirsi in casa le borse in alluminio diventò comune anche in Italia, pure presso qualche mio amico. Nel 1993 sono arrivate le Zega di Touratech, forse le prime borse adventure in alluminio in produzione di serie. Oggi sono prodotte da diverse Case, anche italiane, come Givi/Kappa, MyTech, SW-Motech, Unit Garage, Koboldbike.

La valigia in alluminio è sinonimo di grande viaggiatore. In foto vediamo la splendida BMW-HPN di Karin Treichler, svizzera di Zurigo che ha al suo attivo diversi viaggi in giro per il mondo ed è attualmente impegnata in un viaggio di tre mesi verso l’Iran.

È sgarrupata, martoriata e zozza, ma sono le tacche sul fucile, i racconti di una vita leggendaria

Questo tipo di borsa non si integra esteticamente nella linea della moto, ma ha un grande impatto evocativo e trasmette l’idea che la moto su cui è montata affronti viaggi epici, anche su strade sterrate. I suoi pregi sono che è robusta, dura anni, si può chiudere con un lucchetto e si carica dall’alto, che è il modo più comodo di mettere e togliere bagagli.

I difetti sono che pesano, stressano il telaietto reggisella che dev’essere molto robusto e il fatto di essere dure e spigolose fa sì che, zampettando, le gambe ci vadano a sbattere. Per questi motivi, io preferisco quelle morbide. Le metalliche evocano viaggi in sterrato ma, se lì sopra mi capita di zampettare, io rimpiango le borse morbide.

Nel 2020 ho affrontato la HAT Extreme, 850 km no stop su una Royal Enfield Himalayan che era equipaggiata con borse laterali in metallo marchiate direttamente Royal Enfield, ma molto simili alle Zega.

Erano state posizionate molto indietro e molto in alto, in modo da permettere uno zampetting sereno e consapevole ma, anche da vuote, pesavano parecchio e alleggerivano l’avantreno. A me questa cosa dà fastidio, per cui continuo a preferire le borse morbide.

Però, proprio per il loro fascino evocativo, le borse laterali in alluminio hanno preso talmente piede che alcune Case cinesi, come Voge, le propongono a prezzi stracciati sulle loro già economiche moto.

Sono prodotti fatti bene, che tradiscono la fattura economica in cose tipo le serrature meno fluide o qualche trafilaggio quando piove forte. Ma il problema è un altro: se un prodotto che evoca viaggi in terre lontane prende piede e diventa una moda, tanto da diventare normale persino in centro a Milano, perde il suo fascino, legato proprio al fatto di trasmettere il messaggio che la moto che li monta si è spinta fino in Kamčatka.

La borsa in alluminio laterale era un modo snob di distinguersi da quelli che viaggiano solo su strada, da sempre legati alla borsa rigida in plastica con apertura a ostrica. Ma oggi questa cosa non funziona più, essendo la borsa in alluminio diventata un fenomeno di massa. Tuttavia io la preferisco perché si carica dall’alto.

L’apertura a ostrica mi fa incazzare perché se sono in viaggio e mi tocca aprirla per metterci qualcosa il contenuto all’interno tende a cascare di fuori, nonostante ci siano elastici per tenerlo a bada.

I sostenitori dell’ostrica dicono che con quel tipo di apertura è più facile trovare le cose quando stacchi la borsa, la porti in albergo e la metti in posizione orizzontale. Un altra caratteristica è che puoi modellare la plastica con forme aerodinamiche e tondeggianti.

Molte Case realizzano delle borse laterali concepite esplicitamente per determinati modelli di moto, in modo che siano integrate nella linea e nell’aerodinamica.

Di solito però sono piccole – 15 o 20 litri – e le loro forme non permettono di caricarle nella maniera più razionale. Lo spigolo uccide l’aerodinamica, ma permette di sfruttare il volume al 100%.

In realtà nulla vieterebbe di realizzare borse in plastica caricabili dall’alto, infatti ne esistono, ma sono pochissime. Ci vengono in mente le Hepco & Becker e le Givi TRK33N che vedete in foto, che si possono aprire sia ad ostrica sia da sopra, anche se si tratta di un’apertura molto stretta.

A questo punto passeremmo a parlare delle borse morbide da mettere sulla sella, ma s’è fatta una certa, per cui riprenderemo settimana prossima.