
di Marco Manzoni
Diciamocelo dai: la rivista che tenete tra le mani è proprio un bell’oggetto. Trasuda voglia di vivere, di fare esperienze, di viaggiare e scoprire il mondo e le persone che lo popolano; o per lo meno è quello che proviamo a mettere in ogni numero.
E la diversità è una delle caratteristiche che più arricchisce queste pagine e che dona valore in modo così vario e stimolante, anche a noi che la scriviamo o che ci occupiamo di uniformare i pezzi dei diversi collaboratori.
Con la complicità della comunicazione social – attraverso cui vi raccontiamo i nostri viaggi, gli eventi e le cose simpatiche che viviamo dietro le quinte – immaginiamo poi che dall’esterno possiate avere una percezione “idilliaca” di questa redazione e che possiate pensare che siamo sempre in viaggio, che ci divertiamo ogni giorno e che sia tutto rose e fiori.
Come potrete immaginare se vi fermate un secondo a ragionarci, questa è una bella immagine ma è anche poco verosimile.
Non fraintendetemi, c’è un bellissimo clima in redazione e potete stare tranquilli che va tutto alla grande e ci vogliamo pure bene. Ma anche noi siamo persone “normali” con idee differenti e modi diversi di affrontare le cose.
Questo lavoro, poi, non richiede solo di “farci dei bei giri in moto”, ma comporta un’enorme quantità di compiti da scrivania. Abbiamo competenze diverse tra di noi, a volte complementari, altre simili e ci siamo creati negli anni un assetto che funziona molto bene… quasi sempre.
La foto che vedete qui l’ho scattata io a Totò durante il servizio Tre torri per tre cilindri, realizzato con la Triumph Tiger Sport 660 nella zona di Trento.
Solitamente quando ci muoviamo per un servizio, ci spostiamo tutti in moto, ma stranamente quella volta io e Dario eravamo in macchina e cinque minuti dopo questo scatto ci siamo fatti la litigata più furiosa della mia vita.
Non ricordo nemmeno bene quale sia stato il motivo del contenzioso, ma tra stanchezza, convivenza forzata di quei giorni e lo stress di produrre un bel servizio, da alcune opinioni divergenti su come realizzare al meglio i materiali (col senno di poi delle sciocchezze), si è accesa una miccia che non siamo riusciti a controllare.
Ci siamo urlati in faccia per qualche minuto, con tanto di imprecazioni e nervosismo alle stelle. Una lite di quelle che, se avessimo avuto 16 anni, probabilmente ci saremmo pure menati, ma tra adulti è stata una scena piuttosto indegna già così.
Per fortuna eravamo all’interno della macchina. Ci siamo quindi fermati in una piazzola; il povero Totò, che fuori al freddo si è sorbito le grida direttamente nelle orecchie dall’interfono, imbarazzato non sapeva come intervenire per ripristinare l’ordine.
Una miccia che non siamo riusciti a controllare
Fortunatamente dopo alcuni minuti siamo riusciti a calmarci, ci siamo chiariti e abbiamo chiuso il servizio, producendo anche un bel video che trovate sul nostro canale YouTube.
Perché vi racconto questo episodio? Perché è servito a ricordarci che la convivenza di idee e di punti di vista differenti non è una cosa scontata, né semplice. Va ricercata e sostenuta fortemente, perché è proprio lei a generare un risultato che ha un valore superiore alla somma degli addendi.
E anche per dirvi che quando tenete questa rivista tra le mani, non è mai solo il frutto di una scampagnata in allegria. Ci sono impegno e fatica, che non si vedono, ma che sono i mattoni che sostengono la ricchezza di queste pagine.
P.S. Dario ed io ci vogliamo ancora bene e nei mesi successivi ci siamo scusati vicendevolmente per quell’episodio almeno altre cinque o sei volte.
Cose Che Capitano pubblicato su RoadBook 54

