Appunti – Il prezzo dell’avventura

di Dario Tortora


Qualche mese fa mi trovavo in Svizzera e il proprietario della pensione del paesino dove stavo pernottando – un italiano immigrato parecchi anni prima – mi raccontò alcune curiosità in merito al sistema tributario elvetico.

Una mi colpì particolarmente: nella documentazione fiscale che viene recapitata a domicilio è anche presente un rendiconto dettagliato di come sono stati utilizzati i soldi delle tasse.

Non grandi teorie economiche, proprio fatti concreti: questa quota serve alle scuole, questa all’illuminazione pubblica, quest’altra alla manutenzione delle strade… c’era persino il riferimento allo spazzaneve che in inverno aveva tenuto aperta la strada per arrivare a quelle quattro case nel bosco.

La cosa mi colpì parecchio perché quando sai dove finiscono i tuoi soldi, il fatto di doverli pagare assume un significato diverso. Non diventa piacevole, ovviamente: le tasse continuano a essere tasse. Però almeno si riesce a collegare una spesa a un risultato.

L’episodio mi è tornato in mente leggendo della decisione del comune di Bardonecchia di introdurre un pedaggio per percorrere la strada sterrata dello Jafferau. L’iniziativa è posta in maniera molto semplice: chi utilizza la strada contribuisce alla sua manutenzione.

Un principio difficile da contestare, anche se, va ricordato, per questo scopo già paghiamo il bollo sui veicoli di nostra proprietà. Tuttavia si tratta di una cifra ragionevole per una situazione eccezionale e, per salire lassù, vale certamente la pena sganciare i dieci euro di cui si parla.

La domanda, però, va posta come fanno i cugini oltreconfine: dove andranno esattamente questi soldi?

Perché se il pedaggio serve davvero a sistemare il fondo, ripristinare i drenaggi, mettere in sicurezza i punti più critici e garantire che quella strada continui a esistere anche tra dieci anni, allora il ragionamento ha una sua logica accettabile.

Se invece la cifra finisce assorbita dalla macchina necessaria a riscuoterla, tra caselli, personale, gestione e burocrazia, il discorso cambia parecchio. Se pago dieci euro per finanziare lo stipendio di chi deve incassare i miei dieci euro, qualcosa non torna.

C’è anche un altro aspetto che mi incuriosisce: quanto va manutenuta una strada avventurosa perché rimanga avventurosa? La sterrata che si arrampica sullo Jafferau non è una provinciale che percorriamo per andare al lavoro o per raggiungere il centro commerciale. È una meta suggestiva, un’esperienza. La difficoltà, con le sue pietre, i suoi solchi, le sue imperfezioni, è parte integrante del suo fascino.

Esiste una sottile linea di confine tra manutenere una strada e addomesticarla, altrimenti il rischio è quello dell’effetto luna park: compri il biglietto, entri, trovi il percorso preparato, controllato, ripulito. Un’avventura preconfezionata, dove l’imprevisto è stato eliminato perché qualcuno ha pagato affinché sparisse.

Per questo faccio fatica a schierarmi tra favorevoli e contrari. Capisco chi dice che un contributo economico sia inevitabile; capisco altrettanto bene chi storce il naso davanti all’ennesima barriera da superare per raggiungere un luogo che fino a ieri era selvaggiamente libero.

Dove andranno esattamente questi soldi?

Forse il vero tema è un altro. Perché continuare a ragionare strada per strada, comune per comune, valle per valle? Ogni estate sembra comparire una nuova gabella. Un pedaggio qui, una quota là, un fiorino più avanti. Ognuno con le proprie regole, i propri orari, le proprie eccezioni e il proprio sistema di riscossione. Una frammentazione che rischia di trasformare il viaggio in una collezione di ricevute (o di multe).

Non sarebbe più sensato immaginare una sorta di “skypass” delle strade alpine? Un lasciapassare unico, valido per un’intera area, che permetta di finanziare la manutenzione e al tempo stesso semplificare la vita a chi le percorre.

Un sistema chiaro, trasparente e magari accompagnato proprio da un rendiconto come quello che ho visto in Svizzera. Sono convinto che la maggior parte di noi sia ben disposta a mettere mano al portafoglio. A patto di sapere che quei soldi stanno davvero tenendo aperta una strada e non semplicemente pagando qualcuno per dirci che è aperta.

Editoriale pubblicato su RoadBook 55