Adventure Seekers è l’evento in moto che si svolge tra la Lessinia e l’Altopiano di Asiago. L’articolo dettagliato sulla manifestazione uscirà sul numero 56, in edicola a settembre, ma i paesaggi ci sono piaciuti così tanto che volevamo celebrarli.
di Mario Ciaccia
È bello quando la carta e Internet vanno a braccetto. Siamo stati al nuovo evento firmato dal motoclub Eat Sleep Ride e dalla scuola Di Traverso Adventouring e ne parleremo in un articolo cartaceo sul prossimo numero di RoadBook, quindi abbiamo la libertà di pubblicare un articolo informale sul web, dove parlare solo dei panorami.
In maniera molto succinta vi spieghiamo di cosa si tratta: è l’evoluzione del Lessinia AdvenTour, che concentrava molti sterrati in un’area ristretta. Adventure Seekers invece si espande fino all’Altopiano di Asiago, alterna sterrati a tratti asfaltati molto divertenti e ogni tanto ti chiede di andare avanti senza la traccia, ma solo con i waypoint.
Ciro De Carli e Alessandro Pagani hanno fatto capire che, con questa nuova formula, vogliono attirare meno smanettoni e più viaggiatori, intendendo come tali coloro che vanno in moto certamente per divertirsi, ma anche per godere il paesaggio e fare soste contemplative.
Tre tappe, due notti in tenda, pranzi e cene in gazebo con cucina da campo, bagagli portati dall’organizzazione: un modo snello di vivere il campeggio in moto, in cui di faticoso c’è solo da montare la tenda perché, come detto, giri senza bagagli e la sera non devi cucinare, solo mangiare. Del resto il MC si chiama Eat Sleep Ride!
Tra l’altro Ciro de Carli, che è una bellissima persona, è uno dei pochi organizzatori che affronta il percorso in moto durante i giorni dell’evento, facendo per di più la scopa. Di solito chi sta dall’altra parte ha mille cose da tenere sott’occhio e una certa tensione che gli impedisce di godersi la guida in fuoristrada, però per i partecipanti è bello avere questa presenza vigile alle spalle.
Sicuramente la presenza di Alessandro Pagani, istruttore FMI e boss della Di Traverso Adventouring, lo aiuta a non doversi occupare di tutto, ma la cosa ci dice anche che lui è molto tranquillo e pacato anche di fronte a problemi piuttosto grossi, come il caldo mostruoso che lo ha spinto a deviare completamente il percorso della terza tappa: dalle colline moreniche a sud del Garda siamo tornati nuovamente in Lessinia.
Attirare meno smanettoni e più viaggiatori
Così il Monte Tomba ce lo siamo fatti due volte e nessuno s’è lamentato, perché la strada per arrivarci è bellissima.
Di eventi in montagna è piena l’Italia e vantano tutti panorami notevoli, ma la Lessinia è davvero particolare.
A noi esseri umani piace sorvolare paesaggi fatti di montagne tonde e lisce, stando più in alto come se fossimo in volo. Mongolia e Highland scozzesi sono forse i luoghi più celebrati al mondo con queste caratteristiche, ma la parte alta della Lessinia, quella tra i 1.300 e i 1.700 m di quota, è tutta così.
E a giugno c’erano pure i fiori. Qui, d’inverno, è il paradiso dello sci di fondo, anche se qualche impianto per la discesa c’è. D’estate invece c’è una fittissima rete di sterrati ideali per i ciclisti, ma molti sono aperti al traffico motorizzato.
Come sempre succede in questi casi, dare il permesso alle moto significa che se queste corrono e fanno fracasso il giochino viene loro tolto, perché si guida incontrando costantemente pedoni e ciclisti. Non venite qui pensando di essere Ricky Brabec.
Adventure Seekers: storie di Lessinia in moto
L’avevo raccontata in una Ciacciastoria dell’orrore pubblicata a febbraio. Nel gennaio del 2022 ero andato con la bicicletta, mio figlio e un amico a dormire al Punto Sip in vetta al monte Cornetto (1.543 m), un ripetitore abbandonato che ha la forma di una coda di un aereo.
Era stata una notte disastrosa, perché s’era messo a piovere con un vento violentissimo e la mia tenda non mi aveva protetto dall’acqua.
Per cui ogni volta che mi capita di vedere quel coso da lontano mi vengono i brividi di paura, come un gatto quando riconosce il bulldog che gli ha mangiato la coda. Vedete la foto sopra? L’ho scattata durante la Adventure Seekers.
Il paese è Sant’Anna d’Alfaedo (VR), la montagna che lo domina il Corno Mozzo (1.535 m), ma il Punto Sip fa capolino, subdolo, lì a destra.
Allora ho chiesto all’amico Flavio Carato, che partecipava anche lui, di scattarmi una foto che mi ritraesse mentre smotazzavo sotto quella bizzarra costruzione, come per esorcizzarla.
Ma poi, poche centinaia di metri più in là, ero destinato ad affrontare un’altra dolorosa esperienza, di quelle che ti lasciano traumi a vita. Sto parlando del delizioso rifugetto di legno che si trova su quello che tutti chiamano Passo delle Fittanze, ma che in realtà sarebbe Fittanze della Sega di Ala.
Ebbene, in questo posto cucinano quelli che per me sono i muffin più buoni dell’Universo, soprattutto quelli alla mousse di mele con la cannella e la granella. Il dramma è che ho scoperto questa cosa durante la seconda tappa della Adventure Seekers, quindi troppo tardi. Ci siamo fermati, ne abbiamo ordinato uno, siamo svenuti dal piacere, ne abbiamo ordinato un altro, siamo ripartiti.
