Appunti – Quel che serve

di Marco Manzoni


Il Colle del Sommeiller non mi convince appieno. Lo trovo ovviamente un posto dove è bello andare per un’avventura, sia per il divertimento della guida sui vari fondi, sia per poter mettere la spunta nella propria lista, raggiungendo i suoi celeberrimi 3.000 metri di altitudine.

È tutto molto bello, ma quello che non mi convince è che manca la famosa ciliegina sulla torta: dopo il lago, la cascata, il guado, gli incredibili panorami, le vallate bucoliche e la fatica della lunga salita (soprattutto durante gli ultimi chilometri di sasso smosso e tornanti), raggiunta la cima ci si ritrova in un parcheggio in una conca.

Niente panorama mozzafiato (termine ultra-abusato e oramai quasi nauseante). Sì, per arrivarci si attraversano luoghi di rara bellezza, ma è proprio il traguardo a lasciare un senso di amaro in bocca. Non è come il vicino Jafferau che dalla sommità ti fa sentire sul tetto del mondo e regala un panorama a 360 gradi.

Ricordo chiaramente la prima volta che ho raggiunto la cima del Sommeiller. Ero alle prime armi in fuoristrada e affrontai la scalata in sella a una Ducati Multistrada, con cerchi in lega da 17” e gomme stradali, sudando sette camicie e giocando una quantità incalcolabile di jolly per non ribaltarmi male. Da quella volta non mi è più capitato di tornarci per diversi anni e nella mia testa è rimasto il ricordo di una delle sterrate più difficili mai affrontate.

Nel frattempo, di chilometri in fuoristrada ne ho macinati molti tra servizi per la rivista, prove di moto, partecipazioni a eventi di ogni sorta e uscite di piacere. Ho provato anche svariate tipologie di gomme, capendo da subito l’enorme differenza che possono fare gli pneumatici da fuoristrada.

Così come accade in altre discipline, con l’aumentare dell’esperienza diminuiscono le difficoltà e la fatica, in favore di una piacevole confidenza e soprattutto di molto più divertimento.

Ho notato un parallelismo con la pratica dello sci dove, finché sei neofita e scendi a spazzaneve, la fatica fisica è enorme, la paura anche e il divertimento rasenta il minimo; arriva però un punto di svolta che si manifesta quando acquisisci una serie di automatismi e un certo livello di padronanza (senza bisogno di diventare un fenomeno) che ti consentono di scendere dalle piste senza pensare a ogni minimo movimento, ma di godere del divertimento e giocare con le traiettorie.

In fuoristrada è più o meno la stessa cosa. Succede così che a distanza di anni ho avuto modo di tornare sul Sommeiller, con una moto più adatta e pneumatici tassellati, per scoprire l’ovvio: la salita è sassosa, ma molto meno complessa di come la ricordassi ed è scorsa sotto le ruote (stavolta da 21” e 18”) senza alcun problema. In cima anche stavolta non c’era nulla di bello da vedere… a parte un tedesco con una Suzuki GSX-R1000R!

Quindi la riflessione che mi è scaturita è la seguente: cosa serve davvero per andare sufficientemente bene in off road e non guidare nel panico? Perché a leggere le discussioni da bar, sembra che ognuno abbia una sua risposta univoca.

C’è chi fa le pulci alla dimensione del singolo tassello e alle pressioni delle gomme, chi sostiene che sia solo una questione di peso e chi sostiene si tratti di manico «Perché io una volta l’ho fatto con la [nome moto inadatta a vostro piacimento] e sono salito senza problemi». Sicuramente tutti i fattori menzionati possono fare la differenza, ma è vero anche che in cima al Sommeiller ci si può arrivare con qualsiasi moto come dimostra il tedesco di cui sopra.

Il fatto è che non esiste una risposta universale e non c’è un solo elemento risolutivo. Come è logico che sia, tutto contribuisce al risultato in misura proporzionale al suo scopo. Se affrontiamo la stessa strada con una gomma stradale o con una tassellata ci sarà una differenza enorme, ma se confrontiamo due pneumatici dello stesso segmento è probabile che in pochi possano accorgersi delle reali differenze.

Quindi se siete alle prime armi un buon consiglio è di cercare di avere un giusto compromesso per quello che volete fare con la moto, ma senza impazzire nella ricerca di un dettaglio che possa svoltarvi la vita, perché non esiste la bacchetta magica che risolve tutto.

Con l’aumentare dell’esperienza diminuiscono le difficoltà e la fatica

C’è invece la passione che vi porterà a reiterare, provare, sfidarvi, sbagliare, provare di nuovo, ognuno con i propri tempi. Poi un giorno realizzerete di trovarvi a quel personale livello di confidenza in cui tutto vi sembrerà ancor più stupendo. Ah, quasi dimenticavo: se non siete mai saliti al Colle del Sommeiller andateci che merita!

Cose Che Capitano pubblicato su RoadBook 51