Per la 18° edizione della mamma di tutte le HAT abbiamo deciso di provarci con la Hero XPulse 200 4V Pro. È la più economica tra le dual sport “over 125”, poco più di tremila euro, ma di cose buone ne ha.
di Mario Ciaccia
Ho una passione viscerale per la HAT, quella della formula originale, nata dalla scommessa «ma si riusciranno a fare tutte le sterrate militari delle Alpi Occidentali in meno di 24 ore?»
La amo perché in lei rivedo sia le tappe della Dakar formato Italia, sia le origini del fuoristrada avventuroso quando, nel 1962, Honda decise di attraversare tutta la penisola della Baja California (1.600 km di piste sterrate) con una galoppata no stop per promuovere la sua piccola CL72 Scrambler.
In più, pur chiaramente apprezzando la coppia, la velocità e la comodità delle grosse enduro bicilindriche, amo le “motorette”. Ovvero le piccole cilindrate maneggevoli, lente, che ti fanno guidare spensierato.
Finora ho partecipato a tutte le HAT che sono state disputate, cioè cinque Classic e poi, da quando sono state introdotte, dodici Extreme, che sono le versioni da 850-1.000 km con due notturne.
La moto più piccola ed economica che ho utilizzato, tra il 2009 e il 2025, è stata la Voge 300 Rally, che vediamo a destra nella foto sopra.
Posto che un giorno mi piacerebbe fare la HAT Extreme con una 125, quest’anno sto abbassando l’asticella provando a fare la Extreme da 980 km con una Hero XPulse 200 4V Pro, ovvero una moto da meno di 20 CV e che costa poco più di 3.000 euro.
Uno dei motivi per cui mi incuriosisce è perché a fine anni Ottanta giravo con una Honda XL200R Paris-Dakar.
HAT 2026 con la Hero XPulse 200 Pro: moto propria o moto in prova?
La HAT Extreme è una prova così tirata e faticosa che andrebbe fatta con una moto perfetta, cioè la propria, modificata alla bisogna.
Con la tua moto sai come portare i bagagli (vestiti pesanti per la notte, materassino e sacco a pelo, attrezzi, antipioggia), hai una posizione di guida che hai adattato per la tua corporatura e il tuo stile, hai il GPS alimentato dalla moto e non dalle batterie (nel mio caso vuol dire che lo tengo poco luminoso per non consumarle, quindi navigo male), hai le gomme ben tassellate.
D’altro canto, per la mia personalissima concezione di moto totale la HAT Extreme è un campo di prova eccezionale, perché mette insieme 500 km di autostrada (perché parto in sella direttamente da casa), 1000 km di sterrati di ogni tipo e di strade asfaltate di montagna di qualsiasi genere, la guida di notte, la guida prolungata per ore e ore che fa capire quanto una moto sia comoda o meno.
Per cui ha senso fare questa manifestazione provando moto ogni volta diverse, anche se con parecchie limitazioni. Soprattutto il trasporto dei bagagli è un vero problema: in alcune edizioni mi ha fatto perdere un sacco di tempo. Ma come resistere alla tentazione?
Così son giunto alla conclusione che, sempre per i miei parametri, la KTM 390 Adventure R sia una vera “moto totale”, adatta cioè a tutto quello che mi piace fare in moto. In più, grazie alla HAT, ho avuto modo di scoprire quanto valida fosse la Honda CRF300, sia L sia Rally, dopo che la 250 mi aveva lasciato tiepidino.
HAT 2026 con la Hero XPulse 200 4V Pro: primissime impressioni, a freddo
Mentre state leggendo, venerdì 4 settembre 2026, io sto andando a Sanremo con la piccola Hero 200 ma, mentre sto scrivendo, è giovedì 3 settembre, io sono appena andato dall’importatore Pelpi a prendere questa moto e la sto esaminando, in funzione della faticaccia che l’attende.
La prima, enorme sorpresa è che è spaziosa e accogliente, con manubrio molto alto, busto eretto, distanza corretta tra sella e pedane, piano di seduta lungo, largo e morbido. La posizione di guida, su una moto, è importante.
