A proposito di strade invernali preferite: Montespluga

Sui nostri canali social vi abbiamo chiesto quale sia la vostra strada invernale preferita, è proprio un bel tema! Come resistere dal dare anche io un’interpretazione personale?

di Mario Ciaccia


Che bel tema questo! La maggior parte dei motociclisti in inverno girano in auto o coi mezzi, ma quelli che insistono in generale amano le atmosfere della stagione più fredda ed era quindi prevedibile che molti di voi avessero una strada del cuore.

Dalle risposte che ci avete dato, sono quasi sempre strade di alta montagna, aperte tutto l’anno e imbiancate dalla neve per alcuni mesi di fila.

Quella del Passo del Bernina è la strada invernale più alta delle Alpi (2.328 m), ma non d’Europa: quel primato potrebbe spettare al Puerto d’Envalira (2.408 m), sui Pirenei. Parlo al condizionale perché sono ancora ignorante sui record invernali delle strade del Caucaso.

Va anche detto che esiste un’Europa “a portata di mano” e una che praticamente è Asia, sia geograficamente sia dal punto di vista della praticità per arrivarci.

Montespluga, la mia strada invernale preferita

Si tratta di quella di Montespluga (SO), ovvero il punto d’Italia più lontano dal mare. Sono convinto di tale scelta perché di strade alpine aperte d’inverno ne ho fatte tante (dalla Liguria al Friuli) ma nessuna mi emoziona come quella, perché a un certo punto la salita finisce (la quota è 1.900 m) e ti trovi in riva a un grande lago ghiacciato, in fondo al quale c’è un paesino minuscolo, immerso nel bianco totale, senza alberi.

Per cui sembra la stessa visione dei paesini che si trovano sulle coste dell’Antartide, della Groenlandia, dell’Alaska.

Non sono esterofilo, semplicemente sono colpito dal contrasto tra un paese in riva al mare e il fatto che sia surgelato come un pesce. E non è buffo che a sembrare in riva al mare sia il paese italiano che è il più lontano dal mare?

La prima volta che sono venuto quassù è stato nel maggio del 1986, per andare a sciare sul Pizzo Tambò (3.279 m), a bordo di una bella Fiat Ritmo.

Non mi aspettavo che ci fosse ancora così tanta neve, a una quota non particolarmente alta (1.900 m), nel mese di maggio. Mi fece impressione che ci fosse un villaggio, in Italia, che viveva immerso nella neve per più di metà dell’anno.

In sostanza la neve andava via a giugno, se non a luglio, per tornare a novembre. Per me che ero già intriso di romanzi di Jack London e similari, Montespluga era un sogno a portata di mano.

Così, nel novembre del 1987, provai ad andarci in moto. Avevo una Honda XL200R con gomme moderatamente tassellate e feci una fatica boia, perché la strada era innevata. In seguito ci sono tornato diverse volte e ho trovato la strada quasi sempre innevata.

A un certo punto, i miei amici e io, ci andavamo apposta per provare i nostri accrocchi in cui adattavamo le catene da auto alle moto, per andare all’Elefantentreffen.

In generale la strada era pulita fino ai 1.460 m di quota, dove si trova il bivio per Madesimo. Da lì e fino ai 1.908 m del villaggio era quasi sempre innevata, ma transitabile.

Entrare in questo villaggio è sempre un’esperienza strana. D’inverno è praticamente disabitato, si percepisce una struggente sensazione di isolamento, ma gli edifici hanno un’aria aristocratica, per cui sembra che siano scappati tutti in seguito a una perturbazione glaciale durata sei mesi.

Poco prima c’è la Baita Mara, privata, con una grande vetrata da cui godersi i tramonti sul lago. Dietro di lei, illuminato dagli ultimi raggi del sole, si vede il Piz Timun, 3.209 m.

A Montespluga ci si arriva in moto tutto l’anno

La strada che arriva a questo paesino incantevole è la SS 36 del Lago di Como e dello Spluga, che parte da Sesto San Giovanni – alle porte di Milano – e, dopo 150 km, sale fino ai 2.117 m del Passo Spluga, al confine con la Svizzera. Attraversa le colline della Brianza, costeggia il Lago di Como sulle sponde orientali e poi attraversa la Val Chiavenna.

Per buona parte, oggi è una noiosa superstrada, con gallerie lunghissime, ma la parte che ci interessa è quella che inizia da Chiavenna e arriva in cima, in pratica gli ultimi 30 km.

L’ingegnere Carlo Donegani l’ha progettata nello stesso periodo in cui lavorava alla strada del Passo Stelvio (entrambe sono state iniziate nel 1818) e il punto esposto che vedete nelle foto sopra gli è stato utile, come palestra, per risolvere alcuni problemi trovati sullo Stelvio. Lo Spluga è stato completato nel 1822 e lo Stelvio nel 1825.

Ora, il mondo è bello perché è vario: io adoro questa strada e non solo perché in cima mi fa sembrare di essere in Groenlandia, ma perché la trovo molto divertente da guidare, specialmente in discesa, per via dei tornanti strettissimi ma conosco almeno due motociclisti che hanno eletto questa come la strada asfaltata più difficile d’Italia.

