Appunti – Non accettare tracce dagli sconosciuti

di Dario Tortora


Questo numero ospita un piccolo speciale dedicato al progetto Trans Euro Trail, la rete europea di percorsi sterrati per moto gratuita e gestita da una comunità di volontari. È un argomento che ci interessa molto perché tocca un tema che sulle moto adventure è diventato ormai centrale: il valore di una traccia GPX.

Noi di RoadBook pubblichiamo tracce GPX da scaricare insieme ai nostri articoli sin dall’inizio. Non come gadget buttato lì per fare scena, ma come estensione ragionata del contenuto giornalistico. Nel panorama editoriale è un piccolo unicum: molti hanno provato a copiare l’idea, quasi nessuno è riuscito a trasformarla in un metodo sistematico.

Perché pubblicare una traccia, da sola, è facile; fare in modo che sia davvero utile un po’ meno. Una traccia GPX non è una verità assoluta, è più un filo, una promessa teorica. A volte persino una trappola, perché il file non racconta chi l’ha creata, con quale esperienza, con quale moto, con quale idea di “facile” e con quale disinvoltura nei confronti dei divieti.

Il problema è tutto lì: quando si prende una traccia trovata in rete, in realtà non si sta scaricando un percorso, ma si sta delegando il proprio giudizio a uno sconosciuto. È il motivo per cui, quando pubblichiamo i nostri GPX, cerchiamo di fare qualcosa di diverso. Per cominciare quei percorsi li abbiamo tutti verificati personalmente. Li abbiamo guidati, annusati, sappiamo dove è facile sbagliare.

Il lavoro non si esaurisce nel file e infatti continua nell’articolo, perché ciò che serve davvero sapere per esplorare un territorio non può ridursi a una linea colorata sul navigatore. Nei nostri servizi proviamo a raccontare anche tutto il contesto: i passaggi complicati, i punti da interpretare con cautela, il senso complessivo dell’itinerario.

Nei limiti del possibile garantiamo anche altri due aspetti fondamentali: che non siano presenti divieti e che, nel caso degli sterrati, il livello di difficoltà sia coerente con le moto bicilindriche di cui ci occupiamo su queste pagine.

Il punto è che la difficoltà non è un dato oggettivo, ma una materia scivolosa. Dipende da chi guida, da quanto pesa la moto, dal meteo, dalle gomme, dai bagagli, dalla stanchezza, perfino da quanto si è disposti a mettere in conto una caduta.

Una traccia GPX non è una verità assoluta

È per questo che il progetto Trans Euro Trail è davvero interessante e rivela molte affinità con RoadBook. Non tanto per le tracce in sé, che sono pure preziose, quanto per il modo in cui concepisce il rapporto con i territori attraversati.

Il sito non si presenta come una raccolta casuale di file caricati da utenti qualsiasi, ma come un progetto comunitario che punta a mantenere percorsi legali, aggiornati e gratuiti, sostenuto da una rete di volontari e da un codice di condotta molto chiaro.

Quel codice, a ben vedere, dice più cose sul viaggio di quante ne dica la traccia stessa. Vuol dire restare sulle strade consentite, non comportarsi da piloti in prova speciale, dare precedenza agli altri utenti (pedoni, ciclisti, gente a cavallo), viaggiare in piccoli gruppi, limitare il rumore, salutare, fermarsi, spendere nei territori che si attraversano.

In altre parole: passare senza devastare, essere ospiti e non invasori. È lo stesso approccio che predichiamo da anni su queste pagine, perché andare in moto fuori dalle strade asfaltate – in Italia più che altrove – è una libertà fragile e non un diritto acquisito.

La parte migliore dell’avventura, alla fine, non è la linea magenta che scorre sul display. È il modo in cui quella linea ci insegna a stare al mondo. Per questo le tracce GPX hanno senso solo quando dietro c’è un’etica, un controllo, una responsabilità editoriale o comunitaria. Il resto è solo traffico di coordinate.

Editoriale pubblicato su RoadBook 53