Ho fatto in tempo a usarla col buio e il faro è fondamentale in una Extreme, dove si guida di notte al venerdì e al sabato. Da quel che vedo spara in alto, devo capire come abbassarlo, ma sembra molto buono anche in curva. Il serbatoio tiene 13 litri, che è tantissimo, se consideriamo che questa moto dovrebbe fare almeno 30 km con un litro.
La sella sembra comoda (ho percorso solo 100 km, finora e le chiappe erano a posto) e questo è basilare. Certo, in fuoristrada si guida in piedi, ma fatelo per 40 ore di fila.
E poi ci sono diversi passi asfaltati. Là dietro c’è un portapacchi e il terminale di scarico non passa troppo vicino: ho serie speranze di metterci una bella borsa a tubo da 30 litri senza che venga giù tipo orecchie di cocker. Io ho lo zaino fotografico, quindi devo per forza mettere il bagagliame sulla moto.
Ci sono anche quei telaietti a protezione del motore, che su un monocilindrico forse non servono. Ma io quasi quasi ci appendo le borsette con gli attrezzi, perché è un ottimo modo per mettere al centro cose parecchio pesanti. Spero solo che non prendano fuoco.
Le gomme sono le Metzeler Sahara 3: se la HAT è secca, come pare sarà questa diciottesima edizione, questi tasselli moderati vanno bene. Ci sono state edizioni piovose, come nel 2016 o nel 2022, in cui il tassello aggressivo aveva senso, ma la XPulse fa parte del club, purtroppo sempre più numeroso, delle moto con posteriore da 120/80, misura disgraziata perché nessuno produce tassellate “racing” con quel taglio, a parte l’indonesiana Deli.
Il motore mi piace perché è semplice: un monoalbero 4 valvole raffreddato ad aria e olio, con avviamento sia elettrico sia a pedale. Il cambio è a 5 marce, in autostrada la quinta è rapportata bene, ma come siano le prime due marce in fuoristrada devo ancora scoprirlo.
L’erogazione è piuttosto piatta, provandole a distanza direi che la Beta 200 Alp sotto va di più, ma non è una valutazione scientifica. Questa però è pulita, molto fluida, per camminare va tenuta alta di giri ma ci puoi anche andare a spasso senza sussulti. Sono curioso di vedere cosa succederà sulle salite sterrate della HAT.
Sospensioni regolabili: compressione ed estensione sulla forcella, precarico sul mono. Su una moto da 3.200 euro è tanta roba, così come la sorprendente escursione di ben 270 mm alla ruota. Il che fa sì che la sella sia molto alta da terra.
C’ho messo sopra mio figlio, che è alto 171 cm e toccava con le punte. Io passo il metro e ottanta e tocco bene. Se pensate che fare una moto così tranquilla ed economica con la sella alta sia sbagliato, sappiate che c’è una sorella “sella bassa”, con sospensioni più semplici, che costa 200 euro in meno.
Viene dichiarato un peso assurdo, 161 kg senza benzina. Si sa che meno una moto costa e più pesa, ma usandola non sembra così “cicciona”.
La frenata su asfalto è buona e l’ABS è escludibile dietro o completamente. Anche in questo caso, a fronte di questi tremila euro, mi sembra una bella cosa. Invece trovo idiota il doppio parafango, perché quello basso se c’è fango colloso ti blocca la ruota. Alla HAT però il fango colloso non l’ho mai trovato, in 17 edizioni.
Strumentazione old style, LCD e non TFT. Ha su tanta roba, ma diverse informazioni vengono date con caratteri troppo piccoli, nel caso non ci vediate molto bene. A 100 km/h indicati ho letto 7.000 giri, a 120 km/h era a 9.000, dove inizia la zona rossa. Ho visto anche i 126 orari, ma in discesa. C’è la presa USB, ottima cosa per ricaricare interfono, smartphone e GPS.
E quindi in conclusione? nessuna conclusione perché è una storia ancora tutta da scrivere. Però è divertente parlare di una moto prima ancora di averla vissuta, cercando di capire cosa possa andare bene e cosa no.