Il problema è che in Italia ci sono un miliardo di strade asfaltate più difficili di questa: per me il record se lo giocano la stradina siciliana che sale dalla località Villapiana a Motta d’Affermo (ME) – ovvero la direttissima dalla SS113 Settentrionale Sicula a Villa d’Affermo – e quella che si arrampica sul Passo di Bassinaletto – la diretta da Gianico a Bassinale – ma chiunque stili una classifica, me compreso, chissà quante altre strade non conosce…

In ogni caso, che piaccia o non piaccia, la strada dello Spluga è aperta tutto l’anno fino al paese di Montespluga. A quel punto mancherebbero solo 3 km per arrivare sul passo, ma non vengono spalati e sono ricoperti di neve.

Arrivi in paese, lo attraversi (è un po’ più piccolo di New York) e la situazione è questa: devi tornare indietro. Nel gennaio del 2007 andai a sciare alla vicina Madesimo (si raggiunge con una brevissima deviazione dalla strada dello Spluga) e, a fine giornata, andai a Montespluga a vedere il tramonto.

Siccome ero in moto e con una monocilindrica ben tassellata, provai a raggiungere lo Spluga in “fuoripista”.

Ovviamente era una cazzata. Raggiunsi il primo tornante sopra il paese, ma la neve diventò molle e tornai indietro.

Un altro ricordo curioso che ho di questa strada è stato quando dovevo farci un servizio di turismo e non trovai nessuno che venisse con me, per cui mi toccò farmi gli autoscatto con il cavalletto.

Anche il paese era deserto ma, mentre scattavo questa foto, venni attaccato da orde di immensi cani selvaggi. In realtà era solo un cagnetto e io mi domandai cosa diavolo ci facesse tutto solo in un posto completamente disabitato.

Mi venne in mente il romanzo Anna di Niccolò Ammaniti, quello dove un morbo stermina la popolazione adulta e si salvano solo i bambini e c’è questa Anna che va in giro in cerca di cibo e ha grossi problemi con i cani randagi.

Se c’è vento e ti fai gli autoscatto con il cavalletto, però, quando torni indietro hai delle brutte sorprese. E a circa 2.000 m, in inverno, di vento ne trovi parecchio.

In quell’occasione la fotocamera s’è crepata e ha smesso di funzionare poche settimane dopo.

Montespluga a seconda degli inverni

Purtroppo, come ben sappiamo, negli ultimi inverni nevica molto meno che in passato, per cui questa cosa ha portato a insolite visioni del lago di Montespluga.

Non avremmo mai pensato di fare un pic nic in riva al lago, d’inverno, su prati senza neve. Così come non avremmo mai pensato di poter salire fino al passo.

L’ultima nevicata seria è stata quella dell’inverno 2013-14, in cui iniziò a nevicare a fine dicembre e andò avanti fino a febbraio, provocando stranezze tipo valanghe che si abbattevano direttamente sulla strada tra Chiavenna e Madesimo. In diverse occasioni la nota località sciistica rimase isolata!

Poco prima di Capodanno del 2014 due miei amici riuscirono a salire in bicicletta fino a Montespluga, per una tendata (foto di Carlo Acquistapace).

La neve era già molto alta, ma la strada era aperta. Il passaggio stretto della foto a destra è quello sulla diga del lago.

In quei giorni le frese lavoravano per tenere aperta la strada. Ma poi andò avanti a nevicare senza pietà e le frese non bastarono.

Non ricordo se il paese era già completamente vuoto o se evacuarono le persone con le motoslitte, fatto sta che la strada da Madesimo a Montespluga a gennaio era già chiusa.

A marzo abbiamo deciso di andare lassù per passare una notte in tenda, convinti che, essendo ormai primavera, la neve fosse calata di molto.

Beh, a Madesimo, a 1.500 m di quota, a metà marzo la situazione era questa. Su quella terrazza c’era ancora una impressionante quantità di neve. C’era su tutte le case.

La strada per Montespluga era ancora chiusa e dentro Madesimo si circolava strizzati da muri di neve belli alti. Di conseguenza, non potemmo montare la tenda a Montespluga, ma cercammo qualcosa in Madesimo.

Tendare a Montespluga

Quindi in quel marzo del 2014 montammo la tenda sopra Madesimo, ai piedi di una cascata ghiacciata. Ma anche in altre occasioni non è stato facile piazzare la tenda a Montespluga, perché di notte la strada viene chiusa. Se arrivi dopo una certa ora, trovi la sbarra.

Nel 2010, per esempio, ci accampammo a quota 1.740 m. Di notte si scatenò una tempesta di vento che mi fece crollare la tenda (è quello straccio che si vede tra le moto e un’altra tenda, ancora in piedi), ma io avevo un sacco di sonno e non me ne accorsi.

Ma vale la pena dormire quassù in tenda. Per il solito motivo che sembra di essere in Antartide. E poi ci sono dei tramonti da favola, che fanno diventare il lago ghiacciato tutto rosa. Insomma, avete capito perché è la mia strada invernale preferita?