Il giorno dopo, quando abbiamo saputo che la terza tappa sarebbe tornata qui sopra, abbiamo portato diversi partecipanti a mangiare i muffin. Ma ecco il dramma: 1) quelli alla mela e cannella erano finiti; 2) non lo sapevamo, ma era l’ultimo giorno di apertura di quello storico rifugio. Lo hanno chiuso, pare per sempre, per cui niente più muffin.
Consoliamoci con quest’altra vista bucolica e rasserenante dell’Alta Lessinia. Ma adesso ve ne facciamo vedere un’altra, sempre con le montagne tonde e le stradine che ci vanno sopra.
Adventure Seekers: in moto sull’Altopiano di Asiago
Una fittissima reta di sterrati
Già, perché c’era anche l’Altopiano di Asiago, altro luogo immenso con la I maiuscola e non mi riferisco alle dimensioni. La foto sopra sembra scattata in Lessinia, invece stiamo scendendo dal forte Lisser.
C’è una diversa percezione del paesaggio, qui. In Lessinia sembra sempre di stare sopra uno scivolo, in effetti si tratta di una montagna che parte dalla pianura. Asiago invece è un altopiano, quindi ci si sente dentro una culla, dà una sensazione psicologica di maggiore stabilità.
Non va dimenticato che siamo passati anche per l’altopiano di Lavarone, che è pieno di foreste, nonostante l’uragano Vaia del 2018 si sia impegnato a fondo per abbatterle. Uno dei posti più colpiti è stato la Piana di Marcesina, sull’altopiano di Asiago, solo che ora ci siamo abituati a vederla con meno boschi.
Marcesina è sempre bellissima e piena di mucche che non hanno paura delle moto. Sull’Altopiano di Asiago è terminata la prima tappa, lunga oltre 300 km, distanza che ha provato i più.
Molti domandavano lumi: «Non doveva essere contemplativa?». Le due tappe successive – 260 e 160 km – sono però risultate adatte alla nuova filosofia che Ciro e Alessandro hanno proposto quest’anno.
Un momento solenne, la pasta cacio e pepe. C’erano anche gli arrosticini. Le porzioni erano enormi, il cibo è avanzato. Inoltre faceva così fresco che hanno acceso un fuoco per scaldarci, cosa assurda considerato che in pianura c’erano stati 39 gradi.
Altro momento piacevole: quando scopri che hai caricato tracce da oltre 10.000 punti e loro te le sistemano al computer. Piacevole perché la cosa si svolgeva in un’atmosfera rilassante, chiacchierando, ma senza un tè caldo. La prossima volta lo porto da casa.
La Adventure Seekers non passa per Sirmione
Però la vedi! Se non conoscete questa bella cittadina, sappiate che si sviluppa anche su una penisola lunga e stretta che si spinge in mezzo al Lago di Garda, a sud, dov’è più largo.
Qui siamo al giovedì sera, al forte Nugent di Pastrengo (VR), sede della prima cena, alla Bierstube Festung. Il sole sta tramontando e laggiù si vede la penisola di Sirmione distante, in linea d’aria, sedici chilometri. Ma si vede anche la strepitosa pizza alla bufala e alle acciughe cantabriche che fanno lì e che ho trovato buonissima.
Qui, invece, Sirmione si vede da 41 km: siamo sulla vetta del monte Tomba (1.766 m), che abbiamo già citato prima, mentre quei due monti sono il Pastello (1.127 m) e il Pastelletto (1.035 m). Per cui se da lassù si vede il lago, dal lago si vede il monte.
Eccolo, infatti: è il primo da sinistra. In mezzo c’è il Calieron (2.215 m) e a destra il Carega (2.259 m). Il Tomba si riconosce perché in cima c’è quella strana antenna, che parte dal tetto del rifugio Primaneve.
Eccolo, il Primaneve, con la sua sproporzionata antenna. Lassù ci hanno fatto mangiare gli gnocchi di malga, tipici della Lessinia, dove mancano clamorosamente le patate, ma sono buonissimi. L’Alta Lessinia vanta un bel po’ di rifugi, molto belli, spesso ricavati da antiche malghe.
Questo si chiama Podestaria ed è più bello del Primaneve. Ma quest’ultimo si trova su una delle cime più alte della Lessinia (il top è Cima Trappola, 1.865 m), in più non ha nulla tra sé e la pianura (per questo si vede dal lago) e ciò lo rende un posto strategico per piazzarci antenne di comunicazione di vario tipo.
Chiudiamo l’articolo con una serie di foto di vario genere: questo è il forte Interrotto sull’Altopiano di Asiago, creato nell’Ottocento con criteri medievali. Si chiama così perché si trova su un monte chiamato Interrotto.
La Adventure Seekers, o meglio la festa annessa, su al forte Degenfeld di Pastrengo, ha rappresentato una delle primissime occasioni per poter provare la Ducati DesertX versione 2026, completamente rifatta.
Lessinia e Asiago sono bellissimi, ma non dimentichiamo che c’era anche la Valpolicella, con i suoi paesaggi rasserenanti. Purtroppo sta a bassa quota, per cui le temperature erano altissime, ma non è giusto ricordarla per quello.
Dentro il forte Degenfeld c’era una mostra di moto del tempo che fu. Quella che mi ha colpito di più è la Mondial 125 Bialbero del 1948. La guardi e ti rendi conto che è raffinatissima: ha la sella del passeggero e anche le pedane, eppure è una moto da Gran Premio, che ha vinto tre titoli mondiali tra il 1949 e il ’51.
Aveva due alberi a camme in testa comandati da ingranaggi e nella sua versione più evoluta raggiungeva i 16 CV a 11.000 giri. Tra le varie chicche si vedono il serbatoio dell’olio appollaiato sopra quello della benzina e il contagiri che arriva a 15.000 giri, bellissimo.

